Tenuta Gaggino: l'anima dell'Alto Monferrato in un calice

Articolo di Stefania Secci

Ci sono storie che profumano di terra, di fatica e di sogni tramandati di padre in figlio. Per scoprire quella della Tenuta Gaggino, mi sono spinta nel cuore dell'Alto Monferrato, dove i filari disegnano l'orizzonte di Ovada. 

Qui ho incontrato Tommaso Gaggino, custode di un'eredità che dal 1924 intreccia la storia di una famiglia alla nobiltà del Dolcetto. 

Tra i racconti dei primi viaggi in damigiana verso Genova e l'emozione dei nove 'Tre Bicchieri' conquistati, Tommaso mi ha aperto le porte della sua cantina per raccontarmi come la quinta generazione stia trasformando una tradizione centenaria in un'eccellenza moderna e accogliente. 

Qual’è la storia della Tenuta Gaggino?

La nostra storia affonda le radici nel cuore dell’Alto Monferrato, a Carpeneto, dove nel 1924 il mio bis-bisnonno acquistò i primi terreni, dando inizio alla nostra produzione di uva. Inizialmente la nostra attività era focalizzata esclusivamente sulla viticoltura: non imbottigliavamo in proprio, ma conferivamo le uve alle cooperative e alle grandi aziende vitivinicole della zona.

La vera svolta produttiva è avvenuta con il trasferimento a Ovada, dove tra gli anni '80 e '90 abbiamo avviato la nostra prima piccola produzione indipendente. Partiti con circa 15-20 mila bottiglie, siamo cresciuti con costanza e dedizione fino a raggiungere l'attuale produzione di 150 mila bottiglie l'anno.

Mio nonno iniziò quasi per gioco. Inizialmente la sua attenzione era rivolta all'allevamento di bestiame, ma col tempo decise di investire concretamente nel mondo del vino. Il nostro mercato di partenza è stata la Liguria: Genova rappresentava il nostro sbocco principale. Mio nonno mi raccontava spesso di quei viaggi epici: partiva col camion alle sei del mattino carico di damigiane e tornava solo a sera inoltrata, stremato, dopo aver consegnato il nostro prodotto porta a porta.

Oggi quella stessa passione è arrivata fino a me. Rappresento la quinta generazione di questa famiglia di vignaioli e porto avanti con orgoglio un legame con il territorio che dura da oltre un secolo, unendo l'eredità dei miei avi alle sfide del mercato moderno.


Quali sono i vostri prodotti? Avete un vino di punta?

La nostra produzione vinicola si fonda principalmente sul Dolcetto, vitigno simbolo del territorio, affiancato da eccellenze come il Barbera, il Cortese e lo Chardonnay. Completano la nostra gamma varietà internazionali come il Syrah e il Cabernet, dedicate esclusivamente all’affinamento di vini rossi di struttura. Le denominazioni ufficiali che curiamo con dedizione sono DOC Dolcetto, Barbera, Cortese e Chardonnay. Recentemente abbiamo introdotto una novità: il nostro Vermouth, nato dall'incontro tra il nostro Dolcetto e il nostro Cortese, affinati con assenzio e una selezione botanica di spezie tradizionali.

Il vero fiore all’occhiello della cantina è il Convivio, un Dolcetto invecchiato tre anni. Questo vino compie un passaggio in legno per circa il 30% della massa, per poi riposare in bottiglia in posizione orizzontale dai 6 ai 9 mesi prima della messa in commercio. Il Convivio è un orgoglio per la nostra azienda: ha ricevuto per ben nove volte il prestigioso riconoscimento dei Tre Bicchieri del Gambero Rosso, la guida nazionale che seleziona i migliori vini d’Italia. I nostri clienti lo definiscono spesso un vino "ruffiano" per quella nota di legno delicata che lo rende avvolgente e piacevole fin dal primo sorso.

Il nome Convivio non è stato scelto a caso: richiama il concetto profondo di convivialità. Ci siamo ispirati alla celebre opera di Dante Alighieri, che nel suo terzo libro esalta il piacere della condivisione e del dialogo a tavola. Abbiamo voluto riportare questo spirito letterario nella nostra bottiglia, rendendo il nostro vino il compagno ideale per i momenti di incontro e celebrazione.

Che metodi di lavorazione utilizzate?

Tutto comincia con la vendemmia: una volta raccolta, l'uva viene trasportata nella nostra sede di stoccaggio per dare inizio alla fase di vinificazione. Il mosto viene posto in vasche d'acciaio inox, dove rimane a fermentare per un periodo che va dagli 8 ai 12 giorni. Durante questa fase, il nostro team di cantinieri e l'enologo supervisionano costantemente il processo, monitorando parametri fondamentali come il grado Babo (che misura il contenuto zuccherino), l'acidità e altri valori chimici essenziali per una fermentazione ottimale.

Quando il grado Babo si avvicina allo zero, segnalando che gli zuccheri si sono trasformati in alcol, procediamo con la svinatura. Questa operazione consiste nel separare la parte liquida dalle bucce: il vino fiore viene travasato in una nuova vasca, mentre la parte solida rimasta (le vinacce) viene estratta e inviata alla pressatura. Attraverso una pressa meccanica, gli acini vengono schiacciati delicatamente per recuperare tutto il succo residuo. È un procedimento meticoloso che richiede circa 2-3 ore di lavoro per ogni singola botte, garantendo l'estrazione della parte più nobile del frutto.


Quali fasi di lavorazione portano al vino imbottigliato?

Il nostro lavoro in vigna segue fedelmente il ritmo naturale delle stagioni, un rito che si ripete ogni anno per garantire la massima qualità del prodotto finale. Tutto ha inizio con la potatura invernale, un’operazione meticolosa che effettuiamo tra gennaio e febbraio per preparare la pianta alla nuova annata. Con l'arrivo dei primi tepori, attendiamo il risveglio della vite, il cosiddetto "pianto" o pre-germogliamento, che anticipa la fase della fogliatura tra marzo e aprile. Mio nonno ricordava sempre un'antica filastrocca popolare: "Voglia o non voglia, Pasqua con la foglia". Proprio intorno al periodo pasquale, i germogli iniziano a schiudersi, dando vita alla vegetazione rigogliosa che, tra maggio e giugno, mostrerà i primi grappolini in formazione.

Questa è una fase estremamente delicata per la salute della pianta. È il momento in cui il nostro team monitora con attenzione l'insorgere di fitopatologie come la peronospora o la flavescenza dorata, intervenendo in modo tempestivo e mirato per salvaguardare l’integrità della vite e garantire l’eccellenza del raccolto futuro. Dopo le cure primaverili, luglio rappresenta un mese di relativo riposo vegetativo, fondamentale per prepararsi alla fase cruciale dell'anno vitivinicolo.

A fine agosto inizia la preparazione logistica per la vendemmia. Per la raccolta dei grappoli adottiamo un doppio approccio: utilizziamo la vendemmia meccanizzata con una vendemmiatrice di ultima generazione per i filari situati in pianura, garantendo velocità e integrità del frutto, mentre riserviamo la raccolta manuale per le zone collinari più impervie e scoscese. Una volta raccolta, l’uva viene immediatamente destinata alla fase di vinificazione per trasformarsi nel vino imbottigliato che portiamo sulle vostre tavole.

 Quali sono i vostri obiettivi futuri?

I nostri progetti futuri mettono al centro lo sviluppo dell'enoturismo, un asset fondamentale per il domani della nostra azienda. Crediamo fermamente che la forza del comparto vitivinicolo risieda nell'ospitalità: accogliere le persone per una degustazione guidata direttamente in cantina permette di creare un legame autentico con chi sceglie i nostri vini. Il nostro obiettivo è potenziare l'offerta ricettiva non solo in azienda, ma in sinergia con il territorio di Ovada, collaborando con le strutture di ospitalità locali.



Siamo attivamente coinvolti in iniziative promosse dalla Strada del Vino e dall'Enoteca Regionale, sostenendo progetti come passeggiate naturalistiche e itinerari cicloturistici che attraversano i nostri vigneti. Un appuntamento imperdibile per noi è Cantine Aperte, l'evento nazionale organizzato dal Movimento Turismo del Vino

Le nostre porte sono aperte non solo ai singoli appassionati, ma anche a gruppi e famiglie che desiderano trascorrere una giornata diversa, immersi nella cultura rurale dell'Alto Monferrato.



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