Apicoltura Laura Colombo: dolce nomadismo tra acacia e castagno

Articolo di Nicole Pastore

Quando si parla di apicoltura italiana, si parla di passione, natura e resilienza. È questo lo spirito che guida Apicoltura Laura Colombo, una realtà familiare del Novarese che, negli ultimi anni, ha conquistato sempre più estimatori grazie a un miele artigianale autentico, prodotto con metodi rispettosi delle api e del territorio.

Abbiamo incontrato Laura Colombo, fondatrice e anima dell’azienda, per conoscere meglio il percorso, le caratteristiche e la direzione della sua attività di apicoltura.

Com’è nata l’attività di Apicoltura Laura Colombo e come si è sviluppata nel tempo?

"È iniziato circa quattordici anni fa, quasi per caso. Mio marito – che allora era il mio fidanzato – aveva la passione per le api. Per me era un modo per stare insieme a lui: lo accompagnavo in apiario e da lì mi sono appassionata. Già studiavo agraria e quell’incontro con il mondo delle api è stato decisivo».

Laura decide di proseguire con l’università, approfondendo anche gli aspetti di veterinaria legati agli animali. Segue corsi specifici di apicoltura e dedica la sua tesi alle api regine. «Alla fine del percorso accademico sapevo che quello sarebbe stato il mio futuro. Così, nel 2017, ho aperto ufficialmente Apicoltura Laura Colombo: sono partita con 30 alveari e oggi ne ho quasi un centinaio, con punte fino a 150 nuclei in inverno».

Una crescita lenta, ma solida, che porta anche a una scelta precisa: non l’ingrosso, ma la vendita diretta. «Mi piace raccontare i miei prodotti, partecipare a fiere, incontrare le persone e accoglierle in azienda".

Quali prodotti realizzate e qual è il vostro prodotto di punta?

"Il cuore della nostra produzione è il miele. Vendiamo solo miele artigianale dei nostri alveari e non acquistiamo mai da altre aziende. Ci teniamo che ogni vasetto sia frutto del nostro lavoro e del nostro territorio».

Apicoltura Laura Colombo pratica il nomadismo apistico, ovvero lo spostamento degli alveari in base alle fioriture. «Abbiamo diverse postazioni: a Oleggio, nel Parco del Ticino, produciamo il millefiori; poi seguiamo la fioritura dell’acacia e ci spostiamo in montagna per il castagno o per una seconda acacia. In questo modo otteniamo un ventaglio di mieli che raccontano la biodiversità del territorio».

Accanto al miele, l’azienda propone propoli, nuclei d’api e prodotti nati da collaborazioni locali: «Abbiamo fatto realizzare caramelle e torroni al miele, molto apprezzati soprattutto a Natale. Ultimamente abbiamo avviato una collaborazione con un birrificio: insieme abbiamo creato una birra al miele di castagno e tiglio, la “Castiglia”, che piace molto ai clienti".

Qual è il prodotto preferito dai vostri clienti?

"Direi che i più amati sono i due mieli opposti: il miele di acacia, dolce e delicato, e il miele di castagno, intenso e deciso. È curioso perché dividono i clienti: c’è chi compra solo acacia e chi solo castagno, senza cambiare mai. Poi ci sono quelli che amano assaggiare tutto e si lasciano sorprendere».

Ogni anno, anche nella stessa postazione, il miele può cambiare: «Le api possono raccogliere nettare da fiori diversi e le caratteristiche variano. Per questo faccio sempre assaggiare i mieli: è bello far scoprire queste sfumature. In estate va molto la birra al miele, mentre a Natale i torroncini sono richiestissimi. Ma il miele rimane sempre il cuore della nostra attività".

Quali sono le fasi e i metodi di produzione del vostro miele?

"Il miele, di per sé, è semplice da produrre, se l’alveare è in salute e il clima lo consente. Il nostro compito è accompagnare le api. Ogni quindici giorni circa spostiamo gli alveari, seguendo le fioriture. Sopra le arnie mettiamo i melari, che vengono riempiti naturalmente. Alla fine della fioritura li raccogliamo e li portiamo in laboratorio. 


È importante dire che lasciamo sempre miele alle api: non portiamo mai via tutto». Il processo tecnico prevede più passaggi. «Quando raccogliamo, il miele ha un’umidità intorno al 20%. Per poter essere stabile e vendibile, deve scendere sotto il 18%; per questo lo deumidifichiamo


Poi passiamo alla smielatura: i favi opercolati vengono disopercolati manualmente, con una forchetta, e inseriti nello smielatore. Per forza centrifuga il miele fuoriesce dalle celle e viene filtrato per caduta attraverso due setacci, uno più grossolano e uno più fine. Alla fine, viene raccolto nei maturatori».


Qui riposa circa un mese, tempo necessario perché la schiuma superficiale – dovuta all’ossigenazione – si separi. «Non subisce mai trattamenti termici né esposizioni a luce o calore: resta così com’è nell’alveare, un prodotto genuino e naturale».

Infine, un aspetto importante è la cristallizzazione: «Molti la considerano un difetto, ma in realtà è un pregio. Significa che il miele non è stato scaldato e ha mantenuto intatti i suoi legami. Il miele di tiglio, ad esempio, cristallizza facilmente in inverno: è il segno che è autentico".

Quali difficoltà deve affrontare oggi un’apicoltrice?

"Negli ultimi anni è diventato molto difficile fare apicoltura a causa del cambiamento climatico. Ci sono annate di siccità estrema, altre con piogge continue, oppure inverni caldi seguiti da gelate tardive che rovinano le fioriture. Con le api ho imparato a osservare la natura in modo diverso: basta uno o due gradi in più o in meno per cambiare tutto».

A queste sfide si sommano imprevisti devastanti. «Nel 2020 un’alluvione del fiume Sesia ha portato via tutti i miei alveari, e non solo i miei: è stato un disastro per tanti apicoltori. In quel momento dovevo scegliere se mollare o ripartire. 

Grazie all’aiuto degli altri apicoltori, che ci hanno regalato attrezzature e api, e con la forza della mia famiglia, abbiamo ricominciato da capo. Nel giro di un paio d’anni siamo tornati ai nostri numeri".

Che progetti avete per il futuro?

"Non voglio diventare troppo grande. Mi piace mantenere l’attività a livello familiare: è la nostra, non solo la mia. Mio marito mi aiuta quando può e mia figlia, che ha tre anni, già ama starmi accanto quando sposto le cassette. È il suo mondo».


L’obiettivo è continuare a collaborare con artigiani locali e a sperimentare: «Ogni anno nasce un progetto diverso: biscotti, torroni, birre... L’importante è restare fedeli ai nostri valori di autenticità e legame con il territorio».

E conclude con una riflessione che sa di filosofia di vita: «In agricoltura sei sempre “sotto questo cielo”: non puoi controllare tutto, ma puoi scegliere come affrontarlo». E sembra che l’Apicoltura Laura Colombo su questo abbia le idee chiare: una grande passione e un rispetto immenso per il territorio".

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