Entrare nella cantina Scacciadiavoli significa fare un viaggio che va ben oltre il vino. Tra filari ordinati e architetture ottocentesche, prende forma una storia che viaggia nella storia, fatta di intuizioni, avvicendamenti e profondo legame con il territorio. Liù Pambuffetti ci ha accompagnato dentro questa, un percorso fatto di radici e avanguardia, dove il passato non è un peso ma una direzione. Dalle origini nobiliari di fine Ottocento fino all’acquisto da parte della famiglia Pambuffetti nel 1954, Scacciadiavoli è di fatto un esempio virtuoso di continuità ed evoluzione. Il vino resta il centro di tutto: vini di carattere, dai grandi rossi come il Montefalco Rosso e il Sagrantino, al bianco Trebbiano Spoletino, interpretati con attenzione crescente alla sostenibilità e alla qualità. Ma questa cantina non è solo storia e vino, è sperimentazione culturale, con esperienze enoturistiche e progetti che dialogano con i sensi. Una realtà autentica che restituisce identità e visione per una delle cantine più rappresentative dell’Umbria.
Liù, dove siamo?
Siamo a Montefalco, nella cantina Scacciadiavoli; io sono Liù Pambuffetti e rappresento la quarta generazione della mia famiglia che nel 1954 acquistò l’azienda. Siamo un’azienda in conversione biologica da anni anche se siamo certificati dal 2023, quindi, l'annata ’26, che troveremo sul mercato tra qualche anno, in rispetto dei disciplinari della zona, sarà la prima annata con etichetta biologica. Il legame con questa cantina, punto di riferimento per tutto il territorio di Montefalco, è profondo non solo a livello personale ma è anche frutto della sua storia affascinante che attraversa centocinquant’anni.
Raccontami la storia

Il fondatore fu, nel 1884, Ugo Boncompagni Ludovisi, la cui madre era Agnese Borghese, alta nobiltà romana. Acquistarono queste terre costruendo un edificio futuristico, ai tempi, per una produzione di importanti quantità di vino. Questo creò una minirivoluzione industriale nella zona: nasceva un’azienda organizzata su quattro livelli di gravità per lo spostamento di un milione di litri e con circa centocinquanta ettari di terreni impiantati a vigneto, con modalità estremamente moderne per l'epoca, quindi, a guyot con vigneto specializzato, e in Umbria, al tempo, era a dir poco raro. Il principe, però, ebbe due lutti in famiglia e, provenendo da una famiglia molto cattolica, decise di diventare prete e vendere l'azienda nel 1919. Il secondo proprietario fu Rolandi Ricci, personaggio politico di spicco durante il fascismo che, però, data la sua vicinanza con il regime, dopo la Seconda guerra mondiale, subì l’espropriazione della cantina poi venduta alla famiglia Ceribelli, anche loro di Roma. Nel 1954 il mio bisnonno acquistò questo luogo all'età di 71 anni. Da ragazzino aveva lavorato per il principe, per lui acquistare l'azienda è stato il frutto di un sogno, nasceva come contadino e poi, grazie a una serie di attività commerciali ben riuscite nel settore alimentare, riuscì ad acquistare la tenuta dove aveva lavorato. Oggi in azienda ci sono io e mio cugino mentre i miei fratelli e l'altro cugino si occupano tutt’ora dell’azienda di prodotti alimentari. Tra l'altro, in continuità con il principe che fondò questa struttura meravigliosa, come testimoniano i documenti ufficiali recentemente rinvenuti tra archivi locali e archivi Vaticani, all'epoca, l'uva più piantata era Sangiovese Sagrantino e Trebbiano Spoletino.

Quali vini produce Scacciadiavoli?
Lavoriamo molto con i vitigni autoctoni che per noi sono importantissimi. I “principi”, visto che siamo in una cantina principesca, sono il Sagrantino e il Trebbiano Spoletino quindi un rosso e un bianco. La nostra denominazione è molto fortunata ad avere vitigni importanti dal punto di vista del carattere e anche molto versatili. Le denominazioni tipiche sono Montefalco DOC, Montefalco Sagrantino DOCG e Spoleto doc. La gamma di etichette contiene: Montefalco Grechetto, Montefalco bianco, Spoleto Doc in acciaio e in anfora, Montefalco Rosso, Montefalco Sagrantino e Montefalco Sagrantino Passito. Dagli anni 2000 abbiamo iniziato a produrre metodo classico da vitigni autoctoni, questo ci ha permesso di essere precursori perché i metodi classici da vitigni autoctoni sono un fenomeno in esplosione e, avendo noi avviato la produzione da tempo, siamo pronti tecnicamente e con i numeri ad accogliere la richiesta crescente. Si tratta di tre spumanti, i primi due arrivati a una produzione di circa 70000 bottiglie, il Rosè da Sagrantino e il Padosè Bianco da Trebbiano Spoletino e Sagrantino; il terzo, più di nicchia, è uno Spoleto Doc spumante, da Trebbiano Spoletino in purezza, fatto con vecchie annate, prodotto in piccole quantità.

Tecniche di lavorazione dell'800 per produrre vino oggi?
Si, è una cantina dell'Ottocento nata per la produzione di vino con delle specifiche tecniche all'avanguardia sia allora che oggi. Organizzata su quattro piani di gravità per lo spostamento naturale di masse importanti di vino, è interrata per tre lati per mantenere in modo naturale temperatura, umidità e una ventilazione perfette. L’intuizione del principe di strutturare e organizzare così l’edificio ci aiuta tutt'oggi a produrre il vino come si faceva al tempo, pionieristico per il 1884 e assolutamente contemporaneo oggi. Il fatto di produrre vino così com'era nel passato è uno dei nostri punti di forza: non sprechiamo energia elettrica per condizionatori, ventilatori e pompe perché tutto è impostato secondo criteri funzionali alla produzione di grandi quantitativi. Usare la gravità è stata un’intuizione incredibile! L’edificio è alto quattro piani, il processo inizia all'ultimo piano dove c'è la diaspora pigiatrice, l'uva viene raccolta, diraspata e pigiata per poi scendere al piano sotto dove si trovano le stanze della fermentazione con temperatura e umidità controllate in modo naturale. Poi scende ancora nelle sale di affinamento al piano terra dove ci sono le botti grandi, mentre, al piano sotterraneo, troviamo le barrique. Al piano terra e al piano sotterraneo cambiano le condizioni di temperatura, umidità, ventilazione perfettamente congrui al tipo di affinamento. Il nostro stile, chi ha bevuto i nostri vini lo sa, tende all'eleganza e alla leggerezza nonostante lavoriamo con vitigni autoctoni con moltissimo carattere. Negli anni abbiamo lavorato per affinare il prodotto finale valorizzando ancora di più l’eredità tecnica ricevuta: abbiamo sperimentato modalità più leggere di rimontaggi con fermentazione a temperature leggermente più fredde per arrivare al risultato elegante e godibile che volevamo ottenere dalle nostre uve.
In questo posto magico non fate solo vino..
Vero! Questa è una zona enoturistica, facciamo tante
attività seguendo questo filone e siamo aperti tutti i giorni per le visite
della cantina e per le degustazioni. Nel 2025 abbiamo lanciato un Festival
incentrato sul senso dell'olfatto nell'arte. L'idea è quella di indagare questo
senso e le emozioni che fa emergere
attraverso performance teatrali ed esperienze artistiche all'interno della
cantina. L'olfatto è in qualche modo un senso “dimenticato” rispetto agli altri
ma è potentissimo per sbloccare ricordi profondi, un po’ come fa il vino che
non è solo un prodotto enogastronomico. Quest’anno il Festival si terrà il 29 e
30 agosto!
Desideri per il futuro?

Il nostro desiderio, una linea guida che ci accompagna sempre, è crescere ancora di più dal punto di vista tecnico produttivo e acquisire sempre più riconoscibilità, perché, oltre al legame e alla passione familiare, Scacciadiavoli è un luogo che esprime una sorta di magia, ha un ruolo storico, estetico e tecnico e vogliamo sia sempre più riconosciuto. Di conseguenza desidereremmo che l'Umbria, una terra bellissima di arte, cultura ma anche di stile di vita, acquisisse una posizione di rilevanza nel panorama turistico.





Dentro Scacciadiavoli: 150 anni di vino, storia e sostenibilità