Quello della sostenibilità ambientale è un tema urgente, complesso e trasversale; una corsa contro il tempo che impone un impegno collettivo per innescare un cambiamento reale e duraturo. Fra tutti i settori, l’industria della moda si conferma, ad oggi, una delle più impattanti.
La sovrapproduzione è alimentata da un susseguirsi di trend effimeri, progettati per generare nel pubblico un senso di costante necessità di acquisto. Il prezzo da pagare? Ritmi frenetici per la manodopera, standard qualitativi al ribasso e valore estetico azzerato. Il fast fashion perpetua così un ciclo produttivo che riversa nell’ambiente una quantità insostenibile di rifiuti, sacrificando l’etica a favore di un consumo rapido e massificato.
Tra le migliaia di aziende che scelgono di omologarsi, inseguendo logiche di profitto immediato, c’è fortunatamente chi resiste alla tentazione di inserirsi in un sistema lineare e distruttivo, scegliendo invece di dare ascolto a valori rispettosi del pianeta e del prossimo.
Gaia Segattini Knotwear, brand made in Marche, è l'esempio lampante di chi non scende a compromessi: fin dall’inizio, ha costruito un’identità autentica e trasparente, che abbraccia una filosofia green e celebra il recupero delle risorse e la nobilitazione dell'inutilizzato. Così, filati provenienti da eccedenze produttive, impreziositi da pois e righe, vanno a comporre capi dal carattere giocoso, stravagante e fuori dagli schemi.
Il brand nasce con il desiderio di occupare un nuovo segmento di mercato, colmando quella netta separazione che — ancora oggi — divide la proposta di tendenza a basso costo dalla maglieria di alta gamma, spesso limitata a uno stile basic e classico. Un paradosso estetico che l’ideatrice del brand ha superato creando un’offerta che unisce un design colorato e pop, sua cifra identitaria, all’eccellenza manifatturiera.
A parlarci di questa visione e delle sfide di una moda davvero consapevole, ai microfoni di Italianbees, è proprio Gaia Segattini.
Com’è nato il progetto dietro Gaia Segattini Knotwear e qual è la filosofia che guida ogni decisione aziendale?
"Gaia Segattini Knotwear nasce ufficialmente a maggio 2019, dopo una fase sperimentale avviata a fine 2018.
L’azienda si basa sul recupero della materia prima di esubero come strategia anti-spreco. I filati che utilizziamo, sebbene rigenerati o provenienti giacenze produttive, sono di altissima qualità, poiché recuperati tramite partner d’eccellenza del territorio locale e nazionale.
La nostra azienda ha avuto un percorso di crescita strutturato: nel 2022 siamo diventati Società Benefit; per noi l'impatto positivo è parte integrante dello statuto. L’anno seguente, invece, abbiamo realizzato una campagna di equity crowdfunding, che ci ha trasformati in un’impresa collettiva.
Il nostro obiettivo primario è valorizzare la filiera e il Made in Marche attraverso la collaborazione con realtà che condividono i nostri stessi valori, con l’intento di divulgare un modello di manifattura contemporanea."
Cosa significa per lei, nel concreto, avere un’azienda che sia una Società Benefit in un settore spesso accusato di greenwashing?
"Essere Società Benefit non significa sovrapporre un’etica di facciata a un modello di business preesistente, ma formalizzare le pratiche che mettiamo in atto fin dal primo giorno.
Siamo nati basandoci su questa filosofia di rigenerazione e anti-spreco, e ogni anno abbiamo l’obbligo di redigere un report d’impatto che rendiconti tutti gli obiettivi di sostenibilità inseriti nel nostro statuto.
Nello specifico, circa l’80-90% dei nostri filati proviene da giacenze produttive, con una composizione che non scende mai sotto il 70% di lana per le collezioni invernali. Inoltre, la nostra è una filiera corta: produciamo interamente entro un raggio di 70 km. Questa vicinanza ci permette un controllo totale sulla qualità dei capi e sulla trasparenza del lavoro.
Con il nostro produttore, poi, non abbiamo un classico rapporto di fornitura, ma una vera collaborazione, in quanto il titolare del maglificio da cui recuperiamo le materie prime è a tutti gli effetti un nostro socio."
Come si gestisce la creatività in questo settore quando, per realizzare un capo, si
parte dal filato di recupero invece che dal disegno?

“In ogni nostro progetto, partiamo sempre dal filato e mai dal bozzetto, dal momento che la nostra base è la materia disponibile in giacenza. Il nostro è quindi un processo inverso, che si concretizza grazie a un intuito creativo e alla profonda conoscenza delle nostre clienti più affezionate.
Cerchiamo infatti di assecondare i loro desideri, realizzando capi che siano in linea con le loro aspettative, pur restando nei limiti di ciò che la risorsa disponibile ci permette di creare.
Questa modalità presuppone una sintonia reale con il proprio pubblico e una manifattura basata sulla collaborazione: utilizziamo le nostre esigenze produttive come incastro perfetto tra una commessa e l’altra che il maglificio già realizza per altri brand."
Con
quale frequenza decidete di lanciare nuove collezioni e in che modo la
tempistica che seguite si scontra con i ritmi del mercato tradizionale?
“Non realizziamo vere e proprie collezioni: il nostro modello si articola su lanci mensili in cui si susseguono i nostri capi iconici e continuativi – che rappresentano circa l’80% del volume totale – oltre a edizioni limitate che nascono da filati o tessuti unici. Questa cadenza non è solo una scelta strategica, ma la naturale conseguenza del nostro metodo produttivo basato sul recupero.
Oltre al canale online, utilizziamo lo strumento dei pop-up: negozi temporanei di brevissima durata, aperti sia in Italia che all’estero."
Che obiettivi ha per il futuro e quali nuovi traguardi si pone in termini di
impatto sociale e ambientale?
“Siamo sempre alla ricerca di nuove collaborazioni e modalità di comunicazione o pubblicitarie ancora inesplorate, proprio per intercettare target differenti. L’obiettivo è quello di ampliare la nostra community, coinvolgendo sempre più persone che condividono i nostri stessi valori e che apprezzano l’estetica che ci appartiene."
Uno stile non per tutti, ma dall’impatto visivo che difficilmente si dimentica. Aldilà di questo, il progetto di Gaia Segattini Knotwear diventa il veicolo di un messaggio importante: che un modo di produrre responsabile non è solo possibile, ma necessario.
Alla sua ideatrice non interessa rincorrere il mercato; piuttosto, preferisce coltivare un legame autentico con chi cerca nell’abbigliamento una forma di espressione etica e personale. Ogni creazione è un invito a guardare al futuro della manifattura con occhi nuovi: più consapevoli, più umani e, decisamente, più colorati.


Gaia Segattini Knotwear: il volto a colori della moda consapevole