Strada Ferrata tra i pionieri delle distillerie artigianali del Bel Paese

Articolo di Ilaria Cardellicchio

Strada Ferrata è una distilleria artigianale di Seregno, in provincia di Monza e Brianza, che nasce dall’esperienza brassicola decennale dei tre soci fondatori, inserendosi nel panorama del New World Whisky, movimento che rappresenta una rinascita e una rivisitazione delle tradizioni del whisky in aree geografiche diverse da quelle in cui viene prodotto tradizionalmente. Stefano Zanetto, socio fondatore, e Marco Giannasso, “il maestro del gusto”, ci raccontano l’ambizioso progetto di Strada Ferrata.

Come è nata la vostra attività?

"Strada Ferrata nasce nel 2019 come evoluzione del birrificio Railroad di Seregno, fondato nel 2013 da tre amici, io e i miei due soci, accomunati dal piacere di bere della buona birra ma soprattutto di produrla.

Abbiamo iniziato in un garage di famiglia, con attrezzature totalmente home made, per arrivare poi a sviluppare una vera e propria attività. Siamo nati in un periodo di grande fermento per i birrifici artigianali in Italia, sulla scia della “Craft Revolution”, iniziata negli anni 70 in USA e arrivata nel nostro Paese negli anni 90. 

Nel 2015/16, mentre il nostro birrificio cresceva, ci siamo chiesti come poterlo sviluppare e avevamo diverse opzioni: ingrandirci, aprire un pub o creare qualcosa di nuovo ma sempre collegato al mondo della birra

Abbiamo scelto la terza via: nel 2019, dopo molto studio e una gavetta presso una distilleria artigianale americana, abbiamo aperto la nostra, a Seregno, mettendo a invecchiare la prima botte nell’aprile 2021".

Come viene prodotto il vostro whisky?

"La produzione del nostro whisky rispecchia la tradizione, ma differisce anche in vari aspetti, soprattutto nella scelta della materia prima. Utilizziamo esclusivamente malto d’orzo in tre diverse tipologie: malto Monaco 100% italiano, malto affumicato e malto torbato, acquistati da tre produttori diversi per tre diverse distillazioni

I malti vengono macinati e trasferiti nella sala cottura per il wash, un mosto zuccherino che fermenta per qualche giorno con lieviti ispirati alla birra. Il fermentato viene riscaldato nella caldera per separare i vapori alcolici, frazionati nell’ebollitore. 

L’alcol passa nella colonna finale per il taglio di testa e coda, lasciando solo il “cuore”, che viene raccolto e immagazzinato. Ci distinguiamo per la cura delle materie prime, la lunga fermentazione e l’uso di lieviti particolari che arricchiscono l’aroma del distillato".

Come avviene l’invecchiamento?

"La fase dell’invecchiamento è la parte più importante e lunga del processo: l’alcol prodotto viene lasciato invecchiare per almeno tre anni, come da disciplinare europeo. È anche la fase più romantica perché durante il riposo, il contenuto della botte si trasforma da spirito bianco al whisky dorato che troviamo in bottiglia.

Utilizziamo diverse tipologie di botti: dalle classiche “second fill” in rovere ex bourbon provenienti dagli USA, fino a sperimentazioni con legni italiani. Questo approccio innovativo ci distingue, come nel caso delle nostre amate botti in acacia di Irpinia, realizzate da un mastro bottaio locale".

In cosa consiste il vostro controllo qualità?

"Il controllo qualità è la parte più soddisfacente: ogni 6 mesi chiediamo all’agenzia delle dogane di effettuare dei prelievi dalle botti (tutte rigorosamente sotto sigillo, come imposto dal testo unico sulle accise) sia per conoscere l’evoluzione del prodotto, sia per capire quale contributo la singola botte può dare al blend

I nostri primi 3 imbottigliamenti, uno per tipologia di malto, che chiamiamo “On the way” perché non hanno ancora raggiunto i tre anni di invecchiamento necessari per essere chiamati whisky, sono il risultato dell’assaggio di tutte le botti e del mix delle nostre preferite: un blend di tre botti diverse per ciascuna bottiglia, in proporzioni varie per ottenere uno spettro olfattivo complesso.

Un aspetto interessante è l’italianità che si ritrova in queste bottiglie perché in ognuna c’è un pizzico di botte ex moscato passito giallo e un pizzico di botte di acacia".

In che modo si riflette l’italianità nel vostro prodotto?

"L’italianità di Strada Ferrata risiede anzitutto nella concezione stessa del progetto: siamo tra le primissime distillerie artigianali del nostro Paese, ma la ricerchiamo anche nel processo operativo.

 Dalla cura che riserviamo alla scelta delle materie prime e alla loro valorizzazione, ma anche alla selezione dei legni che utilizziamo per l’invecchiamento

Accanto a questi aspetti e di pari importanza, è la proposizione di valore che cerchiamo di trasmettere col nostro prodotto: una proposta per il consumatore che incarni, anche attraverso il brand e il packaging, quel concetto di eleganza tipicamente italiano".

Cosa vi aspettate dal futuro?

 "Un whisky straordinario. Il nostro obiettivo principale è concentrarci al 100% sul prodotto, sulla sua qualità e tipicità, curandone ogni dettaglio per arrivare a proporre un whisky di altissima qualità che sia al contempo accessibile ai più.

Questo riusciamo a farlo anche grazie al supporto di Illva Saronno holding, un gruppo italiano molto importante e detentore di numerosi marchi, che nel 2023 è entrato nel capitale sociale di Strada Ferrata credendo fermamente nel progetto".

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