L’arte orafa di Gaia Caramazza

Articolo di Francesco Fravolini

Gaia Caramazza, terminati gli studi all’Accademia di Arti Orafe di Roma, intraprende la professione di jewelry designer dal 2012. Con le prime collaborazioni è subito protagonista in progetti legati alla moda con lo studio e la produzione di abiti gioiello. Gli anni successivi rappresentano il momento dell’affermazione rispetto a un pubblico sempre più grande. Sono diverse le apparizioni dei gioielli Gaia durante alcune trasmissioni televisive Rai e Mediaset. Alla base della filosofia della designer c’è una visione romantica e consapevole del ruolo della donna contemporanea. Passato e presente si uniscono per dare spazio a quell’originale interpretazione di cui femminilità, seduzione e bellezza rappresentano l’essenza. 

Gaia, perché nasce la passione per l’arte orafa?

«Quando cerco qualcosa che possa riportarmi alla creatività mentre svolgo un altro tipo di lavoro: per quasi quindici anni sono stata consulente fiscale che deprimeva la mia parte creativa. A quel punto mi sono iscritta all’Accademia di Arti Orafe di Roma mentre lavoravo, solo per diletto, al fine di imparare qualcosa di nuovo. Voglio ricordare che sin da quando ero bambina amavo infilare perline, perle e creare gioielli. A seguito della decisione scelgo di avvicinarmi a questa nuova realtà creativa che per me rappresenta uno dei più bei sogni. Non volevo andare via dall’Accademia e ho seguito tutti i corsi per approfondire e conoscere al meglio la materia, conseguendo ben cinque diplomi presso l’Accademia di via della Purificazione, una delle più antiche di Roma. Sono stata fortunata perché ho avuto degli insegnanti che mi hanno fatto appassionare ancora di più a questo mestiere che però, per me, era ancora un hobby. Mentre svolgevo l’altro lavoro, quello di consulente fiscale, ho iniziato a realizzare i miei primi gioielli, i miei primi pezzi che facevo vedere ai miei amici, cominciando a partecipare ai famosi mercatini. I riscontri erano ottimi perché i miei gioielli piacevano e trovavano apprezzamento sia nei miei amici, sia nelle persone che frequentavano i mercatini. Ed è proprio in quel momento che ho dovuto prendere una decisione sofferta: lasciare un’attività avviata da anni e uno studio fiscale che era ormai affermato sul mercato. Si trattava di un processo laborioso che però volevo intraprendere. Senza esitare ho deciso di fare questo salto e ormai sono quasi dieci anni che è nato il mio marchio, il mio brand. Personalmente mi sento soddisfatta di avere agevolato l’affermazione di questo mio lato creativo un po’ represso, che mi ha sempre accompagnato nella vita. Dopo tre anni di attività, periodo nel quale ho svolto sfilate anche fuori Roma fino ad arrivare a Spazio Margutta, ambiente nel quale ancora mi trovo da quasi sette anni, sono stata circondata dalla moda, quindi la creatività è stata molto contaminata dal gioiello fino ad arrivare alle stoffe e di conseguenza ai grandi stilisti. Attualmente continuo a studiare perché gli aggiornamenti sono importanti e ci sono sempre nuovi argomenti da conoscere, nuove tecniche da imparare. C’è la cera aperta, per esempio, che è un procedimento molto antico ma permette di realizzare diverse strutture. Non dimentichiamo la parte etica poiché in questo momento storico dobbiamo usare materiali sintetici (pietre, diamanti creati in laboratorio) perché è una scelta che riguarda anche il nostro futuro. L’arte orafa si sta evolvendo da come l’ho conosciuta». 

Gioielli di Gaia Caramazza

Le soddisfazioni artistiche?

«È sicuramente l’apprezzamento del cliente. Quando le persone mi abbracciano dopo aver acquistato il gioiello significa che hanno sentito quell’oggetto come se fosse una loro appartenenza. Realizzo tutti i miei gioielli come pezzi unici e molto concettuali, quindi bisognerebbe conoscere la loro storia per poterli scegliere ed acquistare. Le soddisfazioni continuano con le sfilate, mediante il contatto con ambienti che per me non erano molto vicini, senza dimenticare le nuove conoscenze e l’approccio in altre città, facendomi conoscere per l’arte orafa. I miei pezzi artigianali sono sparsi per il mondo e mi piace fare dei layout dove raccolgo le foto dei luoghi nei quali sono finiti i miei gioielli».        

Che particolari sensazioni emotive vuoi proporre?

«Sono una persona molto curiosa e quindi mi faccio trascinare da tutto ciò che mi circonda: una scalinata, una ringhiera, un viaggio, un dialogo con un passante. Questi momenti diventano il punto di partenza per l’ispirazione della creazione di un oggetto. Sono tutti gioielli unici e convertibili in più oggetti e magari indossabili in due modi».      

Qual è il primo passo per creare un gioiello?

«Prendere l’ispirazione da qualcosa che crea stupore, meraviglia e comunque genera un’emozione. Da questo momento iniziare a scrivere un disegno, una bozza e pensare a cosa sia più adatto: a una collana, a una spilla, a orecchini. Tutto questo per decidere quale materiale è opportuno usare. Pertanto, sono previsti sia un’evoluzione sia uno studio che consentono di capire il tipo di tecnica e la modalità di realizzazione: cera aperta, cad, banchetto. Dopo questo passaggio si passa direttamente alla realizzazione dell’opera».   

  Anello di Gaia Caramazza

C’è molta richiesta di gioielli artigianali?

«Nonostante questo periodo storico poco favorevole per l’economia, il gioiello sta tornando di moda, al pari degli accessori come le borse. Questi oggetti stanno vivendo una rinascita e la nostra clientela ama proprio l’oggetto unico, artigianale, realizzato a mano, made in Italy. Abbiamo tanti clienti, soprattutto dall’estero (gli americani sono i miei maggiori acquirenti) che adorano l’artigianalità made in Italy e apprezzano tutto ciò che è unico». 


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