La Zerba è un’azienda vitivinicola situata a Tassarolo, nel cuore del Basso Piemonte. Un luogo magico, forse poco conosciuto a livello nazionale, ma che dà vita ad uno dei simboli della viticoltura italiana e del Made in Italy: il Gavi DOCG.
A raccontarci la storia de La Zerba è Andrea Mascherini, responsabile della produzione dell’azienda. Andrea rappresenta la seconda generazione e – come ammette lui stesso – si augura che questa tradizione di famiglia possa proseguire a lungo, passando il testimone alla terza, alla quarta e persino alla quinta generazione.
Il rapporto con il territorio di appartenenza è evidente fin da subito, specialmente nel rispetto che i produttori de La Zerba mostrano verso l'ambiente. Si tratta infatti di un’azienda agricola biologica, che autoproduce l’energia necessaria, limita le emissioni di Co2 e utilizza vetro riciclato per le proprie bottiglie.
Il legame con la zona di Novi Ligure è diventato ancora più profondo con il progetto ‘In fuga’, che celebra due figure iconiche del primo Novecento: il bandito Sante Pollastri e il campionissimo di ciclismo Costante Girardengo, entrambi figli di questa terra.
Qual è la storia de La Zerba?
“Sono Andrea Mascherini e sono il responsabile della produzione dell’azienda vitivinicola La Zerba. L’azienda è nata grazie a mio suocero, che l’ha comprata nel 1974 trasformandola in un’azienda vitivinicola. Mio suocero arriva dal Trentino, ha origini contadine e ha una storia molto bella. I suoi genitori l’hanno mandato via di casa per imparare il mestiere di arrotino dai suoi parenti, ma aveva questa passione per l’agricoltura. Quindi, quando ha potuto permetterselo, ha comprato un’azienda agricola trasformandola negli anni in un’azienda vitivinicola”.
Che vini si possono trovare a La Zerba?

“Qui da noi si possono trovare i Gavi DOCG, noi siamo nella zona della denominazione: siamo nel territorio delle terre rosse, quelle più minerali della zona del Gavi. Storicamente abbiamo sempre fatto tre vini: due Gavi e una Barbera. Abbiamo sempre prodotto un Gavi classico, più fresco e fruttato, e uno più strutturato, che giova di una parziale criomacerazione sulle bucce, una lavorazione più particolare. Oltre che un’ottima Barbera. Dal 2017 abbiamo iniziato ad innamorarci delle fermentazioni spontanee, facendo un Gavi in anfora. Nel 2022 abbiamo fatto un progetto su due nuovi vini, chiamato ‘In fuga’, con una fermentazione spontanea in acciaio e una in legno, sempre a base cortese. Questi due vini li abbiamo chiamati ‘Il Bandito’ e ‘Il Campione’”.
Qual è la storia del Bandito e del Campione?
“Il progetto si chiama ‘In fuga’, perché questi personaggi erano perennemente in fuga: uno dalle guardie e uno per la vittoria. Si tratta di una storia legata al territorio, perché i due personaggi erano di Novi Ligure. Uno era Sante Pollastri, il famoso bandito ricercato in tutta Italia, l’altro Costante Girardengo, il campionissimo di tutti i tempi del ciclismo. Parliamo degli anni Venti del Novecento. Abbiamo voluto rendere omaggio a questi personaggi perché fanno parte della nostra storia. Facendo dei vini come si facevano una volta, li abbiamo legati a questi due personaggi di un tempo. Abbiamo utilizzato etichette molto particolari e molto accattivanti”.
Qual è il vostro rapporto con la sostenibilità e il Made in Italy?
“Abbiamo un atteggiamento molto attivo, la nostra è un’azienda biologica. Puntiamo sulla fertilità dei suoli e sull’agricolutura rigenerativa, che evita le lavorazioni profonde del terreno. In più utilizziamo delle bottiglie ottenute con il 75% di vetro riciclato, sono più leggere e pesano circa 400 grammi. C’è un risparmio incredibile di Co2 già nella produzione del vetro. Abbiamo aggiunto il fotovoltaico per produrre l’energia di cui necessitiamo e concimiamo i terreni con il compost che produciamo con il cumulo biodinamico. Siamo in continua evoluzione per quanto riguarda la sostenibilità”.
“In questi giorni è morto Valentino, che ha sempre cercato la bellezza dei suoi vestiti. Anche noi come manta puntiamo sulla qualità. Se il 90% della produzione va all’estero, vuol dire che siamo protagonisti del Made in Italy. Siamo conosciuti quasi più all’estero che in Italia e siamo collocati in posti fantastici in Inghilterra, come Fortnum & Mason, ossia l’antico store dell’Inghilterra dove i reali vanno a fare i loro regali da sempre. Negli Stati Uniti siamo distribuiti da Whole Foods Market. Siamo un po’ preoccupati per la situazione in generale, ma teniamo botta”.
Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

“Produciamo 60-70 mila bottiglie, ma abbiamo una capacità produttiva di 80-90 mila. Vogliamo imbottigliare tutto il vino prodotto e trasmettere prossimamente la nostra azienda ai nostri figli o ai nostri nipoti. Noi facciamo parte della seconda generazione, ci sono già la terza e la quarta. Per ora teniamo duro noi vecchi, ma avremo bisogno di qualcuno che prenderà in mano l’azienda. L’obiettivo principale è quello di consegnare il testimone ai nostri figli".