Manifattura Sportiva si occupa della produzione di abbigliamento sportivo realizzato con finiture altamente tecniche e personalizzabili per tutti gli appassionati di combattimento sportivo.
Nato dalla volontà di creare un brand per sport da combattimento, nel corso degli anni l'azienda è riuscita a farsi largo anche in altri sport, garantendo sempre e comunque la migliore qualità sartoriale ed infinite possibilità grafiche. All’interno del laboratorio sartoriale di Torino abbiamo incontrato Lorenzo Giuseppe Maina.
Come è nata Manifattura Sportiva?
“Manifattura Sportiva nasce da una mia idea nel 2016. C’era l'esigenza di creare un marchio per gli sport da combattimento. Io ho sempre praticato sport da combattimento e come lavoro mi sono sempre dedicato al design e alla grafica. Quindi ho unito queste due mie passioni per creare una linea nuova, con dei design più accattivanti.
All’inizio mi rivolgevo ai mercati asiatici per la produzione; poi ho pensato di far produrre tutto in Italia e bussato alla porta di alcune sartorie torinesi. Una di queste aziende mi ha proposto di fermarmi a lavorare lì e così ho conosciuto il mondo sartoriale.
Dopo alcuni anni, grazie a un finanziamento della Regione Piemonte per i ragazzi under 25, ho avviato Manifattura Sportiva. Oggi abbiamo sette dipendenti”.

Cosa produce e qual è il prodotto di punta di Manifattura Sportiva?
“Manifattura Sportiva è un'azienda che si occupa di produrre abbigliamento sportivo. Produrre abbigliamento sportivo vuol dire che noi l'abbigliamento lo creiamo da zero. Se realizziamo una maglietta, stampiamo il fronte, il retro e le maniche tutte separatamente.
Le possiamo tingere al 100%, quindi non abbiamo limiti di grafiche e di grandezza dei loghi. Grazie alla nostra sartoria confezioniamo il tutto e possiamo così fornire un prodotto totalmente personalizzato.
Erwin è la categoria per sport di combattimento all’interno della nostra azienda ed è quella che il pubblico può acquistare al dettaglio. Manifattura Sportiva si occupa invece di produrre per squadre, associazioni e team di vario genere, vendendo all'ingrosso”.
Qual è la tipologia di clientela e c'è una nicchia che vorreste raggiungere?
“La nostra tipologia di clientela sono le società sportive e qualsiasi squadra che abbia la necessità di vestire un prodotto che non troverà da altri fornitori o nella grande distribuzione.
Poi ci rivolgiamo ai marchi, quindi a chi ha il proprio brand e rivende al pubblico. Per quanto riguarda l'abbigliamento per le società sportive, abbiamo un catalogo che forniamo e tutto quello che si vede sul catalogo può essere personalizzato al 100% insieme al nostro ufficio grafico”.
Quali sono le fasi di lavorazione che portano alla realizzazione di un capo di abbigliamento?
“Le fasi di produzione per comporre un prodotto di abbigliamento sono essenzialmente quattro. Tutto nasce in grafica, dove andiamo a disegnare la grafica. Una volta che la grafica è stata approvata dal cliente, allora nella sala del taglio e tessuto Alberto inizierà a preparare i tagli del tessuto.
In seguito questo tessuto verrà tinto in una calandra, in una pressa che lavora a 220°. Quindi il colore passa dentro la trama del tessuto attraverso una tecnica di stampa che si chiama “sublimazione”. Una volta tinto il tessuto, la palla passa alla sartoria.
Qui la nostra sarta comporrà, confezionando con le nostre macchine da cucire, il capo finito. Successivamente verrà piegato e spedito al cliente”.

Quali sono gli obiettivi futuri?

“Quest'anno abbiamo avuto delle grosse soddisfazioni prendendo delle squadre nazionali di diversi sport. Noi lavoriamo molto con gli sport di nicchia, quindi con gli sport che non sono soggetti a grande distribuzione come il calcio, la pallavolo e il basket. Ma riusciamo ad entrare in sport più particolari, tipo l'hockey sul ghiaccio, il frisbee, il football americano, il rugby, sport da combattimento a 360°.
Abbiamo avuto la soddisfazione di lavorare per la Spartan Race, siamo uno dei produttori principali in Italia. Quindi l'obiettivo è di aprire ancora di più il nostro parco nazionale e poi chissà magari un giorno vestire qualche sport olimpionico”.