Il vino come mezzo per conservare il territorio: cooperativa agricoltura cinque terre
Articolo di Beatrice Amadei

Terrazzamenti e muretti a secco innalzati con le pietre tolte dal terreno e incastrate nello stesso modo in cui i pezzi del Tetris finiscono per formare una linea perfetta. Quella delle Cinque Terre la definiscono viticoltura “eroica”. Perché questo lembo di terra, baciato dal mare e invaso ogni anno da file e file di turisti, si sviluppa in altezza, le sue colline si alzano in direzione del sole, e questo lo rende un territorio più difficile da coltivare. Ma forse è proprio qui che risiede la sua unicità.

Matteo Bonanini è presidente della Cooperativa Agricoltura 5 Terre, nata nel 1973 per salvaguardare una viticoltura che si ritiene fondamentale per la conservazione del territorio. Lo abbiamo incontrato nella sua Cantina e quella che ci ha raccontato è una storia che fonde vino e luogo in un legame unico.

Come nasce la Cooperativa?

Fino agli anni ‘50, racconta Matteo, la coltivazione delle viti era un’attività fondamentale per la gente del posto. Negli anni ‘60, però, questa importanza in termini economici inizia a dissiparsi. Con la costruzione della strada che collega La Spezia alle Cinque Terre, infatti, avviene un allontanamento dell’uomo dalla campagna favorito dai nuovi sbocchi occupazionali in città. Si assiste ad un calo demografico che ha gradualmente portato ad un abbandono dell’attività agricola. Sicuramente non si può arrivare ad una totale inversione di questo abbandono né recuperare tutti i vigneti che via via sono andati dimenticati, la Cooperativa nasce però per frenare questo abbandono in nome di una conservazione che è anche fruibilità. Se i terrazzamenti sono in ordine anche i sentieri che li segnano sono percorribili e si arriva, quindi, ad una completa fruizione del territorio.


Quali sono i prodotti che escono dalla Cantina?

Principalmente sono due, i vitigni sono gli stessi: il Bosco, che è il vitigno tipico delle Cinque Terre, il Vermentino e l’Albarola. Da una parte abbiamo un vino bianco secco chiamato Cinque Terre, ideale da abbinare con il pesce per la sua sapidità. Dall’altra c’è un bianco passito conosciuto come Cinque Terre Sciacchetrà, ottenuto dall’essicazione delle uve, che si presta maggiormente a formaggi un po’ più robusti. Proprio a rimarcare il legame tra il territorio e i prodotti che il territorio genera questi vini, anche se parliamo di piccoli numeri, vengono venduti all’interno di un mercato internazionale, così come le Cinque Terre turistiche accolgono ogni anno persone provenienti da tutte le parti del mondo.


Cosa ci può dire a proposito di questa viticoltura “eroica”?

Coltivare alle Cinque Terre presenta sicuramente delle avversità. La Cooperativa cerca, però, di creare tutte le condizioni affinché l’operatore agricolo fatichi di meno come, per esempio, la realizzazione dei trenini per il trasporto delle uve, utili per lavorare sulle pendenze, e di un acquedotto irriguo di sostegno.

Si tratta di un’attività che forse economicamente non gratifica e che se si confronta con una camera da affittare nelle Cinque Terre è molto meno interessante. Però è un’attività fondamentale secondo la visione e la filosofia della Cooperativa.


Attualmente, oltre alla vendita del vino, organizzate anche visite guidate alla Cantina. Avete dei progetti per il futuro?

L’obiettivo della Cooperativa è quello di favorire un turismo sempre più attento. 

A tal proposito alcuni dei progetti per il futuro sono l’attivazione, insieme agli altri viticoltori, del percorso delle Strade del Vino, che permetterà di visitare più cantine presenti nel territorio, e la creazione di sinergie con Slow Food per fare dei presidi sulle tipicità di questi posti.

La gastronomia ligure in generale, e quella delle Cinque Terre in particolare, è fatta di una promiscuità tra il mare e la terra e questo binomio si fonde, ad esempio, nei muscoli ripieni o nelle acciughe ripiene, dove abbiamo il frutto di mare ma anche i ripieni che sono fatti di prodotti che dà la terra. 

Un turismo, insomma, che non si fermi soltanto nei borghi scendendo da un treno e risalendo su un altro, ma un turismo che si appassioni oltre che alle bellezze anche ai sapori dei prodotti che il territorio genera. 



In fondo si tratta lo stesso di bellezza. 

E questa è la bellezza ritrovata nella Cantina Cinque Terre, sprigionata dall’amore che richiede l’arte del vino, dai profumi e dalle sfumature di prodotti che il mare, la terra, il sole e le facciate variopinte delle Cinque Terre se li portano dentro tutti.


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