C’è forse una frase che, più di tutte, racchiude l’essenza attuale di Aurora Penne: “Questo è il sesto dei nostri prossimi cento anni”. Vero simbolo del Made in Italy, l'azienda rappresenta l’eccellenza italiana nel mondo, con creazioni esposte al MoMA di New York. Un prestigio suggellato nel 2022 dalla nomina a Cavaliere del Lavoro del Presidente e Amministratore Delegato, Cesare Verona, da parte del Presidente Mattarella.
Eppure, per comprendere la grandezza di questo fiore all’occhiello italiano, non bastano numeri, titoli o premi. È necessario osservarlo da vicino, immergendosi nel Museo della Scrittura e nella Manifattura per respirare l’italianità sprigionata dallo splendido complesso storico in cui nascono gli strumenti di scrittura che raggiungono ogni angolo del globo.
Per farci raccontare questa storia, abbiamo avuto il piacere e l’onore di incontrare proprio Cesare Verona, che ha tracciato una linea temporale — magari utilizzando una Aurora 88 — partendo dalle radici del passato, ma con uno sguardo nitido rivolto verso il futuro.
Come nasce e qual è la storia dell’azienda?
"Sono Cesare Verona e oggi desidero accompagnarvi in un viaggio alle origini di Aurora: un racconto che svela come prendono vita le nostre penne e la nostra identità. Tutto ha inizio nel cuore di Torino, ai primi del Novecento, nella storica via della Basilica. Durante la Seconda Guerra Mondiale, tuttavia, i bombardamenti degli Alleati colpirono duramente l'azienda, portando alla perdita di gran parte della nostra memoria storica.
Da quella rinascita ci siamo trasferiti dove ci troviamo ancora oggi, in strada da Bertolla all’Abbadia di Stura. Qui, tra le mura di un antico complesso medievale, storia, racconto e manifattura si intrecciano in un luogo magico, dove spero di potervi accogliere per emozionarvi con il fascino del Made in Italy".
Come si riesce a restare al passo con i tempi mantenendo i propri valori?

"Aurora ha sede nell’Abbadia di Stura, un luogo che da oltre un secolo custodisce il pensiero e il Made in Italy, inteso come il "bello e ben fatto" italiano. Il nostro processo parte da un’idea per arrivare al prodotto finito: un oggetto che scrive ed emoziona, realizzato grazie a maestranze italiane e all'eccellenza delle nostre artigiane e artigiani. Utilizziamo esclusivamente materie prime italiane ed europee.
Siamo immersi in un complesso settecentesco adiacente all'Abbazia, in un luogo dove scorre l'acqua che già nel Settecento e nell'Ottocento alimentava la manifattura. Qui, Aurora riesce a coniugare la capacità tecnica e il saper fare antico con una chiara visione del domani. Tutto il nostro processo produttivo è stato digitalizzato: abbiamo introdotto la metodologia Lean, ovvero a "flusso teso", che ci permette di mantenere un magazzino ridotto e di rispondere al mercato con estrema rapidità.
Abbiamo numerosi progetti di innovazione in cantiere per accompagnare — come auspichiamo — la quinta generazione in questa magnifica avventura chiamata Aurora".
Quali sono le tecniche di produzione delle vostre penne?
"Aurora custodisce un’identità profonda, un vero e proprio passaporto simboleggiato dal punzone più antico della città ancora in attività. Le nostre tecniche artigianali si intrecciano con la sapienza orafa: plasmiamo le resine, modifichiamo e decoriamo i metalli. Non possiamo poi dimenticare il pennino, che rappresenta il cuore pulsante dell'oggetto, paragonabile al motore dodici cilindri di una Ferrari.
Noi personalizziamo il tratto realizzando ogni pennino come se fosse un abito su misura, un prodotto tagliato esattamente sulle esigenze del consumatore. Scrivere con una nostra penna è un'avventura sensoriale: è un'esperienza tattile, ma anche olfattiva. Quando si scrive sulla carta, oltre a imprimere il segno dell’uomo, si trasferiscono odori, memorie e ricordi.
La nostra penna è anche un'icona di design: abbiamo due modelli esposti al MoMA di New York come massima espressione del "bello e ben fatto" italiano. Poiché gestiamo l'intero ciclo produttivo all'interno della nostra manifattura, essa è interamente visitabile. Invito quindi tutti i lettori e gli appassionati a venirci a trovare per scoprire, dal vivo, come nascono le penne Aurora".
C’è una penna alla quale è particolarmente affezionato?
"È difficile dire a quale penna io sia più affezionato; va a momenti. Se mi aveste posto questa domanda tempo fa, avrei risposto una penna in lacca rossa, bellissima. Oggi, invece, è questa qui: l’Aurora 88, disegnata da Marcello Nizzoli, un pilastro del design italiano. Recentemente mia madre ha compiuto 88 anni e per l'occasione abbiamo creato un’edizione speciale, impreziosita dalle firme di noi figli e dei nipoti; un oggetto a cui sono profondamente legato.
Magari tra un anno nascerà una "nuova bambina" capace di emozionarmi e che avrò voglia di tenere accanto. Mi piace ricordare che le penne si possono cambiare proprio come si fa con le camicie o le cravatte: ho l’abitudine di scegliere uno strumento particolare in funzione dell'abito che indosso.
Grazie alla gamma di oltre dieci tonalità di inchiostri che Aurora produce, mi diverto ad abbinare i colori: posso scegliere una penna verde con il vezzo di scrivere in verde, o una rossa per scrivere in rosso. Naturalmente il blu e il nero restano i colori che utilizzo maggiormente, ma tutto dipende dall'ispirazione del momento".
Quanto vi rende orgogliosi essere un rappresentante di spicco dell’Italia nel mondo?

"Il mio rapporto con il Made in Italy è viscerale. Una delle prime azioni che ho intrapreso al mio arrivo in azienda è stata quella di installare un pennino all'ingresso e issare la bandiera italiana all'esterno.
Quel vessillo è illuminato ogni singola notte e, ogni volta che il vento lo logora, pretendo che venga sostituito per essere sempre nuovo e intonso.
Persino chi ci telefona viene accolto dalle note dell'Inno di Mameli durante l'attesa. Il Made in Italy non è un semplice marchio, ma accompagna il nostro intero modo di essere: abbiamo scelto con determinazione di essere una manifattura italiana.
Abbiamo scelto di fare impresa in Italia perché siamo profondamente legati alle nostre radici, e i nostri prodotti sono l'espressione autentica di questo impegno".
Come nasce l'idea di creare un vero e proprio museo dedicato nel complesso di Aurora?
"Sopra Aurora sorge Officine della Scrittura, un museo dedicato al segno dell’uomo. Fin dalle origini, l'essere umano ha impresso la propria mano sulla roccia per raccontare di sé; per questo abbiamo voluto inaugurare un luogo che parli alle scuole, ai giovani, agli architetti e ai collezionisti di penne, celebrando la bellezza del segno che l’uomo continua a tracciare.
La struttura ospita una Galleria d’Arte Contemporanea, un'Academy, spazi per eventi aziendali e aree dedicate alla formazione. Questo percorso esperienziale si completa con una passerella che conduce a un ristorante e a una caffetteria interna, dove è possibile gustare un buon caffè italiano per restare in tema con l'eccellenza del nostro territorio".
Qual è un suo sogno, desiderio o buon proposito per il futuro?
"Il futuro in un’azienda centenaria è sempre una sfida. Quando sono arrivato, la prima risposta che ricevevo era: ‘L’uma sempre fait parei’, che in dialetto piemontese significa ‘abbiamo sempre fatto così’. Mi faceva impazzire, perché pensavo fosse la risposta di persone chiuse nelle proprie routine e nella propria comfort zone, incapaci di guardare oltre l'ostacolo per comprendere il presente e il futuro.
In Aurora non guardiamo lo specchietto retrovisore: viviamo il presente e progettiamo il domani. Questo non significa che il passato non sia importante, anzi, rappresenta le nostre radici. Noi siamo custodi del fuoco e non delle ceneri; questo fuoco deve darci l’ispirazione per proiettare il passato nel presente e guardare avanti. Abbiamo diversi progetti innovativi che coinvolgono nuove tecniche, come l’intelligenza artificiale o meccanismi all'avanguardia applicati alla manifattura.
Visto che c’è una quinta generazione in arrivo, il mio desiderio è lasciare dei tasselli di innovazione che ho ideato, come un dono da declinare poi con le tecnologie del tempo. Una persona della mia età non può prevedere cosa accadrà tra venti o trent'anni — forse nessuno oggi può farlo — ma ho deciso che il mio passaggio di testimone avverrà in una data particolare. Mio padre ha lasciato a ottantuno anni; io non vorrei ripetere quel modello e avrei pensato che, quando l’azienda compirà 111 anni — mi piace l'idea del triplo uno — sarà il momento di farmi da parte.
Vorrei lasciare spazio alle nuove generazioni, accompagnandole con la mia esperienza ma ascoltando la loro visione. È fondamentale rinnovare l’attenzione al mercato e ai consumatori. Qualcuno mi faceva notare che nelle nostre mail e sugli schermi compare la scritta ‘sesto dei prossimi cento’: è un messaggio molto diverso rispetto a dire ‘centosei’, perché sposta lo sguardo in avanti. Veniteci a trovare per scoprire una nuova Aurora".