Intelligenza artificiale e lavoro: il “rinoceronte” di Angelo Gatto fa tappa a Monza

Articolo di Sabrina Galesi

«I confini dell’intelligenza artificiale non sono predefiniti e non sono definibili, perché la velocità con cui questa si muove è molto più alta della velocità che noi abbiamo nel cercare di dominarla».

C’è un momento, durante una presentazione pubblica, in cui diventa chiaro che non si sta parlando solo di un libro. È il momento in cui le parole — come quelle appena citate presenti nella quarta di copertina de Il rinoceronte governerà il mondo — iniziano a toccare nervi scoperti, a chiamare in causa una consapevolezza più ampia e a porre domande che non riguardano un futuro lontano, ma il presente più immediato.

È quanto accaduto a Monza, in occasione dell’undicesima tappa di presentazione del volume di Angelo Gatto, un incontro dedicato all’intelligenza artificiale e al suo impatto sul lavoro, sulle professioni e, più in generale, sulla vita di tutti noi.

Ad aprire il convegno sono stati i saluti istituzionali e i ringraziamenti ai presenti in sala e a coloro collegati da remoto da parte di Carlo Ruocco, responsabile commerciale di Linea Aziende Generali Monza.

Tra gli ospiti, oltre all’autore del libro Angelo Gatto, sociologo e formatore con un lungo percorso professionale alle spalle, erano presenti Marcello Cifone, presidente di Sistema Impresa Milano Monza, Rossella Spada, direttrice di Fondo Formazienda, William Nonnis, analista tecnico per la digitalizzazione e l’innovazione alla Presidenza del Consiglio dei Ministri e Bellino Elio Panza, presidente di Sistema Impresa. 

A guidare e moderare il confronto, la giornalista Luisa Bamonte, founder del magazine Italian Bees, che ha avuto il compito di accompagnare il pubblico dentro i temi complessi e spesso controversi legati all’intelligenza artificiale.

Il punto di partenza dell’incontro è stato proprio il libro di Gatto, a partire da un titolo che, come ha sottolineato Bamonte, si presenta inizialmente come un enigma, una metafora volutamente criptica. Il rinoceronte governerà il mondo non è uno slogan provocatorio fine a sé stesso, ma una chiave di lettura del nostro tempo. 

Un titolo che incuriosisce e, allo stesso tempo, richiama un filone di riflessione già noto: quello de “Il rinoceronte grigio”, concetto elaborato nel libro di Michele Wucker per indicare eventi prevedibili, visibili, che si avvicinano lentamente ma che tendiamo a ignorare fino a quando è troppo tardi. Diversamente dal “cigno nero”, simbolo dell’imprevisto assoluto, il rinoceronte è ciò che vediamo arrivare, ma che scegliamo di non affrontare.

Nel libro di Gatto, l’intelligenza artificiale è proprio questo: un rinoceronte che si muove sotto i nostri occhi. Non qualcosa di futuro o astratto, ma una realtà già operante, capace di ridisegnare i rapporti di forza economici, politici e sociali. 

Come ha evidenziato la moderatrice, il volume colpisce per la capacità di coniugare una scrittura scorrevole e narrativa con una riflessione profonda. I personaggi e le vicende che popolano le pagine di questo romanzo distopico si muovono in un contesto internazionale, attraversano conflitti, ambizioni, zone d’ombra, restituendo al lettore una rappresentazione complessa e stratificata del mondo contemporaneo.

Nel presentare più da vicino Angelo Gatto, la moderatrice ha ripercorso il suo profilo umano e professionale: quarant’anni di lavoro nel campo della formazione, una solida base di studi sociologici, un interesse costante per la geopolitica e per le trasformazioni globali. 

Un percorso che, pur partendo in un’epoca in cui il digitale era ancora embrionale, lo ha portato ad analizzare in profondità le implicazioni dell’innovazione tecnologica, fino a farne il cuore di una riflessione ampia e strutturata.

Da qui la domanda centrale: perché scrivere oggi un libro che mette insieme geopolitica, intelligenza artificiale, trasformazioni del lavoro e assetti di potere globali? La risposta di Gatto parte da un assunto chiaro: non è possibile parlare di intelligenza artificiale senza collocarla nel contesto geopolitico. L’IA è il terreno su cui si stanno confrontando le nuove grandi potenze del millennio. È una partita che riguarda gli equilibri globali e che non ammette letture semplicistiche o moralistiche.

Non si tratta, ha spiegato l’autore, di essere favorevoli o contrari all’intelligenza artificiale, né di interrogarsi astrattamente sul suo uso etico. L’IA è una realtà ineludibile, che esiste indipendentemente dalle nostre opinioni. I suoi confini non sono definiti, né facilmente definibili, perché la velocità del suo sviluppo supera la nostra capacità di comprenderla, governarla e regolamentarla.

Nel corso del dibattito sono emersi anche dati e riflessioni critiche sul ruolo dell’Europa e dell’Italia. In Europa, è stato ricordato, non esistono grandi servizi cloud, social network o sistemi di scrittura di proprietà continentale. Le cosiddette GAFAM – le grandi aziende tecnologiche globali – detengono le infrastrutture e, soprattutto, le informazioni. In questo scenario, gli Stati nazionali si trovano a operare come “regioni”, mentre le big tech agiscono come veri e propri Stati sovrani. La perdita di sovranità tecnologica è anche una perdita di controllo sui dati, e dunque sul potere.

Secondo William Nonnis, l’idea di una piena sovranità tecnologica europea è difficilmente realizzabile, soprattutto per una questione di volumi economici investiti, nettamente inferiori rispetto a quelli di Stati Uniti e Cina. Ma questo non significa arrendersi all’inazione. Al contrario, implica la necessità di un cambio di paradigma.

Sul fronte del lavoro e della formazione, Rossella Spada ha sottolineato come le aziende siano chiamate a un processo di acculturazione profonda. Strumenti come i fondi per la formazione diventano centrali, soprattutto alla luce dei nuovi obblighi formativi sull’intelligenza artificiale in vigore dal primo febbraio e delle linee guida che coinvolgono anche il mondo della scuola. Un’urgenza resa ancora più evidente da un dato allarmante: il 47% degli italiani presenta livelli di competenza digitale di base insufficienti, collocando il Paese al diciannovesimo posto in Europa.

Bellino Elio Panza ha spiegato come Sistema Impresa abbia sentito il bisogno di promuovere un’iniziativa sull’impatto dell’intelligenza artificiale nel mondo lavorativo, trovando nel libro di Gatto l’occasione ideale per avviare una riflessione strutturata. L’intelligenza artificiale, è stato detto, può essere paragonata all’avvento dell’elettricità: una tecnologia destinata a trasformare radicalmente non solo il lavoro, ma anche la vita quotidiana.

La conclusione, implicita ma potente, attraversa tutto il convegno: non dobbiamo competere con l’intelligenza artificiale, ma imparare a lavorare insieme ad essa. O cambiamo paradigma, oppure restiamo fermi mentre il mondo va avanti.


E se restiamo fermi, per citare ancora una volta le parole di Gatto, il rinoceronte arriverà così vicino a noi che non avremo più vie di fuga.

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