FIAM Italia, oltre il limite del vetro: cinquant'anni di evoluzione tecnologica

Articolo di Lucia Ioanna Bertsia

Può un singolo individuo scardinare un paradigma consolidato, fino a mutare radicalmente la percezione collettiva della materia e delle sue funzioni originarie?

Vittorio Livi vi è riuscito nel 1973, quando presentò al mondo — allora pervaso da un profondo scetticismo nei confronti delle potenzialità strutturali del vetro — una visione ambiziosa e a tratti temeraria, capace di spingersi oltre i confini del linguaggio immaginativo dell'epoca.

L'idea, fulgido esito del suo ingegno, era quella di dimostrare come il vetro potesse elevarsi a elemento portante e integrativo dell'arredamento, liberandosi finalmente da quel radicato preconcetto che lo relegava a mero materiale accessorio o a fragile superficie di pura utilità.

Nasce così FIAM Italia, un’impresa la cui identità trova la propria ideale consacrazione nella maestosa cornice di Villa Miralfiore, situata a Pesaro. Nata nel Duecento come abitazione per la caccia e successivamente rilevata da un mercante di stoffe, la tenuta fu in seguito eletta a proprietà dei Duchi di Urbino, inaugurando così la propria storia nobiliare e divenendo testimone del passaggio di illustri casate.

Negli anni Novanta questa magnifica architettura rinascimentale è stata acquistata da Vittorio Livi per destinarla a dimora familiare e fulcro di rappresentanza aziendale. Oggi, il complesso si erge a manifesto tangibile della filosofia del brand.

Oltre le soglie del piano nobile, tra le sale impreziosite dagli affreschi attribuiti Federico e Taddeo Zuccari e Antenore Ridolfi e ultimati nel 1573, la memoria storica dialoga con la contemporaneità. La villa accoglie infatti una prestigiosa collezione museale che custodisce circa sessanta opere d'arte in vetro, nate dal genio di maestri assoluti quali Arnaldo Pomodoro, Emilio Isgrò, Bruno Munari, Joe Colombo ed Enrico Baj.

In un percorso espositivo che si snoda in perfetta osmosi con le collezioni correnti di FIAM Italia, le atmosfere del Rinascimento accolgono le più alte espressioni del design internazionale dagli anni Settanta a oggi.

Da quando fu immessa sul mercato la prima linea interamente in vetro curvato, il cammino di FIAM si è tradotto in una sequenza di conquiste repentine e straordinarie evoluzioni tecnologiche.

La curvatura del vetro è divenuta così il codice stilistico attorno a cui l'azienda ha ridefinito le leggi della materia, un percorso che ha trovato il suo apice nel 1984 con la nascita del primo tavolo realizzato a partire da un’unica lastra di vetro. Un'opera monolitica che per l'epoca rappresentò un passo decisamente rivoluzionario.

A testimoniare la genesi, l'evoluzione e gli orizzonti di questa firma del design mondiale è Daniele Livi, figlio del fondatore, che ripercorre così le tappe fondamentali dell'impresa di famiglia.

Qual è la storia di FIAM Italia?

“FIAM Italia nasce nel 1973 da un’idea visionaria di mio padre Vittorio Livi, che trasformò il vetro da mero complemento a protagonista assoluto dello spazio, concependo per la prima volta i mobili in vetro.

Una sfida che si è protratta e consolidata negli anni: l'azienda è infatti passata dal vetro curvo al vetro fuso, innalzando le temperature di lavorazione dai 650° ai 950°, e transitando così dal solo curvo a una nuova matericità.

Tra le creazioni più iconiche rientrano il tavolo Ragno, la celebre poltrona Ghost, oggi esposta al MoMA di New York, e il DV-Glass, un brevetto esclusivo attraverso il quale è stato ricreato un nuovo vetro con spessori che non esistono sul mercato.

La produzione si mantiene interamente artigianale e vede i suoi processi principali nella curvatura, nella fusione e nell’argentatura delle lastre di vetro.”

Qual è la filosofia aziendale alla base dello sviluppo dei vostri prodotti?

"La filosofia aziendale alla base dello sviluppo dei prodotti FIAM Italia risiede, in primis, nella volontà di emozionare: l'obiettivo fondamentale è creare e veicolare emozioni, superando la dimensione puramente funzionale del prodotto.

Oggi l’azienda propone una visione d’arredo completa per le aree living e dining, dando vita ad atmosfere in cui il vetro si rivela confortevole, mai fastidioso, e risulta perfettamente integrato nel contesto domestico.”

Quali sono le caratteristiche distintive del vostro modello produttivo e come si strutturano le fasi di lavorazione della materia prima?

“Le caratteristiche distintive del modello produttivo di FIAM Italia risiedono nella capacità di definirsi «artigiani a controllo numerico», un perfetto connubio tra un profondo savoir-faire, l'insostituibile tocco umano e un processo rigorosamente certificato. L'azienda controlla l'intera filiera del vetro per garantire i massimi standard qualitativi sui mercati globali in cui esporta.

La struttura produttiva si articola in aree specifiche, tra cui una sezione destinata alle prime lavorazioni e una zona che ospita l’impianto di curvatura lungo 80 metri, all’interno del quale maestri vetrai plasmano e curvano la materia prima.

Un altro fulcro essenziale della manifattura è rappresentato dal reparto argentatura, un processo alchemico che FIAM ha fatto proprio, dove l'unione tra tecnologia e sapienza artigianale permette di dare vita a specchi destinati alle dimore più prestigiose del mondo, garantendo la massima qualità e durata nel tempo.”

Qual è l'orientamento attuale nella progettazione delle vostre collezioni e attraverso quali diverse espressioni di stile avete scelto di declinare l'arredamento della casa?

“L'orientamento attuale nella progettazione delle collezioni definisce la dimora FIAM come una casa moderna, capace di stupire e al contempo di sapersi accostare allo spazio in punta di piedi, grazie a una proposta di arredi trasparenti, eleganti ed eterei.

Parallelamente, l'applicazione delle nuove tecnologie consente ai prodotti di trasformarsi in vere e proprie opere scolpite, che richiamano la plasticità dei tessuti. Il risultato è un ambiente domestico confortevole e dall'unicità spiccata.”

Quali sono gli obiettivi futuri?

“I nostri obiettivi futuri si focalizzano sull'apertura di un dialogo sempre più stretto con i prescrittori, ovvero con le figure professionali che disegnano gli interni delle case dei committenti.

Operando stabilmente nel segmento del lusso, l'azienda concentra oggi il proprio modello di business sui negozi multimarca; per il futuro, tuttavia, la strategia mira a intensificare la collaborazione con gli interior decorator, al fine di sviluppare grandi progetti e garantire la massima soddisfazione all'acquirente finale.

Sul fronte dello sviluppo industriale, sono in fase di definizione nuovi progetti volti ad applicare il patrimonio tecnologico del marchio in altri settori collaterali, mantenendo intatto il principio cardine che vede il vetro come protagonista assoluto.”

Un principio che trova una perfetta eco visiva ed emotiva anche all'esterno della villa, estendendosi fino ai giardini all'italiana. L’antico impianto secentesco, il cui meticoloso restauro è stato ultimato nel 2025, è una prosecuzione a cielo aperto del percorso museale, celando tra le proprie raffinate geometrie sculture nate dalla stretta collaborazione con i più grandi maestri contemporanei.

Ne è emblema “Window on the Universe”, l'opera monumentale firmata da Umberto Mariani collocata nel nucleo storico del giardino. Questa scultura indaga la dialettica tra la rifrazione luminosa, le celebri pieghe plastiche tipiche della cifra stilistica dell'artista e la purezza della materia; un processo in cui l'oro fuso penetra intimamente nel cristallo, divenendo inscalfibile e parte integrante della sua stessa sostanza.

Questa incessante ricerca, capace di elevare la lavorazione del vetro a espressione dello spirito, trova il proprio culmine artistico nell'opera sacra di Vittorio Livi, unico autore nella storia ad aver realizzato due Crocifissi per due Pontefici coesistenti, Benedetto XVI e Francesco.

Nello specifico, l’opera donata a Papa Francesco “Gesù Energia del Mondo” reca in sé un messaggio di profonda e universale inclusione: la croce è infatti composta da oltre duecentosessanta frammenti di vetro di scarto, a simboleggiare l'atto con cui Cristo accoglie e redime l'interezza dei popoli, senza distinzione di razza, cultura o credo. 

La sublime peculiarità della scultura risiede nella natura specchiante della figura di Gesù. Poiché in fisica non è misurabile il buio bensì lo spettro della luce, la superficie riflettente garantisce al Cristo una perenne luminosità, riverberando l'immagine di un Salvatore mai vinto, custode di una fiamma eternamente accesa. 

Al contempo, la scelta dello specchio annulla ogni distanza tra l'uomo e il divino. In quel riflesso, il Cristo si fa terreno, ponendo il fedele e l'umanità intera non di fronte a un'icona distante, ma in una comunione immediata, intima e indissolubile con il trascendente.

È in questo preciso punto di contatto tra il rigore della tecnica e l'assoluto dell'arte che si compie il destino di FIAM. Ciò che cinquant'anni fa appariva come una scommessa contro la fisica della materia, oggi si rivela un linguaggio universale, capace di abitare la quotidianità del lusso così come la sacralità del pensiero.

Dalle geometrie rinate di Villa Miralfiore fino alle abitazioni di tutto il mondo, il vetro ha smesso di essere una barriera trasparente per divenire uno specchio dell'ingegno umano, un elemento che non si limita a riflettere il mondo, ma che ha imparato a modellarne la bellezza.


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