Le parole hanno il potere di raccontare storie, evocare emozioni e custodire l'identità di un territorio. È proprio da questa consapevolezza che nasce il nuovo progetto artistico “Tra gnacc e petacch” di Giuseppe Villa, un percorso creativo in cui l'artigianato incontra il valore autentico del dialetto lariano.
Nel suo laboratorio artistico, situato a Lecco, in via dei Partigiani, Giuseppe Villa trasforma parole e modi di dire della tradizione locale in elementi di design capaci di dare nuova vita agli oggetti di uso quotidiano. Shopper, magliette, tovagliette e stampe diventano così molto più che semplici prodotti, si trasformano in piccoli manifesti di appartenenza, memoria e creatività.
Ogni parola scelta racconta un pezzo di storia, un' espressione tipica, un luogo, un modo di vedere il mondo che appartiene al territorio lariano. Attraverso la grafica e la lavorazione artigianale, questi termini acquistano una nuova forma, diventando protagonisti di oggetti originali e ricchi di significato.
Il risultato è una collezione che unisce tradizione e innovazione, dove la forza comunicativa delle parole si fonde con la cura del fatto a mano. Un progetto che valorizza le radici culturali locali e le rende accessibili, moderne e capaci di dialogare con un pubblico sempre più ampio. Con questa nuova iniziativa, Giuseppe Villa dimostra come l'artigianato possa essere anche uno strumento di valorizzazione culturale. Attraverso il potere evocativo delle parole e la cura del lavoro artigianale, il dialetto lariano si trasforma così nell'anima stessa degli oggetti. Un modo originale e autentico per raccontare il territorio, mantenere vive le sue radici e dimostrare come la creatività possa nascere proprio da ciò che ci rende unici. Siamo andati a scoprire il mondo di Giuseppe all'interno del suo laboratorio.
Quando nasce il progetto?
"Il progetto “Tra gnacc e petacch” nasce due anni fa, nella primavera del 2024, così per gioco e nasce dall'esigenza di raccontare il nostro territorio, il territorio lariano che è un connubio tra lago e montagna", ci dice il creativo Giuseppe Villa.
Come nasce questa idea?

"L'idea è nata un po' da una serie di altri progetti che erano comunque in cantiere, diciamo che io ho un forte legame con il mio territorio e prima che nascesse “Tra gnacc e petacch” per anni ho sviluppato tanti altri progetti che in qualche modo raccontassero il mio territorio attraverso immagini, attraverso scritti, attraverso esperienze anche sensoriali- emozionali che avvicinassero anche le nuove generazioni un po' al passato e le vecchie generazioni un po' al presente. Quindi questo progetto, dice Villa, è nato fondamentalmente un po' dalla volontà di mantenere un po' i legami con il territorio e ciò che sono le tradizioni e poi per valorizzare un vecchio linguaggio parlato ormai che a poco poco si sta perdendo".
Perchè questo nome?
“Tra gnacc e petacch” prende ispirazione da un modo di dire. Essere in una situazione un po' in bilico tra essere tra il chiaro e il fosco si direbbe anche in dialetto essere tra il buio e la luce, essere in una zona intermedia ossia quella zona, quella situazione dove le idee non hanno ancora preso forma, ma sono comunque nella nostra testa", dichiara Giuseppe Villa.
Giuseppe Villa è un artigiano2.0?
"Mi sento un artigiano 2.0 perché noi intendiamo l'artigianato come un partire da zero, partire da un pezzo di stoffa per creare qualcosa. Qui in realtà si parte già da borse esistenti, borse già anche prodotte nella distribuzione di massa ma la differenza sta però nel personalizzarle, nell'inserire e nel dare un'anima a questi oggetti popolari e renderli un po' artigianali, ossia dandogli quell'aspetto di sapore legato al tempo, attraverso il dialetto, attraverso le parole. Dunque una borsa, una shopper diventa una "spurtina" che riprende un po' l'aspetto milanese del termine la sporta, quindi su una borsa troviamo la scritta "sportina" piuttosto che un oggetto che può essere considerato un po' inutile diventa un "barlafus" troviamo un astuccio con scritto "barlafus".
Progetti futuri?

"Bhè progetti futuri, essere sempre in questa situazione di “Tra gnacc e petacch”, quindi essere sempre in questa situazione dove siamo all'interno di questa campana in attesa che ci siano comunque delle scosse, delle motivazioni e sicuramente portare avanti questo progetto, ampliarlo e fare emozionare sempre di più con questi con questi oggetti. Poi se parliamo di emozione questa può essere anche un semplice sorriso" , ha concluso Giuseppe Villa.















Il dialetto lariano anima degli oggetti “Tra gnacc e petacch”