Gioielli d’artista Artépore: sculture contemporanee da indossare

Articolo di Valentina Trentini

Nato a Milano ma poi trasferito definitivamente in Vallelaghi, in Trentino, il laboratorio artigianale Artépore di Stefania Scarnati custodisce un modo di intendere il gioiello artigianale come gesto artistico. 

Stefania ci racconta di una storia nata tra Milano e il design, sviluppata tra mostre e sperimentazioni, oggi tradotta in gioielli artigianali che mantengono la grammatica della scultura.

Un percorso artistico decennale, quello di Stefania, nel quale arte orafa, pittura, scultura,  e incisione trovano espressione nel monile contemporaneo: gioielli in resina e gioielli in alluminio artigianali sono l’esito del linguaggio coerente e riconoscibile di Artépore: piccole sculture da indossare che portano con sé l’idea di “percorso” come impronta stilistica e come filo narrativo di un’identità costruita nel tempo.


Stefania, ci racconti chi sei e come nascono le tue creazioni?

“Mi chiamo Stefania Scarnati, sono nata a Milano, ho studiato e lavorato a Milano fino a tre anni fa, quando ho portato il mio studio qui in Trentino, in Vallelaghi. 

La mia storia è una storia familiare: mio padre è stato il fondatore dell’ufficio stile dell’Alfa Romeo, il professor Giuseppe Scarnati, e da lui ho imparato a guardarmi intorno e a osservare le cose belle che ci circondano, anche le più normali, come una caffettiera o delle posate. 

Mi diceva sempre di assorbire il bello e l’innovativo anche dagli oggetti industriali, perché un giorno mi sarebbe servito, e così è stato.

Dopo il liceo ho cominciato subito a lavorare come grafica. Poi ho fatto le abilitazioni all’insegnamento, ho approfondito gli studi e ho iniziato la carriera artistica vera e propria. La mia prima mostra è del 1975, prima in una biblioteca a Segrate e poi in una galleria a Milano.

Ho cominciato con una pittura “tridimensionale” perché quello che mi piaceva esprimere erano dei volumi. Con il tempo la pittura è poi diventata anche scultura grazie anche all’ispirazione che mi hanno dato gli estrusori industriali e i processi di nastrificazione che ho in seguito applicato alla terracotta.”

Quali prodotti realizzi e qual è il prodotto di punta?

“Oggi nel mio laboratorio artigianale produco principalmente piccoli gioielli in resina e gioielli in alluminio. Ho iniziato con tecnopolimeri e pietre dure, ma ho notato che risultavano pesanti da indossare. 

Con le resine ho trovato un materiale che mi permette di “scolpire” mantenendo leggerezza.

Realizzo anelli, spille, ciondoli, orecchini. Io chiamo tutta la mia produzione di monili, ma anche di sculture, di pittura e di incisioni “Artépore”. Questo termine è nato 25 anni fa; è una parola inventata, mi piaceva il suono, quindi l'ho fatta vedere e l'ho fatta studiare da alcuni esperti per fare in modo che questa parola non avesse dei significati sgradevoli in altre lingue. 

Sono venuta a sapere che il termine  “Porea”  in greco significa “percorso” e siccome tutta la mia produzione comunque è sempre improntata al percorso, ho capito che quello era il termine perfetto per connotare tutta la mia produzione che anche se varia, rappresenta un insieme organico e coerente del mio vissuto. 

Oltre ai gioielli in resina artigianali, lavoro il filo di alluminio, creando gioielli fatti a mano che possono diventare collari, bracciali o orecchini importanti. Ogni pezzo è unico e nasce come oggetto artistico prima ancora che come accessorio.”

Come lavori i materiali?

“Per i gioielli in resina uso la tecnica di lavorazione della creta. La stendo per creare delle strisce. Trasformo poi queste strisce in piccoli rotoli che avvolgo fino a ottenere percorsi che possono ricordare fiori o strutture organiche. Utilizzo resine che acquisto dal mio fornitore: le coloro misurando e mischiando i vari pigmenti per ottenere sfumature e profondità particolari.

I pezzi vanno poi in cottura in un forno che arriva a 100 o 150 gradi. Dopo la cottura restano un po’ grezzi, quindi li limo e li ricopro con una resina trasparente per vetrificarli. Se voglio inserire piccoli elementi decorativi, li aggiungo tra una resinatura e l’altra.

Per quanto riguarda l’alluminio, lo manipolo manualmente a partira dalla bobina. È un materiale morbido, ma richiede strumenti specifici. Molti attrezzi me li costruisco da sola, perché ho bisogno di utensili che si adattino al mio modo di lavorare. 

L’alluminio può essere avvolto, intrecciato, modellato fino a diventare un collare, un ciondolo o un orecchino. Se mi vengono richiesti materiali preziosi da qualche collezionista, impreziosisco il monile con l’aggiunta di perle.”

Quali sono le principali fasi di lavorazione?

“Le fasi partono sempre dalla manipolazione del materiale. La resina viene pigmentata e poi lavorata a mano fino a ottenere spianate che poi trasformo in rotoli che avvolgo e poi plasmo in ciò che mi viene richiesto. Serve molta pazienza e attenzione, perché ogni passaggio incide sulla forma finale.

Dopo la cottura, la vetrificazione, l’aggiunta eventuale degli elementi preziosi e la rifinitura del monile, firmo ogni pezzo e lo confeziono con la mia certificazione di autenticità.

Per quanto riguarda l’ideazione della struttura e del design del gioiello artigianale di Artépore, a volte parto da un disegno, altre volte lascio che sia la materia a suggerirmi la forma del gioiello.

Adesso, in vista dell’8 marzo, sto lavorando a una spilla che rappresenta una mimosa. Ogni suo elemento è modellato e applicato singolarmente, usando una commistione di resine di colori diversi.”

Stai progettando qualcosa in particolare per i tuoi futuri lavori?  

“La ricerca di nuovi materiali è ciò che mi interessa di più. Avendo una carriera artistica lunga, ogni materiale nuovo rappresenta una possibilità espressiva. Mi incuriosiscono materiali anche molto particolari come il silicio o il titanio, materiali di cui possa studiare le possibilità per farli diventare gioielli d’artista da indossare.”

Nel laboratorio artigianale Artépore la ricerca artistica e tecnica di Stefania si traduce in gioiello artigianale come forma espressiva personale, nata da un percorso coerente che unisce l’abilità tecnica dell’artigiano e l’esperienza dell’artista con la sperimentazione materica del design.


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