Passeggiando per le vie di Cazzago Brabbia, un piccolo paese di pescatori sulle sponde del Lago di Varese, non si può fare a meno di notare dei coloratissimi murales che animano le facciate delle case. Vibranti di colore catturano l’attenzione con forme e immagini che parlano della vita del lago e raccontano storie, riflettendo il mondo fantastico di chi li dipinge.
Enrico Colombo è una figura chiave nell’arte varesina grazie ai suoi dipinti iconici e ai suoi celebri teatri di burattini, che da sempre affascinano persone di qualsiasi età.
Una sera d’inverno ci ha aperto le porte del suo laboratorio, accompagnandoci in un universo fatto di storie, materia e colore, dove emozioni, ricordi, pesci, forme, fantasie e burattini prendono vita.
Dove nasce il percorso creativo di Enrico Colombo?
"Sono Enrico Colombo, e oggi sono burattinaio e pittore.
In realtà ho iniziato a dipingere prima di diventare burattinaio, fin da bambino, osservando i pittori all’opera nel cortile della mia infanzia a Sant’Ambrogio, un grazioso quartiere ai piedi del Sacro Monte di Varese.
Nel tempo quella curiosità si è trasformata in una passione concreta, che mi ha portato a intraprendere gli studi di arte pittorica: ho iniziato a studiare e imparare mettendo in pratica ed esprimendo il mio estro, dal vero oppure in studio, con il mio maestro.
Un percorso che ho portato avanti parallelamente a un’altra arte, scoperta più tardi, intorno ai venticinque anni. È stato allora che l’incontro con un burattinaio di Biandronno, nel varesotto, ha acceso in me un amore profondo per l’arte dei burattini.
I due percorsi si sono sviluppati intrecciandosi: infatti i burattini prendono forma anche attraverso la pittura così come le scenografie che ospitano le loro storie fantastiche.In ugual modo anche la pittura ha bisogno di stimoli che possono nascere dal teatro, ecco perché dipingere le scenografie dei teatri ha coniugato perfettamente queste due strade, di estro e colore.
Come si è costruito il suo sguardo artistico, nel
tempo?

"Mi sono lasciato guidare nell’apprendimento dell’arte pittorica e delle sue tecniche dal mio maestro, Pierluigi Talamoni, figlio di Giuseppe Talamoni, grande maestro della pittura lombarda di fine ‘800.
Nel suo studio e nella sua scuola d’arte ad Arcisate ho imparato i fondamentali della pittura, partendo dal disegno fino all’uso del colore.
Successivamente a questa fase ho incontrato il magnifico mondo dell’arte contemporanea, in particolare il primissimo passo con la pittura impressionista che mi ha davvero aperto un nuovo mondo: la possibilità di dipingere all’aria aperta e di creare con i colori.
Dal maestro in studio sono passato agli innumerevoli maestri della storia dell’arte, lasciando il bianco e nero per dare spazio a una fantasia e a una creatività sempre più libere.
Ho iniziato così a proporre alcune mie mostre e con esse è cresciuta la mia arte e la mia consapevolezza artistica."
In che modo la sperimentazione tecnica ha contribuito a definire il suo linguaggio artistico?
"Alla formazione è seguita una fase che mi ha permesso di sperimentare, ricercare, comprendere dal punto di vista tecnico che mi ha visto creare con pittura ad olio, acrilici, acquerello, collage e tecniche più materiche, sino a fondere le due arti, la pittura e il teatro, utilizzando elementi compositivi tridimensionali, a tratti scultorei.
Un bagaglio che mi ha favorito una riconoscibilità chiara e precisa, che si basa soprattutto su una forte presenza del colore e sull’uso che ne faccio.
Colori allegri, vivaci, che giocano, che si incontrano e si scontrano e, soprattutto, che comunicano emozioni, energia, gioia e calore."
Quando il teatro entra in modo decisivo nel suo percorso?
"Nel ’78 ho un incontro folgorante: conosco Gualberto Niemen, antico burattinaio, all’epoca residente vicino al mio paese. Mi innamoro della sua arte dei burattini tradizionale e prontamente, forte della mia esperienza artistica, organizzo il mio teatro dei burattini, inaugurato ufficialmente nel 1979.
Nasce così il teatro dei burattini di Varese, mentre nell’80 mi diplomo al Piccolo Teatro di Milano specializzandomi nel teatro di pupi, burattini e marionette.
Da qui ha inizio una carriera teatrale che ancora oggi è attiva e le due arti si uniscono fortificandosi: pittura e scultura si fondono con le arti della narrazione e del racconto teatrale e la creazione di storie.
Un‘unione che plasma la mia carriera artistica proponendo un’arte in cui la pittura è al servizio dei burattini e viceversa, ispirandosi e stimolandosi reciprocamente."
Come si inserisce l'artigianalità all'interno del teatro dei burattini?
L’attività di burattinaio mi permette di creare manualmente: imparo a scolpire il legno dando vita ai burattini, a costruire il teatro e a dipingere le scene, ma anche a usare i burattini dentro “la baracca”. L’aspetto artistico si completa quindi con l’aspetto artigianale, restituendo a questo lavoro la sua antica identità che in passato ha permesso di divulgarlo.
Non ho imparato in modo immediato a scolpire i burattini, ma ho dovuto vedere il lavoro di altri burattinai, carpendone segreti e trucchi e imparando a scegliere le migliori qualità di legno e gli strumenti più adatti, per ottenere un risultato funzionale ed espressivo allo stesso tempo.

Non tutti i legni infatti sono ideali nella creazione di un burattino, occorre conoscerne le caratteristiche, la resistenza, la leggerezza e la risposta alla lavorazione.
Questo lungo percorso attraverso il mondo del teatro dei burattini mi ha permesso di scoprire anche altri materiali e tecniche di animazione dei buratti più moderne che ha permesso all’artigianalità di esplorare da vicino la modernità.
Oggi per esempio ho scoperto la carta: lavoro anche con la carta!
Mi esprimo anche attraverso il teatro kamishibai (kami- carta, shibai-teatro), un’espressione di origine giapponese che mi conquistato da oltre dieci anni e che mi permette di raccontare le mie storie all’interno di scuole, eventi, nei cortili antichi dei paesi, per strada

In che modo la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, entra oggi nel suo lavoro artistico?
"Oggi noi artisti abbiamo la grandiosa opportunità di utilizzare l’intelligenza artificiale che, a parer mio, non è vero che danneggia arte e creatività, ma piuttosto le sostiene supportandole arricchendo il nostro lavoro.
Ultimamente fruisco volentieri delle più svariate piattaforme di intelligenza artificiale per sviluppare progetti che uniscono la tecnologia alla mia arte, pittura e teatro dei burattini.
Il mio messaggio è quello di prestare attenzione alla tecnologia perché, anche noi che da sempre lavoriamo con pennelli e materiali, oggi abbiamo delle opportunità meravigliose.
Il mio percorso artistico oggi va in questa direzione e l’innovazione dell’AI mi consente di produrre svariate opere che altrimenti non avrei potuto creare.
Io abito e lavoro sulle sponde del lago di Varese, dove i pesci stanno pian piano sparendo.
Supportato dall’intelligenza artificiale ho creato il mio nuovo progetto che vede per protagonista una nuova fauna ittica nata dalla mia fantasia: sto inventando pesci nuovi! (sorride).
Con l’arte vorrei aiutare il nostro lago ad avere una nuova prospettiva e un futuro diverso affinché possa continuare a catturare l’attenzione sul territorio."








