Abricot Atelier: identità cucita su misura

Articolo di Claudia Bouvier Calderone

Mi capita spesso di aprire gli armadi di mia madre insieme a lei e di attraversare, abito dopo abito, tutta la sua storia. Ogni vestito custodisce un ricordo, un momento vissuto: metri di tessuto ricamato, a volte ampio, altre stretto, che conservano ancora il segno del tempo.

“Questo l’ho indossato per i miei 50 anni. Questo lo mettevo da ragazza, quando uscivo con tuo padre.”

Ogni abito porta con sé una memoria cucita addosso: una festa, un amore, un cambio di stagione, la trasformazione del corpo, l’inizio di un periodo difficile e le sue vittorie. Versioni di sé che non esistono più, ma che continuano a vivere tra pieghe, bottoni e ricami.

Mi capita spesso di accompagnarla in questi viaggi silenziosi. Davanti a quei tessuti capisco che la moda, prima ancora di essere immagine o tendenza, è una testimonianza intima del tempo. Un vestito non è mai soltanto un vestito: è il corpo che lo ha abitato, il momento che ha attraversato, la persona che è stata. Ci sono abiti severi, quasi solenni; altri leggeri, audaci, capaci di raccontare un’età in cui tutto sembrava possibile. E in quel gesto di aprire ante e cassetti, il guardaroba si trasforma in una geografia di sentimenti, un atlante di vite passate.

Forse è proprio da qui che nasce il fascino di Abricot Atelier: dall’idea che un capo possa custodire molto più del suo taglio o della sua stoffa. Che possa diventare eredità, racconto, memoria da tramandare. In un’epoca in cui tutto sembra consumarsi in fretta, esistono ancora luoghi in cui il vestire torna a essere un gesto lento e artigianale, capace di restituire valore alla storia personale di chi lo indossa.

È da questa visione che prende forma il dialogo con Abricot Atelier, un atelier che sembra cucire non soltanto abiti, ma identità sulla pelle.


Abricot Atelier si racconta come un luogo fatto di unicità, memoria e poesia, dove ogni capo sembra custodire una storia: come presenteresti il tuo progetto a chi lo incontra per la prima volta, e cosa lo rende davvero unico nel panorama della moda contemporanea?

“Io sono Giulia e sono la titolare di Abricot Atelier, un piccolo atelier nato nel 2019, dove confezioniamo abiti su misura ispirati al mondo di una volta, ma reinterpretati per il presente.

All’inizio facevo tutto da sola; oggi siamo cresciute e il team è composto da tre persone - io, Sabrina e Noemi - oltre a una magliaia di fiducia che segue tutta la parte di maglieria.

Ciò che ci rende uniche è il fatto di gestire internamente ogni fase del processo, dall’ideazione alla confezione finale, senza affidarci ad aziende esterne. È una sartoria d’altri tempi con uno sguardo contemporaneo: grazie al nostro shop online, le clienti possono inviarci le loro misure anche a distanza. Noi realizziamo un cartamodello personalizzato e seguiamo tutto il processo fino alla spedizione dell’abito finito.”

Nel panorama dei brand indipendenti, sempre più realtà parlano di artigianalità e slow fashion: quali sono gli elementi che rendono Abricot Atelier una voce distintiva sul mercato?

“Ci distingue la possibilità di realizzare abiti su misura a distanza, in modo semplice e accessibile.

Quando riceviamo un ordine online, inviamo alla cliente una scheda dettagliata da compilare con le proprie misure, accompagnata da un video esplicativo e da alcune illustrazioni che aiutano a prendere correttamente ogni riferimento.

Se necessario, organizziamo anche videochiamate per guidare la cliente durante il processo. Una volta ricevute le misure, disegniamo un cartamodello personalizzato per ogni persona.

Non utilizziamo taglie standard, ed è un aspetto molto importante per noi. Oggi la moda tende sempre più a uniformare i corpi a standard che raramente rappresentano davvero tutti. Il nostro obiettivo, invece, è fare in modo che ogni abito calzi perfettamente su chi lo indossa.

Inoltre, ci ispiriamo al vintage senza limitarci a riprodurre fedelmente i capi degli anni ’50, ’60 o ’70: re-interpretiamo loro in chiave contemporanea, creando uno stile riconoscibile e attuale.”

In un momento in cui la sostenibilità è diventata centrale nel racconto di molti brand, per Abricot non si tratta di una strategia di marketing, ma della conseguenza naturale di un modo di lavorare fuori dalle logiche della produzione di massa. In che modo traducete ogni giorno questo valore in scelte concrete?

"Il nostro lavoro si sviluppa in due dimensioni. La prima riguarda la creazione di due collezioni l’anno, primavera/estate e autunno/inverno, ognuna costruita attorno a un tema preciso e pensata sempre su misura della cliente. Ogni abito nasce per raccontare una storia: storie di arte, donne, musica, cinema e di tutte quelle passioni che ispirano il mio processo creativo.

La seconda dimensione, invece, riguarda il mondo sposa e cerimonia, che seguiamo esclusivamente in atelier attraverso incontri e prove fisiche. In questi casi, l’abito viene progettato insieme alla cliente, passo dopo passo, fino a dare forma a qualcosa di realmente personale.”

Questo approccio permette al brand di produrre soltanto ciò che viene realmente desiderato e che sarà effettivamente indossato, riducendo drasticamente le rimanenze di magazzino."

La scelta di lavorare con materiali di recupero e produzioni limitate nasce prima come gesto creativo o come presa di posizione etica nei confronti dell’industria della moda?

“Da Abricot scegliamo di utilizzare tessuti di recupero, ma il nostro approccio unisce sempre creatività ed etica.

Utilizziamo principalmente tessuti deadstock, ovvero rimanenze provenienti da altre aziende. Inoltre, durante il taglio dei cartamodelli, cerchiamo di ridurre al minimo gli sprechi di tessuto.

Anche gli scarti più piccoli vengono recuperati e donati a realtà che realizzano oggettistica artigianale oppure ad asili, dove vengono utilizzati per attività creative con i bambini.

Il nostro impegno verso la sostenibilità si riflette anche nella scelta del packaging, completamente in carta, e nell’attenzione alle spedizioni: quando possibile, accorpiamo più ordini della stessa cliente per limitare il traffico dei corrieri e ridurre l’impatto ambientale.”

Guardando al futuro, pensi che un progetto come Abricot Atelier possa crescere mantenendo intatta la sua dimensione intima e sostenibile, oppure la sua forza risiede proprio nel restare una realtà di nicchia?

“Non vogliamo restare una realtà di nicchia. Forse ho smesso di esserlo nel momento in cui ho iniziato a costruire un team e ad assumere collaboratrici.

Quello che voglio mantenere, però, è l’autenticità del progetto: continuare a essere una realtà vera, trasparente, etica e sostenibile. E, conoscendomi, non credo riuscirei a fare diversamente.”

In un tempo che accelera tutto, Abricot Atelier sembra ricordarci che alcuni abiti non servono soltanto a vestirci, ma a custodire chi siamo stati, trasformando il tessuto in una memoria viva tra passato, presente e futuro.



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