Azienda Agricola SoleLuna: i frutti della terra
Articolo di Beatrice Amadei

L’Azienda agricola SoleLuna è nata nel 2015, ma racconta una storia di generazioni cresciute con le mani nella terra.

Il mestiere dell’agricoltore è difficile: bisogna affidarsi al cielo, al tempo, alle annate che non sempre saranno buone, un po' anche alla fortuna ma, come ci dice Ilaria, la titolare, se hai passione e voglia di fare le soddisfazioni arrivano.

SoleLuna è una piccola realtà biologica e dall’attenzione verso la natura e dalla cura dei campi escono prodotti che sanno di genuino: dalle verdure, alle composizioni a base di verdure, all’olio, alla farina e da qualche anno anche al miele.

È un mondo tutto da scoprire, che vive con meccanismi suoi, con cicli di vita che si ripetono di anno in anno e che Ilaria oggi ci ha provato a spiegare.


Buongiorno Ilaria, com'è nata l’azienda? 

“Quest’azienda è nata dalla passione che ci è stata tramandata dai nostri nonni: sia i miei che quelli di mio marito, ai tempi, erano agricoltori e qui era tutto coltivato da loro. 

Mio marito è cresciuto in questo ambiente e si è appassionato subito all’agricoltura quindi, quando è stato sufficientemente grande, oltre ad aiutare il nonno, aveva sviluppato anche il progetto di aprire un’azienda agricola tutta sua. L’ha fatto nel 2011: si chiamava Cà Bianca perché i suoi nonni abitavano alla Cà Bianca di Posara. 

Insieme abbiamo poi deciso di indirizzarci verso una produzione biologica e nel 2015 ho aperto SoleLuna, prendendo piano piano tutte le certificazioni.

Abbiamo trasformato quella che era una vecchia stalla in un laboratorio di trasformazione e all’interno dell’azienda possiamo curare tutta la filiera: dalla semina, alla coltivazione fino al prodotto finito che potrebbe essere una passata di pomodoro, così come delle zucchine sott’olio, la farina, marmellate, il miele, o anche insalate pronte. 

I prodotti finiti vanno sia al privato che ai negozi, d’estate ho anche un giro di consegne a domicilio e, per chi vuole, facciamo anche vendita diretta. Solitamente, raccogliendo il mattino stesso, chi ha bisogno di qualcosa la sera prima mi chiama e così io posso raccogliere direttamente ciò che verranno a prendere.”

Da cosa nasce il nome SoleLuna?

“Il nome SoleLuna è un gioco di parole sulla nostra posizione geografica: noi ci troviamo a Soliera quindi Sole e in Lunigiana quindi Luna. Per di più i cicli del sole e della luna sono parte fondamentale dell’agricoltura: un nome, quindi, che ci rappresentava a pieno.”


Cosa significa per voi essere biologici?

“Ottenere la certificazione di biologico è un iter molto lungo: i campi devono essere tenuti in periodo di conversione, non devi usare nessun prodotto chimico di sintesi, passato quel tempo ti verranno fatte le analisi sul terreno e a quel punto potrai avere la certificazione. Credo però che, arrivati ad oggi, questa sia la decisione definitiva: nella società e nelle condizioni ambientali in cui ci troviamo, in cui abbiamo sfruttato tutto quello che potevamo dall'ambiente e dalla natura, ci vuole, a mio avviso, un andamento più consapevole, sia da parte del produttore prima di tutto, che poi del consumatore.”


Cosa seminate in primavera? 

“In questo periodo iniziamo con la semina sia di quelle verdure che andranno poi a fiore e frutto, come pomodori, melanzane, peperoni e zucchine, sia di tutto quello che andrà poi a foglia, come bietole, insalata, prezzemolo e basilico. 

Le semenze ce le facciamo noi di anno in anno, tranne quelle delle zucchine.”

Come avviene la semina?

“Prima di tutto piantiamo il seme: alcuni vasetti li facciamo a mano, mentre per altri abbiamo una macchina seminatrice. 

Noi seguiamo ancora il calendario della luna: in luna calante si semina tutto quello che va a foglia, in luna crescente tutto quello che va a frutto. Anche perché una volta si diceva che con la luna crescente se semini le verdure a foglia andranno a fiore.

Una volta che le piantine nascono vengono poi trapiantate. In questa fase usiamo un telo pacciamante, la tecnica si chiama pacciamatura, proprio perché in agricoltura biologica sono vietati tutti i diserbanti e per evitare che dalla terra nascano le erbacce si mette questo telo che è in materiale biodegradabile: in amido di mais. Viene steso, sotto crea un microclima difficile per le erbacce, poi viene bucato e piantata la piantina. 

Per annaffiare noi qui a Soliera possiamo basarci sull’acqua del Consorzio Toscana Nord che funziona sì e no: gli impianti sono molto molto vecchi e andrebbe fatta una manutenzione, se non una sostituzione.” 


Producete anche miele, quante api avete?

“Abbiamo iniziato da poco: sono 3 anni che abbiamo messo le api. 

Siamo partiti da 3 cassette di famiglie nuove, piccole, che lavoravano su 4 o 5 telaini al massimo. Piano piano si sono poi ingrandite e, attraverso le sciamature, siamo riusciti a fare altre 2 cassette.

Tre di queste cassette sono forti, una invece ha perso la regina e le abbiamo dato quindi nuovi telaini per costruirsi una nuova regina. Praticamente abbiamo preso dei telaini dalle altre cassette con la covata della loro regina non ancora schiusa. Finché le api possono nutrire la covata, infatti, possono ancora decidere se farne un’ape operaia o un’ape regina. L'operaia viene nutrita con il miele e con il polline, la regina invece con la pappa reale: diventa più grande, le api stesse le costruiscono una cella più grande per farla crescere e invece di avere le classiche striature nasce tutta marrone.” 

Che tipo di miele fate?

“Se la stagione è buona qui si fanno l'acacio, il millefiori e il castagno. 

L'anno appena passato, per esempio, siamo riusciti a fare l'acacio e un millefiori misto a castagno: molto carico, non troppo dolce ma con un sentore leggermente amaro. 

Il miele devi stare attendo a farlo in base alle fioriture: quando vedi che l'acacio, il primo a fiorire, è ormai sfiorito devi subito togliere i mielari per non contaminarlo con il millefiori che fiorisce subito dopo, perché le api continuano comunque a fare il loro lavoro.”


Praticamente in questa azienda fate un po' di tutto.

“Noi cerchiamo di essere polivalenti, ma le grosse produzioni le abbiamo con gli ortaggi

Il nostro prodotto di punta è una composta che facciamo con la cipolla di Treschietto: la cipolla viene caramellata e si mangia molto bene abbinata alle carni.

Poi ci sono le passate di pomodoro, le verdure sott’olio, le insalate già pronte con i pomodorini e anche le marmellate. D’inverno, per esempio, collaboriamo anche con un’altra azienda biologica nella piana di Sibari, in Calabria, ci scambiamo prodotti e loro ci mandano gli agrumi con cui prepariamo una marmellata di agrumi e vaniglia.

Siamo comunque un’azienda artigianale a conduzione familiare: la nostra produzione è piccola e a noi va bene così. 

Tra l’altro molte delle coltivazioni che abbiamo sono dislocate qua e là perché in Lunigiana è difficile avere tutto nello stesso posto: c’è tanto abbandono e i campi non sono facili da coltivare. Per esempio il campo dove teniamo gli ulivi dista circa 40 minuti con il trattore e quindi, nel momento della raccolta o della potatura, passiamo l’intera giornata lontano da qui.”


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