L’Orto di Alberico valorizza il potenziale della natura
Articolo di Francesco Fravolini

L’Orto di Alberico è in via di Fioranello 34, nella periferia a Sud di Roma, completamente immerso nella natura, mentre l’accogliente casale permette di vivere un’esperienza originale in un luogo suggestivo.

Il cuoco è ispirato alla natura quando prepara i suoi piatti e il risultato si trasforma in una vera e propria esplosione di colori, profumi, sapori. Gli ingredienti biologici insieme alle tradizioni degli antichi saperi sono bene inseriti nel luogo, dove è possibile mangiare cibo sano e biologico accompagnato da ottimi vini pregiati come L’Alberico e le altre etichette della Tenuta.

L’Orto di Alberico consente al visitatore di vivere in un luogo inserito in un quadro disegnato dalla natura. È importante rilassare la propria mente nel verde e passeggiare nella natura, perché possiamo riscoprire le particolarità di un tempo antico.

Marco Maria Bellini, Responsabile Ristorazione Tenuta Principe Alberico, racconta la storia dell’azienda agricola, soffermando alcune riflessioni sulla lavorazione dei prodotti e sul ruolo del biologico.

Quando comincia l’attività agricola e perché?

«La Tenuta nasce nel 1946 quando un giovane principe, Alberico Boncompagni Ludovisi, eredita questo terreno e, giacché era un agricoltore, si appassiona al mondo del vino. A quel punto decide di sfruttare questa terra vulcanica per impiantare alcune varietà di vite. Nel Lazio erano ancora poco conosciuti gli internazionali, era una zona adibita principalmente ai vini bianchi; il principe decide di piantare un buon Merlot, del Cabernet Sauvignon, il Semillon e la Malvasia di Candia. Da questa decisione nasce una produzione interamente biologica perché Alberico Boncompagni Ludovisi era molto dedito e attento al processo naturale di fermentazione, soprattutto della lavorazione del terreno. Il principe, pertanto, sin dal 1946, accompagnato dai braccianti e dagli animali da pascolo inizia queste produzioni che portiamo avanti da oltre 70 anni».


Che tipo di lavorazione viene adottata?

«Siamo tutti legati con radici profonde all’agricoltura. E ciò è relativo a tutte le lavorazioni che riguardano la nostra azienda. Mi spiego meglio. I semi che lavoriamo in cucina derivano da questa tenuta. Non solo. Ci appassiona riproporre cicli stagionali della lavorazione di alcuni prodotti che spesso festeggiamo anche tutti insieme.

Mi fa piacere ricordare alcuni esempi come il pianto della vite, ovvero la ripresa del ciclo vegetativo della pianta; i primi carciofi raccolti che seguono una sorta di grande sagra aziendale; la vendemmia, in cui di solito si fa a gara a chi riempie più velocemente il primo secchio; la spremitura delle olive accompagnata da un pomeriggio di bruschette condite con il nuovo olio extravergine».

C’è una passione verso l’agricoltura?

«La nostra volontà è quella di avere un ecosistema che possa proseguire in autonomia; tutto ciò è anche dovuto all’ausilio di altri esemplari come le api (abbiamo circa mezzo milione in azienda). Voglio ricordare che le api sono sinonimo di benessere e ci rende particolarmente felici il fatto di custodirle e di averle nella Tenuta.

Non posso dimenticare la produzione di formaggi che derivano da capre e pecorelle degli allevatori del Parco dell’Appia Antica che pascolano nella Tenuta in zone adibite.

Sono da ricordare anche le produzioni di olio e di cereali di grano tenero e farro, senza dimenticare le cinque etichette del vino che è il prodotto principale dell’azienda agricola, insieme naturalmente a tutta la produzione ortofrutticola».

Che varietà di prodotti lavorate?

«Il core aziendale è sicuramente il vino: abbiamo circa 21 ettari vitati a disposizione dai quali andiamo a ricavare le nostre cinque etichette. Nei 127 ettari che compongono la tenuta coltiviamo anche l’erba medica, diversi prodotti ortofrutticoli, i cereali, le farine, l’olio extravergine qualità leccino, frantoio, rosciola e itrana. Torniamo al vino e troviamo protagonisti i serbatoi per la fermentazione, subito dopo le botti e le barrique in rovere. Abbiamo due prodotti principali: Appia Antica 400 e Alberico».


Che ruolo svolge il biologico nell’azienda? 

«Il biologico è il focus della nostra attività. Tutti i prodotti che produciamo sono certificati e seguiti con una specifica attenzione legata al biologico, talvolta anche esagerando perché vogliamo avere in azienda un processo produttivo decisamente naturale, proprio perché crediamo nel biologico». 

Qual è il prodotto più richiesto?

«Ci presentiamo come una cantina con vigneto che è il ruolo centrale, ma da diversi anni offriamo anche la ristorazione. Quindi tutti i nostri prodotti coltivati nella Tenuta si possono ritrovare a tavola e sono differenti le richieste e le esigenze dei nostri ospiti.

Vendiamo all’estero anche il vino che rimane il nostro trampolino di lancio. È sicuramente il prodotto più richiesto e assicura a tutti noi grande soddisfazione nel vedere apprezzamento da parte delle persone che vengono a conoscere le nostre etichette».     



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