C'è un oggetto che, più di ogni altro, sa condensare attesa, ritualità e un'artigianalità quasi
sacra: la pipa. E c'è chi, come Andrea Era, ne ha fatto una missione di vita, un riscatto
professionale e il cuore pulsante del suo brand, In Fumo Veritas. Creatore di pipe artigianali
Made in Italy, Era non è solo un artigiano della radica, ma un narratore che, con una
passione contagiosa, intreccia la storia personale con gli insegnamenti dei grandi maestri.
Dagli scarti industriali all'illuminazione, fino a una visione che rompe gli schemi del lusso
elitario: la pipa, secondo lui, deve essere un piacere accessibile. In questa intervista, ci ha
raccontato il suo percorso, la sua filosofia e il "tocco asciutto" che rende le sue creazioni
uniche. Preparatevi a entrare nel fumo (e nella verità) di un'arte che profuma di legno,
amicizia e autentica inclinazione. Ecco tutto quello che ci ha raccontato in questa bellissima
chiacchierata di quasi due ore!
Le va di raccontarci il suo percorso professionale da artigiano fino ad oggi?
Ho cominciato a lavorare le pipe quasi per gioco, per scherzo, recuperando dei semilavorati
industriali di scarto.
Poi però ho capito che le pipe fatte a mano erano realizzate in modo diverso e non a
controllo numerico. Dopo aver cambiato lavoro, dal 2008 in poi – prima mi occupavo del
settore parabancario – non sapevo bene che cosa fare. A quel punto, un mio amico, che
forse è il maggior produttore di pipe a controllo numerico, mi ha detto: "Perché non fai pipe?
Ti piace!". E ho avuto l'illuminazione, così ci ho provato.
Sono andato avanti, ho iniziato cercando di fare qualcosa da autodidatta, ma con scarsi
risultati, e così mi sono reso conto di aver bisogno di una guida, di qualcuno che potesse
insegnarmi come effettivamente viene prodotta una pipa in modo artigianale e secondo la
tradizione italiana.
A quel punto, conobbi la signora Vilma Armellini, che è stata la mia prima maestra. Quelle
tre o quattro visite presso il suo laboratorio hanno quasi totalmente cambiato il mio modo di lavorare, il mio approccio alla radica e gli strumenti utilizzati (finalmente ne potevo utilizzare di adeguati e non improvvisati!). Sono andato avanti piano piano finché non ho avuto la possibilità di conoscere, cinque anni fa, proprio nel momento in cui scoppiò il Covid, Mimmo Romeo, che mi introdusse insieme agli altri maestri nella neonata Accademia della Pipa. Lo incontrai a Macerata durante l'International Pipe Smoking Day. Sono stato un suo allievo all'Accademia della Pipa, che mi ha insegnato tante cose e che però segue una filosofia, per così dire, più elitaria.
Il padre della mia prima maestra, invece, diceva che "la pipa deve essere per tutti". A
questo punto ho messo insieme le due esperienze: sì, è vero che la pipa deve essere per
tutti, però non tutte le pipe sono per tutti. Quindi, in un certo senso, ho lasciato l’Accademia
della Pipa formalmente, seguendo quella che è la mia inclinazione, la mia personale idea di
pipa.
Cerco dunque di fare delle pipe con prezzi alla portata di tutti, per quanto particolari e con
inserti specifici, cercando di offrire un prodotto di qualità trasversale e producendo pochi
pezzi che si distinguano per precisione di esecuzione e materiali di particolare ricercatezza e qualità.
Siccome non credo di essere ancora totalmente un artigiano formato, ho avuto lungo il
percorso la possibilità di conoscere i fratelli Radice e di instaurare un’altra amicizia
importante, quella con Mimmo Provenzano. Loro mi stanno dando una grande mano
veramente sotto tanti aspetti. Questa è una delle sfaccettature della pipa: la pipa stessa
diventa un momento conviviale, di conoscenza e di amicizia con persone che magari mai
avresti pensato di avere l'opportunità di conoscere.
Quali sono i materiali che utilizza?

Io lavoro quasi esclusivamente radica di erica arborea e la acquisto esclusivamente in Italia. Questa pianta cresce non solo in Italia, ma su tutta la macchia mediterranea, quindi in
Grecia, in Spagna, in Corsica, in Francia, eccetera.
La pipa si compone fondamentalmente di due parti: bocchino e testa. La testa è la parte in
radica e il bocchino. Per i bocchini uso ebanite o cumberland. Poi ci possono essere delle
applicazioni di vario genere, come per esempio giada o corno, o ancora bambù o magari
metalli preziosi, come argento o oro.
Qual è il suo tocco distintivo come artigiano?
Sicuramente la ricerca per avere una fumata lineare, sciolta, senza impedimenti, senza che
la pipa si spenga. Sto cercando di fare un match tra i vari insegnamenti che ho ricevuto
durante il mio excursus formativo e sto ovviamente cercando di metterci anche un tocco
personale.
Qual è una caratteristica tipica delle sue pipe?
Da quello che mi hanno detto le persone che le hanno fumate, è che fuma asciutto, secco.
Questo perché, dopo aver comprato la radica, io la faccio stagionare almeno tre anni, quindi
perde tutta l'umidità interna.
Come è nato il nome "In Fumo Veritas"?

Volevo un nome, un marchio, che ricordasse le radici italiane visto che comunque la pipa italiana ha una lunga storia, e volevo legare questo nome, appunto, a questa storia. Ho scelto un nome un po’ altisonante, in latino, e volevo abbinarlo a un'eccellenza italiana; visto che mi piace molto il vino italiano, ho deciso di giocare su questo nome.