Nel cuore delle colline cilentane sorge l’azienda Corbella, guidata da Giovanna Voria. Oltre ad aver riscoperto il cece di Cicerale nel 1998, la signora Voria è diventata una stimata Ambasciatrice della Dieta Mediterranea nel mondo.
Il percorso per raggiungere l’azienda non è dei più semplici, tra strade sterrate e vecchi ponti; tuttavia, la fatica è ampiamente ripagata dal trovarsi in un’oasi di pace immersa nella natura cilentana, una bellezza autentica che lungo la costa è ormai spesso solo un ricordo.
Lasciamoci ora trasportare dal racconto di Giovanna Voria, che ci spiega le origini della sua realtà:
"La mia avventura come azienda agricola inizia negli anni '80, ma è nel 2001 che apro ufficialmente Corbella. Il passo decisivo avvenne però nel 1998, quando decisi di recuperare il cece di Cicerale, una coltura che rischiava di sparire a causa dell’emigrazione.Inaugurai questa struttura, quasi 'fuori dal mondo', il 24 giugno 2001, con la speranza che venisse costruita una strada agevole che, purtroppo, non è mai arrivata".
Cosa produce l'azienda e qual è il suo prodotto di punta?
"Il mio prodotto di punta è naturalmente il cece, ma coltivo tutto ciò che rappresenta la Dieta Mediterranea e la biodiversità di questo territorio. Gestisco un agrumeto, un vigneto e circa 1000 piante di ulivo, dalle quali produco un ottimo olio extravergine di oliva.
Il mio vino viene imbottigliato seguendo le fasi della luna, rispettando i canoni antichi: non utilizziamo infatti né solfiti né pesticidi. La produzione comprende inoltre diverse varietà di ortive e agrumi, che trasformo in marmellate, confetture, sciroppati e sottoli.
Infine, grazie al nostro castagneto, offriamo castagne e una selezione di paste speciali."
Quali sono le caratteristiche del cece di Cicerale e perché è un simbolo della Dieta Mediterranea?
"Sono diventata ambasciatrice del Cilento e della Dieta Mediterranea nel mondo grazie al cece e al recupero delle tradizioni che mi sono state tramandate. Un tempo, a causa della massiccia migrazione dei giovani, questa coltura era portata avanti esclusivamente dagli anziani per il solo sostentamento familiare.
Provenendo da una famiglia di contadini, quando ho aperto la mia azienda, Corbella, mi sono chiesta quale direzione prendere. La risposta era scritta nel nome stesso del paese: dovevo recuperare il Cece di Cicerale. Dopotutto, lo stemma comunale raffigura una pianta di ceci intrecciata a una gramigna con il motto "Terra quae cicera alit", ovvero "terra che nutre il cece".
Sulla scia di questa eredità, ho deciso di dedicarmi al suo recupero. Da allora sono arrivati riconoscimenti importanti: nel 2010 la Dieta Mediterranea è stata dichiarata Patrimonio Immateriale dell'Umanità e, nel 2012, il Cece di Cicerale è diventato Presidio Slow Food. Per me, questa è stata una vittoria straordinaria".
Quali sono le fasi del ciclo produttivo del Cece di Cicerale?
"Le fasi di produzione, data la pendenza dei terreni che impedisce la meccanizzazione, sono interamente manuali. La semina avviene tra novembre e febbraio, protraendosi al massimo fino a marzo.
Successivamente, si procede con la prima zappettatura per eliminare le erbe infestanti, operazione che viene ripetuta meticolosamente a mano tra la fine di aprile e la metà di maggio. Tra luglio e l'inizio di agosto, a seconda dell'annata, i baccelli iniziano a "indorarsi": i semi all'interno si restringono e, scuotendoli, producono un suono caratteristico.
La raccolta avviene rigorosamente tra le 5 e le 9 del mattino; è fondamentale terminare prima che il sole scaldi troppo i baccelli, rischiando di far perdere il prodotto. Dopo la raccolta, i ceci vengono esposti al sole e sottoposti alla battitura.
Non appena spira il vento di maestrale, si procede alla "sventolatura" (o ventilazione), come diciamo noi in gergo. Infine, inizia la meticolosa fase di pulitura a mano. È un processo estremamente faticoso e complesso, un vero lavoro di dedizione".
Esistono ricette particolari in cui viene adoperato il cece di Cicerale?
"Alcuni giornalisti dicono scherzosamente che "io stesso sono un cece", poiché li inserisco in ogni preparazione. Essendo proteine vegetali tra le meno complesse, risultano infatti estremamente digeribili.
Ho dedicato a questo legume un intero ricettario dal titolo "Cucinare con i ceci: 200 modi per prepararli dall'antipasto al dolce", includendo persino i liquori. Ho sperimentato con successo anche un caffè di ceci, a dimostrazione di quanto le applicazioni siano vaste: il cece, grazie al suo sapore neutro, si presta a infinite soluzioni creative.
Tra i miei piatti forti spicca la "cicciata", una ricetta della tradizione preparata il 1° maggio, che vede il cece come protagonista. Un'altra mia specialità è l'insalata mediterranea, un piatto che rispetta rigorosamente la stagionalità e che amo abbinare a cereali e frutta di stagione".
Quali sono i suoi progetti per il futuro?
"Sogni nel cassetto? Ne ho molti: ogni tanto ne tiro fuori uno, lo realizzo, mentre gli altri restano lì in attesa. Uno dei miei desideri più grandi era integrare concretamente i valori della biodiversità e della Dieta Mediterranea nel vissuto dei ragazzi, affinché imparino a coltivare l'eccellenza.
Ci troviamo nel cuore del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, un territorio che vanta una straordinaria ricchezza biologica e il maggior numero di Presìdi Slow Food, prodotti IGP e DOP.
Tuttavia, questa immensa biodiversità rischierebbe di svanire senza il coinvolgimento delle nuove generazioni. Se non ci saranno giovani pronti a coltivare la terra e a nutrirsi in modo sano, tutto il nostro lavoro sarà stato inutile. Per questo, la mia speranza è rivolta interamente a loro".








