La Congrega: dove il tessuto diventa documento d’archivio e la fibra naturale si fa impegno civile

Articolo di Lucia Ioanna Bertsia

Laboratorio storico, Bottega Scuola nel settore tessitura e ricamo ed Eccellenza Artigiana della regione Marche: stiamo parlando di La Congrega, che si svela tra i vicoli del centro di Ancona.

Attiva da mezzo secolo, l’azienda è gestita tutt’oggi, e fin dalle origini, da Valeria David. Qui, la quotidianità si esprime in un dialogo costante tra la creazione ex novo e il restauro conservativo; un esercizio di precisione che impone di decodificare antichi intrecci per restituire loro voce e funzione.

La missione di salvaguardare la cultura tessile e ripercorrerne le tappe cronologiche non è stata un’imposizione teorica, bensì la maturazione di un percorso che ha affidato a Valeria una responsabilità verso il patrimonio comune.

La genesi de La Congrega come spazio dedicato al vintage ha infatti rappresentato il primo, fondamentale accesso a un corpus di manufatti storici. Il contatto quotidiano con tali reperti ha affinato la sensibilità tattile fino a trasformare l'ammirazione per l'oggetto in un’analisi filologica della fibra.

Così, quella che era nata come una ricerca estetica si è tramutata in un impegno intellettuale. Maneggiare trame provenienti da epoche diverse ha imposto, con la naturalezza propria delle passioni autentiche, il dovere di tutelare quel sapere.

Di questo profondo percorso identitario possiamo essere testimoni privilegiati grazie al racconto di Valeria David ai microfoni di ItalianBees.

Ci racconta come ha preso forma il progetto de La Congrega?

“Nel 2027 celebreremo un traguardo importante: 50 anni di attività. La Congrega nasce infatti nel 1977, dall’idea di un gruppo di giovani di cui facevo parte anche io.

Il progetto iniziale era quello di aprire un negozio dell’usato; all’epoca, eravamo tra i primi a proporre il vintage nel Centro Italia. Grazie alle nostre ricerche, abbiamo avuto la possibilità di mettere mano sulla produzione tessile di tutto il mondo e la nostra passione è maturata in modo naturale.

In seguito, ci siamo riposizionati sotto una nuova veste, poiché decidemmo di dedicarci al settore dell’arredo, senza però discostarci dalle origini dell’usato. La nostra linea creativa composta da tessuti naturali di seconda mano nacque proprio grazie al recupero di materiali di diverse provenienze. Nel tempo, abbiamo inoltre accumulato un tesoro di manufatti antichi che ci permettono di leggere la storia del filato lungo i secoli.”

L’azienda è caratterizzata da una forte componente di ricerca: come si è sviluppato questo aspetto negli anni?

“Analizzare il tessile di tutto il mondo ci ha permesso di comprendere quanta storia custodisca un pezzo di stoffa. Attraverso studi approfonditi e corsi tecnici sul riconoscimento delle fibre, ci siamo resi conto che ogni tessuto racchiude un racconto.

Per preservare questa conoscenza, abbiamo costituito un archivio composto da oltre 3500 manufatti, che nell’insieme hanno un valore storico e culturale immenso.

Dalla comparazione dei reperti abbiamo individuato una contaminazione tra cultura occidentale e orientale, scoprendo affinità sorprendenti nei cromatismi. Il rosso, ad esempio, inteso come simbolo della vita, lo ritroviamo identico sia nei ricami palestinesi che in quelli della nostra Camerino. È così che abbiamo iniziato a leggere il tessuto come un dizionario, un compendio del sapere.”

Quale filosofia vi guida nel mantenere il confine sottile tra l’oggetto funzionale e l’opera d’arte e quali creazioni derivano da questo equilibrio?

“L’idea che l’artigianato sia un territorio contiguo all’arte è un concetto ormai ampiamente sdoganato. La vera distinzione va cercata nell'essenza: le materie prime che passano tra le nostre mani sono le medesime che danno vita a un’opera d’arte.

Di fatto, l’artigiano e l’artista hanno sempre comunicato attraverso un linguaggio comune. Spesso l’artista si avvale della sapienza manuale dell’artigiano per dare forma alla sua idea e, viceversa, l’artigiano guarda all’arte come a un orizzonte per spingere la materia oltre i propri limiti.

Oggi chi fa il nostro mestiere non è più visto come una figura silenziosa con la testa china sul lavoro e isolata in uno spazio chiuso, ma come custode di una storia da raccontare.”

Quali sono i criteri estetici e qualitativi che orientano la selezione dei tessuti e verso quali fibre si indirizza la vostra ricerca?

“Ad oggi, una delle principali fonti di inquinamento a livello globale è rappresentata dal comparto tessile sintetico. Il fenomeno del fast fashion, basato sulla sovrapproduzione di manufatti destinati a rimanere invenduti, genera un volume di scarti insostenibile.

A pagarne il prezzo più alto è l'intero ecosistema, con ripercussioni drammatiche su Paesi come quelli del continente africano, dove l'accumulo di tessuti inutilizzati è tra le principali cause della distruzione della biodiversità locale e del degrado del suolo.

Senza contare che le fibre sintetiche sono spesso veicolo di sostanze tossiche o derivate dal petrolio, che possono provocare allergie e patologie dermatologiche. Noi, per scelta etica e consapevole, intendiamo contrastare questa deriva.

La nostra filosofia si incentra sull’utilizzo di tessuti naturali, come lino, canapa e cotone. Le Marche vantano storicamente una tradizione d'eccellenza nella produzione di questi tessuti, il che ci permette di attingere a una materia prima di qualità superiore radicata nel territorio.

Oltre ai filati di nuova produzione, ci approvvigioniamo anche di stoffe provenienti sia dall’Italia che dall’estero, selezionate accuratamente durante le nostre ricerche di antiquariato tessile. È la loro qualità intrinseca che, unita alla visione creativa e alla sapienza del disegno, dà vita a nuovi, autentici prodotti.”

Quali obiettivi vi ponete per i prossimi anni?

“Nutriamo la ferma speranza che questa realtà possa avere continuità nel tempo. Come tutte le botteghe storiche radicate nel territorio, siamo diventati un presidio culturale e sociale. Il nostro laboratorio è un luogo di aggregazione spontanea, uno spazio di confronto in cui si scambiano consigli e si condividono le proprie storie.

L'auspicio è che possano emergere istituzioni e organizzazioni che colgano il valore intrinseco del nostro operato e si impegnino a tutelarlo, fornendo i mezzi necessari per garantire il ricambio generazionale e la trasmissione del nostro sapere.”

Attraverso le parole di Valeria David, si evince chiaramente che un tessuto non è mai solo un oggetto: è un documento, un legame tra popoli distanti e, oggi più che mai, un atto di resistenza contro l’effimero.

All’interno del laboratorio de La Congrega, il confine tra ieri e domani si annulla. Qui la fibra naturale diventa il metro con cui misurare il tempo, sottraendolo alla frenesia del consumo per restituirlo alla cura del dettaglio. Sostenere realtà come questa è una responsabilità che ci riguarda tutti; diventa, dunque, necessario proteggere questa sapienza affinché il filo della nostra storia non si spezzi, ma continui a intrecciarsi con il futuro.


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