Piccoli ritagli e grande creatività da Medusa bottega del cuoio
Articolo di Patrizia Zanetti

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Sulle Rigaste che portano alla basilica di San Zeno a Verona, a ridosso di Castelvecchio con la sua impareggiabile vista sul ponte, meta imperdibile di turisti a caccia di selfie, si trova Medusa bottega del cuoio, il laboratorio-store di Mariolino Spadina, uomo di poche parole, ma di grande produttività.

Imprenditore per eredità familiare o per desiderio personale? 

Agli inizi degli anni Settanta, ho iniziato a giocare con il cuoio, e da lì è partita la mia avventura imprenditoriale. Non si tratta di una attività di famiglia, poiché io sono cresciuto nel mondo della falegnameria di mio padre.

C’è qualche motivo particolare per la scelta del volto di Medusa, in bella vista sul logo aziendale?

Medusa è un personaggio mitologico particolare: a me piaceva molto, ma il grafico che mi ha disegnato il logo me l’aveva sconsigliata, perché produceva un impatto decisamente negativo. L’ho liquidato con un fermo “Non m’interessa”… e Medusa è stata.

Come nasce un suo prodotto?

Sicuramente si parte da un desiderio espresso nello specifico dal cliente; poi si costruisce il modello in cartoncino, si studiano le varie misure e proporzioni utili a creare un oggetto armonioso e poi si procede con il taglio dei vari pezzi del pellame. A volte, la prima versione può non risultare perfetta: allora si corregge il modello nei piccoli particolari utili a realizzare il prodotto al meglio. 

La mia giornata inizia molto presto al mattino e quasi subito è diretta verso il negozio: è il mio parco-giochi, dove vengo sempre volentieri per realizzare oggetti di mio gusto, con l’uso e la lavorazione dei materiali di mio gradimento. 

Per creare i miei prodotti uso la concia vegetale toscana, che tipicamente utilizza i tannini, e dove si elimina molta più acqua rispetto alla concia al cromo. Tuttavia, a fronte della grande quantità d’acqua usata, c’è il vantaggio che la stessa è utilizzabile anche per irrigare i campi, perché non è inquinata. Mentre nella concia al cromo serve una minore quantità d’acqua, che però, una volta impiegata in altri usi, produce danni seri.