In uno scenario economico internazionale segnato da instabilità geopolitiche, rialzi delle materie prime e fragili equilibri nelle dinamiche commerciali internazionali, la gioielleria italiana continua a occupare una posizione di vertice in Europa. Si tratta di un primato sostenuto da indicatori concreti che riguardano occupazione, struttura imprenditoriale, valore della produzione ed export.
I dati contenuti nel report “Imprese e Made in Italy dell’oreficeria: le sfide del nuovo (dis)ordine mondiale”, presentato da Confartigianato nel maggio dello scorso anno, collocano l’Italia al primo posto nel Vecchio Continente per numero di addetti nella produzione orafa. Gli occupati sono 33.000, una quota che corrisponde al 27,5% del totale europeo. In altre parole, oltre un quarto della forza lavoro dell’intero comparto UE è concentrata nel nostro Paese.
Il confronto con le principali economie europee chiarisce ulteriormente la portata del risultato. La Francia conta 27.000 addetti nel settore, la Germania 14.000, la Spagna 7.000 e la Polonia 6.000. Nessun altro Stato membro raggiunge il livello italiano, né in termini assoluti né in termini percentuali rispetto al totale comunitario.
La centralità dell’artigianato come elemento distintivo del modello italiano

Questa leadership occupazionale riflette una struttura produttiva ampia e capillare. Le imprese attive nella gioielleria sono 10.606. Di queste, 8.177 rientrano nella categoria dell’artigianato, rappresentando il 77,1% del totale. Le aziende artigiane impiegano il 45,5% degli addetti del comparto. Quasi un lavoratore su due opera dunque in una realtà di piccola dimensione.
La centralità dell’artigianato costituisce uno degli elementi distintivi del modello italiano. A differenza di altri Paesi in cui prevalgono strutture industriali più concentrate, l’Italia si caratterizza per una rete diffusa di laboratori e piccole imprese altamente specializzate. Questo assetto favorisce flessibilità produttiva, personalizzazione e cura del dettaglio, fattori che incidono sulla competitività internazionale del gioiello italiano.
Il primato nazionale non riguarda soltanto il numero di addetti. Anche sul piano del valore della produzione l’Italia si colloca al primo posto in Europa. Nel 2023 il nostro Paese ha generato circa il 36% del valore totale della produzione europea di gioielleria, per un ammontare di 1.559 milioni di euro (dati Eurostat). Parigi e Berlino seguono con quote inferiori.
I dati dell’Export
Se la dimensione produttiva è significativa, il commercio estero rappresenta un ulteriore indicatore della solidità del comparto: nel 2024 è dall’Italia che sono stati esportati gioielli per un valore di 15,5 miliardi di euro, oltre il 40% dell’oreficeria made in EU esportata (dati ISTAT, Federorafi).
Alla base di questi numeri vi è una combinazione di tradizione manifatturiera e capacità organizzativa: i distretti orafi rappresentano nodi strategici di questa rete produttiva. Le sole Arezzo, Vicenza, Alessandria e Milano - città che formano il cosiddetto “Quadrilatero d’oro” - sono state responsabili dell’87,7% del valore dell’export italiano di settore nel 2024.
I principali interlocutori sono stati Turchia, Paesi Bassi, Israele, Corea del Sud e Panama che più di recente hanno ceduto il passo a mercati già vivaci quali Svizzera, Emirati Arabi Uniti e, in particolar modo, Cina.
Sebbene il 2025 abbia evidenziato segnali di rallentamento rispetto all’anno precedente (- 15,2% nei primi cinque mesi dell’anno), in parte dovuti alla normalizzazione dei flussi commerciali dopo un periodo di forte espansione e in parte alle oscillazioni dei prezzi dell’oro, i livelli delle esportazioni restano comunque elevati rispetto agli standard precedenti al 2023.
Competenze tecniche, cultura del lavoro e specializzazione settoriale del settore orafo italiano

In questo contesto si collocano realtà come UnoAErre, fondata ad Arezzo e divenuta uno dei marchi storici dell’oreficeria italiana, e il Morellato Group, che integra design, produzione e distribuzione su scala internazionale. Questi casi dimostrano come il sistema italiano sappia coniugare radicamento territoriale e apertura ai mercati globali.
La struttura prevalentemente artigiana costituisce, in questo scenario, un elemento di resilienza. Le imprese di piccola dimensione sono spesso più rapide nell’adattarsi ai cambiamenti della domanda, nel modificare le collezioni e nel rispondere a richieste personalizzate. Al tempo stesso, la frammentazione produttiva richiede coordinamento e strategie comuni per rafforzare la presenza internazionale.
L’Italia concentra quindi una quota rilevante dell’occupazione europea, detiene la leadership per valore della produzione e mantiene un ruolo centrale nei flussi commerciali del settore. I 33.000 addetti, le oltre 10.000 imprese attive e l’elevata incidenza dell’artigianato descrivono un sistema produttivo che non trova equivalenti per ampiezza, qualità e specializzazione all’interno dell’Unione.
Le prospettive future per il comparto
Il quadro delineato dal Direttivo nazionale degli Orafi di Confartigianato evidenzia la presenza di variabili critiche. Le tensioni geopolitiche incidono sull’approvvigionamento dei metalli preziosi, mentre la volatilità dei prezzi impone una gestione attenta dei margini. Questa instabilità generale è accentuata anche dal rischio di nuovi dazi: il mercato statunitense che nel 2024 rappresentava il secondo sbocco dell’export orafo italiano - secondo solo alla Turchia - con 1,48 miliardi di euro di valore, ha registrato una flessione del 9,2% rispetto al 2023 e di circa il 19% nel corso del 2025.
Il consolidamento del primato italiano nel settore orafo richiederà l’instaurazione di rapporti commerciali propulsori con più mercati esteri stabili e investimenti in materia di sostenibilità, tecnologia, design e presenza digitale.
Anche le istituzioni possono essere determinanti per un'inversione di tendenza rispetto all’andamento dell’ultimo anno, favorendo politiche in grado di limitare il peso fiscale sull’export e permettendo al settore orafo-argentiero di mantenere quel primato che ad oggi è tutto italiano.
L’artigianato gioielliero nostrano, forte di una reputazione costruita su qualità, creatività e competenze tecniche, dispone degli strumenti per affrontare questa fase di transizione. La combinazione tra radicamento territoriale dei distretti orafi e apertura ai mercati internazionali costituisce una base solida su cui costruire la prossima fase di sviluppo. Sarà dalla capacità di trasformare le attuali criticità in opportunità strategiche che dipenderà la conferma della leadership dell’Italia nella gioielleria europea.