Tra Storia e Tradizione: Viaggio nella Fabbrica di Turaccioli Luico, il Cuore di Sughero di Genova

Articolo di Stefania Secci

Da oltre 170 anni, tra i vicoli della Superba, batte un cuore di sughero che profuma di un mestiere antico e di una passione intramontabile. Parliamo della Fabbrica di Turaccioli, situata in Salita Santa Caterina 17r, una delle botteghe storiche di Genova più affascinanti e autentiche. 

Entrando in questo negozio, il tempo sembra essersi fermato. Tra sacchi di iuta ricolmi di tappi, scaffali e cassettiere in legno dei primi del Novecento, si respira l’eredità di ben cinque generazioni. Affascinata da questo luogo magico, ho incontrato Rosanna Luico, l'attuale titolare, che oggi custodisce con dedizione un’attività nata ufficialmente nel 1855. 

La storia di questa bottega è un intreccio di eccellenza artigiana e aneddoti straordinari. Pensate che tra i clienti della bottega si annovera persino Giuseppe Garibaldi negli ultimi anni della sua vita, che amava accomodarsi su una sedia in negozio durante i suoi acquisti. L'eccellenza della produzione è testimoniata da prestigiosi riconoscimenti: una medaglia d’oro già nel 1870 e una medaglia d’argento nel 1879, ottenute per la qualità superiore dei sugheri prodotti. 

Prima della Seconda Guerra Mondiale, l’attività contava una fabbrica in Vico delle Fucine, dove dieci operaie lavoravano incessantemente, producendo tra le altre cose i celebri dischetti per le conserve Arrigoni. Un tempo, la presenza della famiglia in città raddoppiava con un secondo punto vendita nella storica Via del Campo. 

Tra antichi attrezzi del mestiere, foto d'epoca e reperti storici, Rosanna Luico mi ha accompagnata in un viaggio sensoriale tra tecniche centenarie e le sfide della modernità. È la cronaca di una pratica antica rimasta intatta, capace di adattarsi ai cambiamenti del tempo e alle nuove esigenze dell'enologia contemporanea, senza mai perdere la propria anima. 

Il racconto di questo affascinante ciclo produttivo inizia proprio dalle origini della materia prima: dai sughereti che la famiglia aveva in affitto nel Ponente Ligure, dove ogni tappo prendeva vita partendo dalla decortica della quercia fino a diventare l'elemento custode dei vini più pregiati.

Rosanna, raccontaci la storia di questa bottega centenaria

“Sono Rosanna Luico e sto portando avanti un'attività di famiglia che nasce nel 1855 come “Fabbrica di turaccioli tagliati a mano”, fondata dal bisnonno di mio padre. Successivamente subentrerà mio nonno Giacomo, che trascorrerà 75 anni in negozio, fino all'arrivo di mio padre. 

Ed ora eccomi qui a rappresentare la quinta generazione di questa storica attività. La produzione dei tappi un tempo partiva dai nostri sughereti in affitto nel ponente ligure, con un ciclo di lavorazione completo: dalla decortica della Quercia da sughero fino al tappo finito per l’imbottigliamento.”

Come vengono scelti i tappi giusti per l’imbottigliamento del vino?

“Nel nostro negozio offriamo circa 30 tipi di tappi diversi, per questo motivo assistiamo la clientela nella scelta del tappo più adatto in base al tipo di vino e al tempo di conservazione desiderato. Per conservazioni che non superano l'anno, si può optare per il tappo base in sughero agglomerato

Per i vini a lunga conservazione o per sigillare le bottiglie di vino spumante, si utilizza invece il tappo in sughero monopezzo. Per gli spumanti, in particolare, è obbligatorio scegliere un tappo tecnico, composto da due strati di sughero monopezzo e un agglomerato grosso in cima. 

Una volta chiusa la bottiglia, questo tappo reggerà fino a 6 atm, assumendo la classica forma a fungo dopo la stappatura. La selezione del tappo dipende anche dalla qualità del vino. Per vini importanti come un Amarone o un Barolo, si consiglia un sughero di prima scelta.”

Nella vostra fabbrica di “turaccioli”, oltre ai tappi per l’imbottigliamento cosa potevano trovare i vostri clienti?

“Queste sono tutte le nostre etichette antiche dei vini, pronte per essere attaccate nella propria bottiglia. Venivano incollate a mano poiché non erano adesive. In passato era molto più usuale acquistare vino sfuso ed imbottigliarlo

Non era necessario mettere altri dati che non fossero il nome del vino. I nostri clienti includevano la Compagnia Italia di Navigazione e i grandi alberghi di Genova. Le nostre etichette spaziavano dai vini liguri (come Polcevera e Sciacchetrà delle 5 terre) a quelli di Piemonte (Nebiolo) ed Emilia (Lambrusco).”

Partendo dal Sughereto come si arriva al tappo finito?

“La lavorazione del sughero è un processo molto lungo. Dalla nascita della Quercia da sughero passano circa 50 anni prima di ottenere una plancia adatta per i tappi.

La Quercia ha una corteccia madre, che è permanente, e una corteccia estraibile. La prima Decortica si esegue dopo 25 anni. Si taglia un anello, al massimo un terzo della pianta, con due incisioni circolari e un taglio in mezzo per sfilare la corteccia con l'accetta. Questa operazione è possibile solo tra giugno e luglio, quando la linfa scorre.

La corteccia della prima decortica è irregolare e non adatta ai tappi in sughero perché manca la sugherina. Viene generalmente impiegata per scopi estetici (come presepi e decorazioni). 

Per la seconda decortica, il disciplinare sardo prevede l'attesa di altri 10 anni. Questa corteccia è più liscia, con uno strato di sugherina ancora basso, ma può comunque essere usata per produrre i tappi tecnici. Finalmente, dopo altri 10 anni si arriva alla terza decortica che permette di ottenere la corteccia con lo strato perfetto per la realizzazione dei tappi in sughero monopezzo.

Una volta estratte, le plance di sughero vengono lasciate stagionare all’aperto per uno o due anni. Successivamente, sono sottoposte a “bollitura”, un passaggio fondamentale per eliminare il TCA (il batterio responsabile del "sapore di tappo" nel vino). 

Nella nostra fabbrica, mio padre incatenava le plance sul fondo di una caldaia grande come il negozio per evitare che galleggiassero. Dopo questa fase, le plance, ammorbidite, venivano spianate e lavorate a coltello

In passato, una volta ottenuta la plancia di sughero morbida, questa veniva pulita dalla corteccia e con l'aiuto di un regolo si ricavavano delle strisce e poi tanti quadretti, solo dopo smussati a mano con l’aiuto del coltello. Infine si passavano su una macchina per essere levigati e ottenere tappi finiti di forma semiquadra. 

La qualità di questa lavorazione manuale era superiore, poiché chi lavorava il sughero a mano era più accurato nella selezione dei pezzi, garantendo tappi senza imperfezioni. Oggi, per velocizzare il processo, i tappi sono fustellati e hanno forma cilindrica, perdendo la possibilità di una selezione accurata del pezzo migliore.”

Il vostro sughero ha avuto anche una vita artistica? 

“L'artista, nel corso degli anni è stato mio nonno che con il sughero realizzò  oggetti di scena in sughero per il celebre attore genovese Gilberto Govi. 

Essendo il sughero un materiale leggero e facilmente modellabile, mio nonno realizzava a mano oggetti realistici come fusi di pollo, piatti e ravioli, che poi Govi lanciava in scena. 

Ci è rimasta una coscia di pollo in sughero, di cui si era spezzata la parte finale. mio nonno realizzava oggetti scenici in sughero e Govi in cambio gli dava i biglietti per andare a vedere le sue rappresentazioni a teatro.

Un'altra sua opera notevole è stata il rifacimento di una vertebra dello scheletro di una balena per il Museo di Storia Naturale di Genova.”


Possiamo dire che Luico ha lasciato il suo segno indelebile a Genova?

“Sicuramente sì, ed è una cosa che mi fa molto piacere. Mio nonno è stato quello che ha trascorso tantissimi anni in negozio. Lui è stato qui sino al 1993, esattamente sino a 90 anni di età, gestendo totalmente anche la parte contabile. 

Ancora adesso tanti clienti vengono in negozio ricordando la figura di mio nonno come un vecchietto gentile, a volte un pò burbero quando serviva i clienti. Ma è pur sempre un ricordo affettuoso di mio nonno di cui a me fa veramente molto piacere.”

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