Colorphylla, il dialogo tra tessuto e natura

Articolo di Valentina Sole

Nata a fine anni ’90 dalla creatività dell’artista australiana India Flint, l’ecoprinting è un’originale tecnica di stampa naturale che prevede l’impiego di elementi vegetali tra cui foglie, bacche, semi e bucce.

La tecnica trae ispirazione, tra le altre cose, dallo shibori giapponese, che consiste nel piegare, cucire, legare e comprimere il tessuto prima di immergerlo nella tintura per creare disegni e motivi astratti. L’ecoprinting, o stampa botanica, al contrario, permette di imprimere la forma esatta e il colore degli elementi desiderati su carta o tessuti in fibre naturali.

Evoluzione della tintura naturale, questa pratica è ecosostenibile e permette non solo di rinnovare vecchi capi di abbigliamento, ma anche di riconnetterci con la natura. Attraverso di essa, impariamo a conoscere le proprietà tintorie delle piante e i loro colori, caratterizzati da variazioni cromatiche incredibili e inaspettate.

A Vedano Olona, in provincia di Varese, si trova il piccolo laboratorio dell'artigiana Cristina, che ha dato vita al suo brand Colorphylla. Qui, ogni giorno, vengono creati capi d’abbigliamento unici, rigorosamente realizzati con la tecnica della stampa botanica.

Quali sono le origini di Colorphylla?

"Colorphylla è la mia micro-collezione di abbigliamento e accessori realizzati con tintura naturale e stampa vegetale. Il nome deriva dalla fusione tra il termine "color" e "phylla" (dal greco antico φύλλον, ovvero foglie), richiamando al contempo l’anagramma della parola clorofilla. È la sintesi perfetta per esprimere il valore che attribuisco al colore delle foglie, gli elementi principali impressi sui miei capi.

La mia è una passione di famiglia, tanto che amo definirmi figlia d’arte: mio padre era titolare di un’azienda nel distretto tessile comasco, un contesto in cui sono cresciuta osservando la preparazione delle tinture impiegate nei procedimenti di stampa industriale. Anche il ruolo di mia madre è stato determinante: in quanto sarta e modellista, mi ha ispirata profondamente permettendomi, insieme a papà, di toccare con mano tutto ciò che fa parte del mondo tessile e dei colori".

Quali sono le radici dell’ecoprinting?

"La tradizione della tintura naturale è antichissima: da sempre l’uomo utilizza materiali vegetali per tingere i tessuti. Assai più recente è invece la tecnica di stampa vegetale, l’ecoprinting, divulgata dall'artista australiana India Flint la quale, disponendo di una vasta varietà di piante di eucalipto, iniziò a sperimentare esponendo in seguito i risultati in prestigiose mostre in tutto il mondo.

Dopo una formazione come fashion designer e un’esperienza ventennale nel settore tessile/abbigliamento, ho maturato il bisogno di esprimere la mia creatività in modo nuovo. Il canale della stampa vegetale è stato lo stimolo ideale per dedicarmi a corsi di approfondimento sull’ecoprinting e sulla tintura naturale.

Questa scelta è in linea con un mio personale cambio di vita, sempre più attento alla crescita personale e alla sostenibilità, un tema a me molto caro. Oggi noto una grande attenzione verso l’alimentazione e la provenienza dei cibi, ma molta meno verso ciò che si indossa, di cui spesso si considera solo il lato pratico o estetico. Il mio è un approccio diverso, che considera l’abbigliamento anche da un punto di vista emozionale e simbolico: da qui nasce il mio progressivo avvicinamento alle tecniche naturali".

Quali materiali vengono utilizzati nei processi creativi?

"Utilizzo principalmente materiali e fibre naturali di origine proteica, come lana e seta, o di origine vegetale come cotone, lino e canapa.

Il tessuto deve avere un colore neutro e deve essere privo di trattamenti chimici, così da risultare adatto a essere lavorato con piante tintorie recuperate, ad esempio, dagli scarti di cucina. Un esempio perfetto è la buccia della cipolla, che offre una gamma cromatica variabile in base alla qualità: dal giallo caldo al marrone dorato, dal rosa antico al grigio rosato, includendo tutte le sfumature che nascono durante il percorso di lavorazione.

Tra i numerosi elementi che amo utilizzare, la curcuma regala un’interessante tonalità di giallo, mentre la radice di robbia — una delle piante tintorie più antiche e importanti — dona colorazioni rosso mattone, arancione, terracotta e rosa antico, venendo assorbita particolarmente bene dalla lana. La radice di robbia può essere utilizzata anche intera per la stampa botanica, creando disegni di grande fascino.

Impiego inoltre il mallo di noce e il legno di Campeche, originario del Messico; quest'ultimo permette di ottenere varie sfumature dal viola al blu scuro e, se lavorato adeguatamente, anche il nero, una tonalità notoriamente difficile da raggiungere con i metodi naturali".

Come avvengono, concretamente, i processi di ecoprinting e tintura?

"La stampa botanica richiede che il tessuto sia a stretto contatto con il materiale vegetale: per questo è necessario creare dei rotoli — i bundle — che racchiudono al loro interno i vari elementi scelti.

Lo step successivo è la cottura, per la quale utilizzo la tecnica a vapore. Trascorso il tempo necessario (circa 2 ore), il rotolo viene aperto e, srotolando il tessuto, è possibile assistere a una vera magia: foglie, semi e altri piccoli elementi hanno rilasciato la propria impronta colorata sul capo, creando accostamenti cromatici unici e fantasie meravigliose.

Sfumature e impronte cambiano in base al materiale offerto dalla natura e, ovviamente, al periodo dell’anno: noce, liquidambar, prunus, acero riccio, nasturzio e molto altro. A questo punto, lasciamo a riposo il tessuto per qualche giorno per permettere al colore di fissarsi bene e, successivamente, procediamo al lavaggio.

La tintura naturale prevede invece la bollitura del materiale scelto, cui segue l’immersione del capo — precedentemente trattato con allume di rocca — lasciato cuocere per circa 30 minuti.

Attraverso tintura vegetale ed ecoprinting prendono vita le mie collezioni di pezzi unici sartoriali, interamente realizzati a mano: gilet lavorati a maglia, camicie in raso di seta, capispalla, ma anche sciarpe e foulard. Ogni capo mostra chiaramente la resa delle lavorazioni naturali, i cui colori vibranti offrono tonalità diverse a seconda della luce, rivelando sfumature sempre nuove".

Il suo lavoro la porta a creare connessioni con altri artigiani?

"Il mio lavoro mi consente di creare sinergie con altri artigiani avviando collaborazioni uniche. Un esempio è quella con La Tana delle Costruzioni, con cui abbiamo realizzato una linea di album e quaderni la cui copertina, creata con la stampa vegetale, è impreziosita da elementi in ceramica raku.

La collaborazione con alcune cooperative sociali mi ha inoltre permesso di insegnare le tecniche di ecoprinting e tintura vegetale a giovani con disabilità. Si è trattato di un’esperienza straordinaria, conclusasi con una sfilata finale che ha regalato emozioni autentiche, vedendo i ragazzi trasformarsi in veri co-creatori dei manufatti realizzati.

Mi piace pensare che i miei tessuti assorbano l’energia degli elementi che utilizzo: ogni capo diventa così testimone e risultato di un dialogo silenzioso, un frammento di natura che continua a vivere sulla pelle di chi lo indossa.

In queste righe vi ho mostrato l’espressione della mia creatività e il mio profondo legame con il mondo naturale. La mia volontà è certamente quella di proseguire e approfondire la ricerca con nuove sperimentazioni e tecniche inedite, per continuare a dare vita a questa piccola, grande magia che colora il mondo e le mie giornate".

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