Milano, 18 febbraio 2026: nasce POP, il primo Fast Food Italiano della Pizza, che porta la firma di Gino Sorbillo. Il format? American Style.
La notizia potrebbe sollevare più di un dubbio tra i puristi e i conservatori della classica pizza napoletana, erede di un’arte storica riconosciuta nel 2017 come Patrimonio Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO.
In effetti, quella di Sorbillo potrebbe apparire come una provocazione o una scelta del tutto strategica per distinguersi dalla concorrenza in una città imprevedibile come Milano. In realtà, però, si tratta di una scommessa sull’innovazione: con POP, acronimo di People Of Pizza, il pizzaiolo fa un passo volto a rompere gli schemi e avvicinarsi sempre di più a un pubblico giovane, con l’obiettivo di divulgare il valore della tradizione culinaria partenopea anche al Nord.
L’imprenditore mette in scena due modi diversi di percepire la pizza: uno basato sulla semplicità degli ingredienti e su un gusto autentico, legato alle radici e al territorio, e l’altro su una maggiore abbondanza, tipica dell’immaginario d’oltreoceano. La sua abilità sta nel far convivere queste due anime nello stesso spazio, senza che l'una sovrasti l'altra, ma lasciando che il cliente scelga quale esperienza vivere.
A fare da collante tra queste due visioni sono le sfiziosità, che richiamano la tradizione campana. Dai crocchè di patate dalla panatura dorata alle frittatine di pasta, farcite con besciamella e pepe: basta un assaggio per ritrovarsi proiettati tra i vicoli di Napoli.
L’evoluzione delle realtà firmate Sorbillo
Proporre una pizza d’eccellenza in “stile fast” non significa snaturare la cultura partenopea. Al contrario, potrebbe essere una scelta necessaria per rimanere al passo con i tempi e intercettare un target sempre più diversificato.
D’altronde, dalla storica pizzeria di via dei Tribunali a Napoli, fondata nel 1935, le evoluzioni sono state numerose e ambiziose. Prima fra tutte l’espansione del marchio, capace di varcare i confini nazionali per approdare persino a Tokyo.
Parallelamente alla crescita geografica, Sorbillo ha saputo diversificare l'offerta attraverso format specifici: con “Gino Sorbillo Gourmand” propone pizza napoletana declinata in chiave gourmet, mentre con “Zia Esterina - Antica Pizza Fritta” si concentra sulla pizza fritta, altro grande classico.
A sua volta, POP si rivolge a chi spesso predilige un pasto veloce, senza però rinunciare alla qualità del prodotto. Ma il vero dibattito nasce realmente dal servizio in stile fast food? Probabilmente no, poiché l’anima americana del progetto non si ferma al format. Accanto ai pilastri della tradizione, infatti, compaiono proposte decisamente più provocatorie.
Ne è un esempio il Menu Hawaiana, che sfida il pubblico con il tanto temuto ananas su base mozzarella. Altrettanto iconica è la pizza Pepperoni, protagonista nell’omonimo menu, capace di proiettare immediatamente il cliente nelle atmosfere tipiche di una serie tv americana. E per i più audaci c’è la pizza Chili, dove la base mozzarella accoglie carne speziata e peperoncino, creando un mix deciso.
Sorbillo osa, ma lo fa con estrema discrezione. Le pizze American Style, infatti, vengono collocate in una sezione a parte rispetto a quelle classiche, quasi a voler creare uno scudo per proteggerle dalle critiche di chi vede in queste scelte un tradimento della tipicità italiana.
È così che, rassicurando i fedelissimi e proponendo al contempo una novità che potrebbe presto diventare un trend, il marchio continua a far parlare di sé.
La filosofia di POP: tra radici partenopee e la sfida della pizza democratica
Dietro l’incontro tra due culture e la velocità del servizio, non si rinuncia mai alla qualità delle materie prime. Ogni creazione firmata POP viene infatti concepita a Napoli, lì dove l’arte bianca è un linguaggio fatto di gesti tramandati di generazione in generazione. Non servono effetti speciali e scorciatoie: è sufficiente un mix di maestria, cura e ingredienti genuini per garantire una pizza “fast” accessibile, ma fedele alla tradizione.
L’idea è quella di una pizza nomade, immaginata all'ombra del Vesuvio e poi portata in giro per l'Italia per renderla realmente accessibile. Sorbillo riporta così il disco di pasta sulla strada, restituendogli la sua missione originaria: quella di essere un piacere semplice e condiviso.
Strategia o provocazione? La chiave di lettura dietro il video pubblicitario di POP

Per il lancio del punto vendita – situato in una posizione strategica, a due passi dal Duomo di Milano, in Via Cappellari 3 –, è stato pubblicato un video che ritrae Gino Sorbillo immerso nella sua quotidianità, mentre ripete, quasi come un mantra, “nove e novanta”.
Si tratta di un chiaro riferimento al prezzo dei due menu base, che più di tutti offrono un assaggio della vera napoletanità. Il primo, il Menu Marinara, è composto dalla classica pizza con pomodoro, aglio e origano, un fritto e una bibita. L’altro, l’immancabile Menu Margherita, include la “regina” delle pizze, anch’essa accompagnata da bibita e fritto.
Se a un primo sguardo l’obiettivo del video sembra essere quello di strappare un sorriso, la vera chiave di lettura si nasconde dietro le quinte di quelle clip. Il messaggio è chiaro: la pizza è nata come un prodotto umile e tale deve rimanere. Sorbillo sceglie così di tornare a dialogare con la gente comune, sebbene il suo locale sia posizionato nel centro di una delle città più “in” d’Italia.
POP, infatti, è l’abbreviazione di “popolare”. L’intento del video pubblicitario, quindi, potrebbe essere quello di sdoganare il concetto di cena fuori intesa come un lusso. Con questa mossa, l’imprenditore punta a promuovere un modello di ristorazione di qualità che sia realmente inclusivo, pensato anche per quelle famiglie che, oggi più che mai, faticano a concedersi con frequenza il piacere di un pasto al ristorante.
Un approccio che sembra già destinato a varcare i confini lombardi. Indipendentemente dai risultati che POP riuscirà a ottenere nel tempo, infatti, la seconda apertura già in programma al Centro Commerciale Campania di Marcianise, in provincia di Caserta, sembra lasciare presagire ottime prospettive. Questo nuovo passo conferma che la scommessa di Sorbillo non è un esperimento isolato nel cuore di Milano, ma un progetto in espansione pronto a confrontarsi anche con il territorio d'origine della pizza.
