Tra i terrazzamenti della Val di Cembra, dove la viticoltura si arrampica su pendii sostenuti da muretti a secco, nasce la storia di Cantina Simoni.
Qui, in un territorio di montagna segnato da forti escursioni termiche e suoli porfirici, la vite dà origine a vini freschi, minerali e profondamente legati al paesaggio.
Una tradizione familiare iniziata nel dopoguerra e portata avanti da tre generazioni, che continua a valorizzare vitigni locali e interpretare con coerenza l’identità della valle.
Chi sei e qual è la storia della Cantina Simoni?
"Sono Michele Simoni e faccio parte di una piccola azienda vinicola di Palù di Giovo, paese che si trova all’inizio della Val di Cembra, in Trentino. Coltiviamo tre ettari di terra di nostra proprietà per la produzione di vino, sia bianco sia rosso.
Gestiamo anche un agriturismo e un ristorante che propone un menù a base di prodotti tipici accompagnati dai nostri vini: il nostro piatto principale è il tortel di patate con salumi della Val di Cembra e formaggi della Val di Fiemme.
Cantina Simoni è una realtà che si tramanda da tre generazioni: tutto nasce da mio nonno, negli anni Quaranta. La gestione è poi passata in mano a mio papà, alla fine degli anni Ottanta, quando sono state prodotte le prime bottiglie, fino ad arrivare al 2015, anno in cui sono entrato in azienda. Siamo cresciuti nel tempo, passando da una produzione iniziale di circa 5.000 bottiglie alle attuali 20.000, che vendiamo in Italia."
Quali vini producete e come si è evoluta nel tempo la vostra produzione?

"La nostra attività si è inizialmente concentrata sul Müller-Thurgau, il vino “base” della Val di Cembra, un prodotto storico che in passato che ha segnato lo sviluppo della viticoltura in valle, rappresentando per lungo tempo una fonte di reddito per molte famiglie locali.
Abbiamo voluto mantenere una produzione di vini tradizionali del territorio, tra cui la schiava. Con il passare degli anni abbiamo integrato altri vitigni per ampliare la nostra offerta: da un lato abbiamo introdotto vini bianchi più aromatici, come il gewürztraminer e il kerner, dall’altro ci siamo orientati su varietà rosse come il lagrein e il pinot nero.
Produciamo anche spumanti: ad oggi il Trento DOC sta avendo molto successo tra i consumatori e ci siamo voluti adeguare a questo trend avviando la produzione di due Trento DOC: un classico rosé e un blanc.
Il blanc è composto a metà da chardonnay e l’altra metà da pinot nero. Lo abbiamo chiamato Ferro Simoni per dedicare l'etichetta a mio papà che si chiama Ferruccio. Il rosé si chiama Genny Simoni, il nome di mia sorella, che contribuisce attivamente alla gestione dell’azienda. C’è anche un terzo spumante, il Ferro Mosso, caratterizzato da freschezza e amabilità.
La linea base, nella quale rientrano il Müller-Thurgau, il gewürztraminer, il kerner, il lagrein, la schiava e il pinot nero, porta il mio nome, Michele Simoni.
Lavoriamo prevalentemente uve di proprietà, con l’obiettivo futuro di vinificare esclusivamente queste."
Quali sono i metodi di lavorazione?
"Per i vini fermi, è prevista una sola fermentazione alcolica, che può avvenire in acciaio, seguita da un affinamento in botti di rovere, a seconda del vino.
Il Trento DOC, invece, è uno spumante prodotto con metodo classico, che prevede una seconda fermentazione in bottiglia e un periodo di affinamento.
Noi siamo anche vignaioli, quindi i nostri metodi di lavorazione partono dalla base della produzione del vino, che inizia molto prima dei processi della cantina, in vigneto. Durante l’anno si susseguono diverse operazioni agronomiche: si lavora in campagna coltivando i vitigni; in inverno si effettua la potatura, seguita dalla legatura dei tralci.
In primavera si procede con la scacchiatura e successivamente con la sfogliatura. Il ciclo continua poi con le fasi di sviluppo della vite fino ad arrivare alla vendemmia e quindi al vino in bottiglia."
Quali sono le principali fasi della produzione del vino nella vostra azienda?
"Quando l'uva arriva in cantina eseguiamo la pressatura. Sulle parti bianche e sulla base spumante facciamo una pressatura più soffice. Si effettua poi il travaso in una vasca in acciaio. Da questo momento inizia la prima fermentazione.
Seguono poi i travasi: in base alla varietà d'uva si procede al travaso in barrique, in legno di rovere, oppure solo in acciaio per specifiche varietà bianche; per i rossi sono previsti sei mesi di affinamento in botti di rovere.
Completato questo ciclo, le basi spumanti vengono rifermentate: il metodo classico infatti prevede la rifermentazione in bottiglia, che si attiva inoculando la base. Si lascia in stoccaggio in base all’annata e alla stima di quanto il vino può essere longevo.
Il Müller-Thurgau e gli altri vini come il kerner o il gewürztraminer non hanno la stessa longevità e dunque il nostro metodo richiede tempi più brevi. Di solito facciamo i primi imbottigliamenti verso la metà di marzo o i primi di aprile. Questi vini vengono lasciati a riposare sei mesi in bottiglia prima della vendita.
Per i rossi il metodo è più lungo. Viene fatto l'affinamento in barrique di rovere per sei, sette o otto mesi, in base al tempo di maturazione del vino. Segue poi l’assemblaggio con l’ultimo mese in vasca. Infine il vino viene imbottigliato e lasciato a maturare sei o sette mesi."
Quali sono i vostri progetti per il futuro?
"Noi ci muoviamo lentamente e progettiamo un po' alla volta, senza fretta, perché nella viticoltura bisogna avere pazienza. Uno dei nostri obiettivi è arrivare ad offrire una gamma di vini completa, con delle riserve e con delle storicità.
Per fare questo facciamo anche parte del consorzio Cembrani DOC, una realtà che riunisce diverse cantine della Val di Cembra e che ci permette di confrontarci con altri produttori, crescere insieme e rafforzare la presenza dei nostri vini sul mercato, mantenendo sempre un forte legame con il territorio.
Altro aspetto importante del nostro lavoro è riuscire a soddisfare le esigenze del mercato e capire su quali caratteristiche del nostro vino puntare, come ad esempio la leggerezza, l’acidità o la freschezza. Un altro obiettivo è quindi avere la possibilità di pensare sempre con costanza a qualcosa di nuovo da proporre, senza perdere coerenza con la nostra identità."




Dalla valle al calice: la viticoltura di montagna della Cantina Simoni