“Noi non abbiamo una cantina, noi siamo una cantina”: dalle parole di Paola Grillo, titolare della Tenuta Ca’ Sciampagne, emerge fin da subito il desiderio di accorciare le distanze tra produttore e territorio. La sua è un’affermazione potente, che riflette l’identità di un’azienda vitivinicola capace di trovare il proprio equilibrio nell’armonia tra uomo e natura.
Sulle valli del Montefeltro, l’opera umana sembra seguire l'ideale rinascimentale: integrarsi nel paesaggio senza mai sovrastarlo. Allo stesso modo, la cantina produce vini biologici e naturali che assecondano il percorso spontaneo del prodotto. Tenuta Ca’ Sciampagne non poteva che nascere qui, immersa tra le colline di Urbino, città emblema del Rinascimento.
Nessun compromesso convenzionale ed etichette che sfuggono dalle classificazioni canoniche. La proposta spazia tra bianchi, macerati, passiti e ancestrali. Questi ultimi, nello specifico, sono imbottigliati ancora in fermentazione, processo che trasforma gli zuccheri in una bollicina vibrante e mai addomesticata. Il risultato è un sorso deciso, schietto, privo di sovrastrutture.
Da ogni annata l’azienda ricava pezzi unici, che fungono da racconti irripetibili e non cercano mai di assomigliare a quelli dell’anno precedente. Sono vini non per tutti, ma destinati a chi ama i profili dinamici e desidera assaporare gli imprevisti e il potenziale della natura.
A parlarne ai microfoni di ItalianBees è la stessa Paola Grillo.
Perché avete scelto il nome "Ca' Sciampagne" e com’è nata l’idea di far nascere una realtà vitivinicola in questa zona del Montefeltro?
"Ca’ Sciampagne è il nome di una particella catastale storica su cui è piantumata gran parte dei nostri vigneti di Bianchello, vitigno autoctono del nostro territorio noto anche come Biancame.
L’idea di aprire una cantina prende forma nei primi anni 2000, mossa dal desiderio di mio marito di realizzare un sogno legato ai ricordi d’infanzia. Venendo da una famiglia di vignaioli, custodisce immagini nitide, fatte di botti e del rito di assaggiare i mosti appena pressati.
Con la nostra azienda abbiamo voluto riprendere la vinificazione del tempo; all’epoca non esistevano i prodotti sistemici e nemmeno il concetto del biologico. Era un’agricoltura spontanea: ciò che proveniva dalla terra veniva restituito alla terra, e ogni scarto dell’uva tornava in circolo come concimazione.
Siamo diventati naturali quando ancora non esisteva una categoria specifica che ci definisse. Solo a partire dal 2008 sono nati i primi eventi dedicati ai vini naturali, ai quali abbiamo partecipato senza sapere se altri, come noi, avessero avuto le nostre stesse idee e la stessa voglia di diversificarsi, portando sul mercato un prodotto davvero genuino."
Qual è stata la visione che vi ha guidato nella scelta dei vitigni?
"Quando abbiamo acquistato questa proprietà, era una stalla con fienile circondata da vigne in stato di abbandono. Abbiamo scelto di recuperare i vecchi filari, piantumati negli anni ’60, e di affiancarne di nuovi.
Ciò che ci è sembrato interessante è che fossero già presenti vitigni internazionali come lo Chardonnay e il Sauvignon Blanc. Noi, per dare voce a questo territorio, abbiamo introdotto gli autoctoni: il Bianchello, il Sangiovese e l’Aleatico."
Qual è il vostro approccio in cantina e quali sono le fasi chiave della vinificazione?
“Le nostre scelte di vinificazione nascono, prima di tutto, dal rapporto che abbiamo con la terra. La nostra visione si spinge oltre i protocolli del biologico; in campo, infatti, abbiamo deciso di eliminare anche zolfo e rame, preferendo prevenire piuttosto che curare.
Stimoliamo le difese immunitarie della vite con ciò che la natura stessa ci offre, utilizzando la zeolite, il tannino del legno e il decotto di ortica.
In cantina, questo rispetto si traduce in una fermentazione spontanea che esclude filtrazioni o chiarifiche. I nostri sono vini gravitazionali: assecondiamo il movimento naturale del prodotto che lavora sempre dall’alto verso il basso, fino a un imbottigliamento manuale che avviene per caduta. È un processo lento, che preserva l'integrità e l'energia del vino senza alcuno stress meccanico."
Le vostre etichette narrano ognuna una storia specifica o sono tutte parte di un unico racconto del territorio?

“Il nostro obiettivo è esprimere l’essenza del nostro territorio. Per questo motivo, vinifichiamo esclusivamente uve di nostra produzione, puntando soprattutto sul vitigno più rappresentativo del Montefeltro: il Bianchello. Si tratta di un'uva dalla forza espressiva straordinaria che ci permette di sperimentare lavorazioni diverse, ognuna delle quali fa nascere vini con un’identità unica.
Produciamo solo vini naturali, definiti così poiché partono da una fermentazione spontanea. L’intervento umano è minimo ed esclude categoricamente l’uso di prodotti di sintesi o correzioni in fase di chiarifica. Per noi è importante che sia la terra a dettare regole.
Questo processo di identificazione si riflette anche nelle nostre etichette. Di per sé i vini che produciamo hanno nomi molto evocativi e raccontano la nostra storia: il Simandro è un Bianchello in purezza, ed è un omaggio ai nostri figli, Simone e Alessandro, che fin da bambini hanno vissuto con noi la vigna.
Il BelloRibelle è un Orange Wine ottenuto da uve Biancame macerate sulle bucce, che sprigiona aromi terziari e un carattere difficile da ingabbiare. Ci piaceva immaginare il vitigno che si ribella agli standard classici per mostrare il suo lato più autentico e selvaggio.
Con il Revoluscion, il nostro ancestrale di Bianchello non sboccato, la ribellione si fa eleganza. Questo vino termina la sua prima fermentazione in bottiglia, regalandoci una bollicina molto fine.
Infine, i vini che sigillano il legame più profondo con la famiglia sono i Passiti. Le uve, appese in fruttaia, seguono tempi lenti. Una parte viene lavorata a dicembre, con una macerazione di sei mesi, mentre un’altra attende fino al Giovedì Santo. Quest'ultima affronta un affinamento di almeno sette anni in barrique di legni diversi — frassino, ciliegio, rovere, robinia o gelso — dove ogni essenza dona al vino una sfumatura diversa, preziosa e irripetibile."
Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?
“Nel nostro lavoro, abbiamo sempre cercato di dare il massimo, superando di anno in anno i nostri limiti. Più che il lato economico, per la nostra famiglia è essenziale non rimanere statici sulle nostre certezze, ma andare oltre, offrendo al consumatore un prodotto sempre in divenire.”
Obiettivo ambizioso, quello di Tenuta Ca’ Sciampagne, azienda portata avanti da una famiglia di vignaioli che vive in prima linea ogni fase della vinificazione, dalla cura della terra fino all'imbottigliamento.
Proporre vini naturali, spesso fuori dagli schemi, è una scelta rischiosa che però soffia a favore di vento, grazie alla posizione privilegiata nel Parco delle Cesane. Un’area naturalistica in cui il concetto del biologico è condiviso da tutti e dove l’assenza di contaminazioni permette al vino di restare, semplicemente, sé stesso.

