Pierobì: quando l’arte del gioiello è una questione di famiglia
Articolo di Rosaria Carifano

Soemo Biasetti si definisce un “guerriero” dell’artigianato del gioiello, e del Made in Italy in generale. In un mondo che sempre di più fabbrica in serie, bollando l’unicità di un pezzo come “difetto”, sente di essere in trincea per difendere una grande tradizione del nostro Paese.
Quando ci accoglie nel laboratorio–showroom Pierobì, in via Zoccolari ad Avellino, sembra di essere in un luogo a metà strada tra un’officina meccanica e una bottega da alchimista, dove strumenti di ogni genere condividono lo spazio con tante forme luccicanti.
«Effettivamente questo lavoro può essere considerato un po’ una via di mezzo tra la meccanica e la magia. Ma io mi considero di più come uno “chef” che, mettendo insieme i vari ingredienti e le tipologie di lavorazione, tira fuori il piatto, ossia il gioiello».
La chiacchierata con Soemo si prospetta subito appassionata…

Com’è iniziata la sua passione per l’arte orafa?

«È una questione di famiglia. Il fondatore dell’azienda è mio padre e io sono letteralmente cresciuto nel suo atelier. Mi davano davvero le pappine mentre lo guardavo lavorare! Ho iniziato fin da piccolo a creare gioielli da uomo, sia per me che per la mia cerchia di amici. Fino a quando, in corrispondenza della maturità scolastica, ho deciso di dedicarmi a tempo pieno a questa attività. Sia perché ne avevo compreso le potenzialità, sia perché ormai mi ero innamorato di questo lavoro. È una soddisfazione grandissima realizzare qualcosa che un attimo prima era solo nella mente, oppure un semplice disegno. E quando tutto si completa con l’acquisto da parte di un cliente felice, è ancora più bello».