SiGi: l'azienda marchigiana che recupera e tutela i frutti antichi

Articolo di Lucia Ioanna Bertsia

Per le grandi industrie alimentari, la produzione rappresenta spesso una corsa contro il tempo: l’utilizzo delle macchine sovrasta il lavoro manuale, mentre l’importanza del profitto economico finisce per oscurare il valore intrinseco di un prodotto. D’altra parte, c’è chi rifiuta di omologarsi e sceglie la cura artigianale. Ne è un esempio l’Azienda Agricola SiGi, con sede a Macerata.

Attiva dal 1996, è stata fondata da Silvano Buccolini e sua moglie Giuliana Papa. L’obiettivo era preciso: tramandare ricette storiche marchigiane e salvaguardare frutti antichi che rischiavano di scomparire.

Il punto di forza di SiGi è la capacità di portare in tavola conserve "al naturale", sintesi perfetta di studio meticoloso, ricerca, impegno e infinita pazienza. Le diverse aree in cui è diviso il laboratorio, ognuna dedicata a specifiche procedure, esprimono chiaramente la filosofia aziendale.

Le materie prime sono lavorate a mano, a partire dalla raccolta, pulizia e sanificazione, fino alla cottura e alla pastorizzazione. Inoltre, la presenza di un magazzino ben organizzato, con i lotti di prodotto corredati da tutte le informazioni necessarie per la tracciabilità, testimonia come SiGi sia garanzia di sicurezza alimentare e trasparenza. A parlare ai microfoni di ItalianBees è stato Silvano Buccolini.

Com'è nata la vostra missione di archeologia del gusto?

SiGi nasce nel 1996 grazie a un'idea mia e di mia moglie Giuliana. Il nostro intento era quello di proporre sul mercato le ricette delle famiglie contadine marchigiane. Per farlo, abbiamo ripiantato frutti antichi ormai dimenticati: tra questi il gelso, il fico bianco e la visciola, che erano caduti in disuso a causa dello scarso successo commerciale.

Sebbene sia vero che alcuni di questi frutti siano troppo piccoli (come le visciole) o si rovinino facilmente (come il gelso), rappresentano prodotti della nostra terra da tutelare e valorizzare per le loro caratteristiche uniche.

Basti pensare alla Visciola al Sole: in passato veniva utilizzata dai contadini come base per una bevanda altamente nutritiva, che donava l’energia necessaria per affrontare la mietitura manuale.”

Quali sono i vostri prodotti di punta e quali segreti nasconde il vostro processo produttivo per garantire uno standard qualitativo così elevato?

“I prodotti di punta dell’azienda, quelli che più di tutti esprimono la storia e la cultura marchigiana, sono le confetture, i sottoli e le sciroppate. Tra le specialità che non rientrano in una categoria merceologica specifica, spiccano le Visciole al Sole.

Per quanto riguarda le lavorazioni, siamo orgogliosi di affermare che, dopo quasi trent'anni di attività, il nostro processo di produzione non è mai cambiato. Effettuiamo un’accurata selezione delle materie prime, che vengono cotte meticolosamente in pentole aperte.

Nelle confetture e nelle sciroppate aggiungiamo soltanto succo di limone; per i sottoli, invece, utilizziamo esclusivamente sale e aceto. I nostri prodotti sono di altissima qualità proprio grazie all’assenza di conservanti, come l'acido citrico o ascorbico. Naturalmente, ogni fase è lavorata integralmente a mano.”

Quali caratteristiche e quali fasi produttive rendono le Visciole al Sole uniche?

“Le Visciole al Sole, oggetto di dottorati di ricerca universitari per le loro straordinarie proprietà benefiche, rappresentano uno dei prodotti simbolo di SiGi. Per questa conserva al naturale, selezioniamo solo i frutti esteticamente e qualitativamente perfetti.

Dopo essere state lavate e asciugate, le visciole vengono inserite in vasi di vetro con una precisa quantità di zucchero. Una volta sigillati, i vasi vengono esposti al sole su apposite tavole per un periodo che oscilla tra i 25 e i 40 giorni.

Durante questa fase, è fondamentale monitorare i vasi quotidianamente, muovendoli e ruotandoli per favorire la disidratazione naturale. In questo processo, il frutto rilascia gradualmente il proprio succo che, sciogliendo lo zucchero, crea un pregiato liquido di autogoverno. Una volta completata l'esposizione, il prodotto viene ritirato e lasciato riposare per un ulteriore mese prima di essere pronto per il consumo.”

Com'è nato il Museo Virtuale dei Frutti Antichi e in che modo l’agricoltura sociale si integra con la digitalizzazione del vostro frutteto?

“Abbiamo deciso di dare vita al Museo Virtuale dei Frutti Antichi per offrire un’opportunità di inclusione sociale anche nel nostro settore. Visitabile direttamente nel frutteto di SiGi, il museo nasce grazie al progetto di agricoltura sociale Tuttincampo e coinvolge, oltre alla nostra azienda, l’Anffas, la Cooperativa Il Faro, la Coldiretti e l’Università di Macerata.

Nel concreto, i ragazzi dell’Anffas che hanno terminato il percorso di studi, ma non sono ancora stati inseriti nel mondo del lavoro, hanno la possibilità di recarsi in azienda ogni lunedì e mercoledì per svolgere attività lavorative e pedagogiche. Credo sia una vera e propria palestra di vita.

Grazie al loro impegno, inoltre, abbiamo digitalizzato il frutteto pilota della nostra azienda, composto da varietà antiche: troviamo, ad esempio, il fico bianco, il gelso nero e quello bianco, il sorbo, il corbezzolo e il cotogno. L’obiettivo è rendere fruibili le informazioni sui frutti antichi a un pubblico ampio. Infatti, è sufficiente visitare il nostro sito web o recarsi in sede e inquadrare il QR code per scoprire le storie che si celano dietro i nostri alberi.”

Quali sono i vini e le bevande aromatizzate che meglio rappresentano la tradizione di SiGi?

SiGi, oltre ai prodotti citati in precedenza, produce anche il cosiddetto Viccotto. Si tratta di un mosto d’uva che viene cotto e poi fatto fermentare e invecchiare in botti di legno aperte. È il nostro orgoglio.

In più, offriamo prodotti a base di vino, che per la legge non sono ritenuti vini, ma bevande aromatizzate. Tra queste, la più rappresentativa del territorio marchigiano è il Vino di Visciole.

Il Giuggiolone, poi, è il risultato della nostra passione e ricerca. Dopo molteplici tentativi, nel 2007 siamo riusciti a mettere in bottiglia un prodotto a cui si dà il nome simbolico di “brodo di giuggiole”, ricavato dalla macerazione delle giuggiole nel vino trebbiano. Il processo di produzione è totalmente naturale e ha una durata di quattro anni. 

Il mio obiettivo per il futuro è quello di far conoscere i nostri prodotti autentici e Made in Italy. Mi impegnerò, quindi, per divulgare il valore della nostra cultura e tradizione.”

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