In epoca romana, mercanti mediterranei solcavano le rotte verso l’India sfruttando i venti monsonici. Le merci viaggiavano tra i porti dell’Egitto romano e le coste del subcontinente indiano, dando vita a uno dei primi grandi sistemi commerciali globali. Oggi, quella lunga storia si traduce in un partenariato economico sempre più strutturato e orientato al futuro. Il superamento della soglia dei 5,2 miliardi di euro di export italiano verso l’India, rende questa - il quinto mercato di sbocco Italiano - nell’Asia Pacifico. Infatti - il periodo 2025-2029 si configura come una fase di consolidamento e rilancio delle relazioni economiche. Un ecosistema favorevole alla cooperazione - composto di missioni imprenditoriali, forum bilaterali e accordi istituzionali.

Il Piano d’Azione 2025-2029
Italia-India, struttura un partenariato industriale e tecnologico di lungo
periodo, accompagnando le imprese italiane nell’accesso ai mercati indiani. In
questo contesto, le istituzioni svolgono un ruolo chiave nel facilitare l’ingresso
di queste, favorendo missioni imprenditoriali settoriali, promosse dall’ICE (Agenzia
per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane).
Programmi di business matching sviluppati da ICE o CDP (Cassa depositi e
prestiti) con strumenti finanziari finalizzati all’espansione
internazionale. Parallelamente, SACE
offre strumenti di assicurazione del credito e garanzie pubbliche, fondamentali
per mitigare il rischio di insolvenza e facilitare l’accesso al credito
bancario. L’obiettivo è trasformare l’internazionalizzazione da investimento ad
alto rischio a operazione finanziariamente sostenibile. I settori coinvolti,
dove l’India si propone come terreno fertile per le imprese italiane, sono:
agroindustria, settore ferroviario, telecomunicazioni, energie rinnovabili,
aree portuali e logistiche, settore aerospaziale e proposte di creazioni di un
centro dedicato alla continua collaborazione tra start-up e l’università di
Bangalore. Favorire la firma di accordi istituzionali e memorandum d’intesa,
sostenere partnership industriali e joint venture. Nel mercato indiano il Made
in Italy continua a rappresentare un paradigma di eleganza e creatività,
declinato lungo filiere ad alto valore aggiunto: design, moda, enogastronomia,
ospitalità. Attualmente la domanda di beni italiani
è trainata da una fascia di consumatori medio-alta stimabile in oltre dieci
milioni di individui. Tuttavia, la dinamica espansiva del reddito pro capite e
la prospettiva di un accordo di libero scambio tra Unione Europea e India
potrebbero ampliare significativamente la platea, con effetti positivi
sull’equilibrio dell’interscambio e sugli investimenti bilaterali. Particolare
rilievo assume il comparto agroalimentare, oggi ancora condizionato da barriere
tariffarie e regolatorie rilevanti.

In India operano circa ottocento aziende italiane, quasi la metà ha insediamenti produttivi locali. Negli ultimi mesi diverse realtà hanno ampliato la capacità industriale con nuovi stabilimenti, due dei quali avviati nella prima metà di giugno. Dall’inizio del 2025 gli investimenti realizzati o annunciati si avvicinano ai 500 milioni di euro. Un dato che conferma la fiducia dell’imprenditoria italiana nel mercato in espansione, nonostante le complessità normative e operative. L’intesa in vista prevede la riduzione progressiva di dazi e barriere non tariffarie, con un accesso più agevole per le imprese italiane a un mercato di scala continentale. L’impatto sarebbe significativo soprattutto nei settori ad alto valore aggiunto - lusso, moda, agroalimentare - oggi frenati da un carico doganale rilevante. Il vino ne è l’esempio più evidente, con aliquote che possono toccare il 150%, compromettendo la competitività. Eventi quali la Settimana della cucina italiana in India e l’anteprima locale di Vinitaly hanno registrato a Delhi un riscontro significativo. In tale prospettiva, l’accordo non costituirebbe solo un vantaggio commerciale, ma un passaggio strategico per rafforzare e stabilizzare la presenza industriale italiana in India. L’obiettivo politico-economico dei due attori sembra quello di voler superare l’attuale regime di relazioni parziali, in un quadro stabile e prevedibile, capace di assorbire le tensioni di uno scenario geopolitico sempre più complesso.