Nel cuore della Via Tuscolana di Roma, a pochi passi dagli studios di Cinecittà che hanno saputo esportare il cinema Made in Italy in tutto il mondo, sorge la Bottega Orafa Salvitti, un atelier dove protagonista assoluto è l'oro. Un metallo prezioso che, per il titolare, il maestro orafo Stefano Salvitti, non è solo un oggetto da esposizione o un banale strumento di lavoro e sussistenza, ma una vera e propria materia grezza con cui dare forma ai sogni e ai desideri dei propri clienti. In uno spazio raccolto, abbracciato da luci soffuse che restituiscono una sensazione di calore e accoglienza, la Bottega Orafa Salvitti è un luogo dove il gioiello prende vita, a partire da un'idea e da un disegno, e diventa emanazione non solo di chi lo indossa, ma anche e soprattutto di chi lo realizza.
Il titolare della Bottega Orafa Salvitti è un artigiano che ha scoperto l'amore per i gioielli quasi per sbaglio. L'oreficeria non era un obiettivo già preventivato, ma quasi un inciampo nel corso di studi che dovevano portare ad altro. Eppure tra Stefano Salvitti e quest'arte, che oggi appare ancora più preziosa per l'artigianalità con cui viene effettuata, è stato amore a prima vista. Un amore fatto di lunghe giornate di apprendistato, di curiosità nello scoprire come si potesse manipolare il metallo per farlo diventare altro, di nuove cose da imparare e di nuove tecniche pronte ad essere padroneggiate. Da una parte, dunque, ci sono i gioielli classici, dall'altra invece le sperimentazioni del titolare che, nonostante i quarant'anni di esperienza, dimostra di non essere affatto stanco della creatività che si cela dietro il suo lavoro, con la speranza di poterlo tramandare anche ai figli. Non solo, dunque, un tecnico professionale che ha saputo affinare un'arte, ma un vero e proprio mago del metallo, un incantatore che riesce a prendere i sogni dei clienti e a dar loro, letteralmente, una forma precisa.
Come nasce la Bottega Orafa Salvitti? E qual è il motivo per cui ancora oggi esiste questa bottega?
Io ho fatto l'istituto d'arte da ragazzo e lì mi sono diplomato. Sono entrato nell'istituto d'arte per farvi disegno e all'interno di questo istituto ho scoperto l'oreficeria, verso la quale alla fine mi sono appassionato. Per mia fortuna, subito dopo il diploma, ho trovato una persona che ha creduto in me e mi ha dato supporto. Così ho lavorato gratis da lui per quattro anni. Tanti. Dalla mattina alla sera. Però è così che ho imparato il lavoro, perché poi tornavo a casa e realizzavo delle cose per conto mio.
Lavorando in estate, poi, e facendo piccoli lavoretti sono riuscito a comprare l'attrezzatura e così via... Il primo negozio l'ho aperto a 26 anni ed era prettamente un laboratorio. Quindi un luogo dove avevamo delle macchine importanti, anche perché all'epoca l'oro costava molto meno. Perciò si lavorava più sulla produzione che sul metallo in sé. Successivamente abbiamo avuto uno sfratto e dal 1993 ci siamo trasferiti qui, in questa bottega. Perciò questo è il mio secondo negozio e adesso sono quarant'anni e passa che faccio questo mestiere.
C'è un gioiello che vi rappresenta di più? O che magari il pubblico ama particolarmente?

Un gioiello vero e proprio, no. In realtà la vera soddisfazione la proviamo nel momento in cui capiamo quello che il cliente vuole realizzare. Partiamo dal disegno e io devo intuire quello che lui ha in mente. Ed è lì tutto il nostro successo. Non nel banalizzare o fare una struttura che praticamente è stata fatta altre dieci volte o anche quindici volte.
Così è troppo semplice. Lì potrebbe essere tranquillamente una ''gomma'', cioè una stampa. E invece no. Noi cerchiamo sempre di capire quello che il cliente vuole, che sia leggerezza, eleganza o estrosità. Per realizzare, così, per ogni cliente, un suo oggetto personale.
Come si lavora l'oro? Cioè quali sono le fasi della lavorazione?
In questi anni il lavoro è cambiato un po'. Sono cambiate le tecniche di lavorazione. C'è stata un'evoluzione negli ultimi dieci anni grazie alle stampanti 3D a resina calcinabile. Quindi tu prima lavoravi soprattutto la cera e ancora prima le cosiddette ''seppie'' (la cosiddetta lavorazione a fusione dell'osso di seppia, ndr), però poi quei processi sono stati via via eliminati per avere meno calo di metallo prezioso e più perfezione nell’oggetto finale.
Adesso con i nuovi software si riesce a fare delle cose leggerissime, davvero perfette. Senza un minimo di imprecisione, proprio tramite queste stampanti che, come ripeto, nel tempo hanno portato a una diminuzione dei costi. Queste stampanti c'erano anche prima, anche 30 anni fa, ad esempio, ma erano macchine accessibili solamente a poche industrie e adesso, invece, sono un po' alla portata di tutti.
Cosa vuol dire per te essere un artigiano e un rappresentante del Made in Italy?
L'artigiano è riconoscere che, di fronte a un cliente che ha una problematica precisa, io so vita morte e miracoli dell'oggetto che ho davanti. Perciò non soltanto so costruirlo, ma so anche smontarlo, farlo ritornare al punto zero. E questo perché c'è un bagaglio dietro di crescita e di costruzione che è molto importante. Io non sono solo un rifinitore di una tecnica moderna, ma sono proprio un costruttore che adesso ha altre tecniche ancora più moderne.
E per quanto riguarda i progetti futuri?

La nostra è una piccola attività artigianale e individuale. Perciò i progetti futuri sono quelli di continuare a lavorare così, magari dando un input ai nostri figli e sperando che i nostri figli vengano coinvolti. Tuttavia, allo stesso tempo, la cosa che adesso ci interessa davvero è lavorare con serenità. Cioè nel senso non ci serve più cercare di fare tanti lavori. In realtà, ora, a noi occorre fare pochi lavori con calma. Con passione e calma, perché non ci va più di correre.
Bottega Orafa Salvitti, dove l'oro dà forma ai sogni