Birreria Bellazzi: Birrificio Artigianale Indipendente, Produzione e Degustazione di Birre Vive

Articolo di Eleonora Scrascia

Birreria Bellazzi è un luogo magico dove gusto, semplicità e innovazione si incontrano; ciò che ne deriva sono birre originali che vi faranno sognare ad occhi aperti. Aggregazione è la parola magica che ruota attorno alla birra e alla filosofia di Bellazzi: un luogo dove il prodotto nasce e viene servito insieme a splendidi aperitivi, per vivere momenti di socialità e spensieratezza.

Qual è stato il momento esatto in cui è nata Birra Bellazzi?

"Bellazzi nasce da un'idea avuta in un pub: eravamo alla ricerca della nostra strada e abbiamo capito che ciò che accompagnava la discussione era, forse, la soluzione stessa. Io sono un chimico e il mio socio un ingegnere; insieme ad altri amici cercavamo qualcosa di diverso dal percorso fatto fino ad allora, perché sentivamo che non fosse l'unica via percorribile. La birra ci appassionava e ci appassiona ancora: l'abbiamo sempre vista come un aggregante sociale costantemente al centro delle nostre conversazioni. Così, quello che era un punto di incontro è diventato il fulcro del progetto.

Abbiamo iniziato a guardare questo mondo con un occhio diverso, non più solo da consumatori — eravamo già piccoli produttori domestici — ma con l'intenzione di trasformare la passione in una professione. Abbiamo studiato per due anni, frequentando anche un corso sulla produzione di birra artigianale all'Università di Udine; in seguito, abbiamo redatto un business plan corposo da presentare in banca. Inizialmente abbiamo affittato un impianto a Piacenza (Retorto), dove abbiamo prodotto per i primi due anni e mezzo, per poi aprire finalmente il nostro birrificio a San Lazzaro di Savena. L'obiettivo era creare birre che non rispondessero a canoni stilistici obbligati, ma che avessero una propria identità.

Da qui nasce il nome Birra Bellazzi, che deriva dall'espressione "Bella zia". Un amico designer a New York, rimasto legato al suo idioma laziale "Bella zi'", continuava a usarlo così spesso che i newyorchesi avevano iniziato a chiamarlo "Belazi": da lì è diventato Bellazzi. Ci piaceva l'idea di una progettualità seria — portare il design italiano a New York — pur rimanendo fedeli al nostro spirito goliardico. "Sregolatezza" e "genio" convivono nello stesso principio: non avere regole precise, senza per questo sentirsi geni o innovatori superiori. Vogliamo mettere ciò che abbiamo dentro in un bicchiere, non per creare ricette sofisticate che allontanino le persone, ma per offrire un prodotto che mantenga la proprietà fondamentale della birra: aggregare".

Qual è il prodotto di cui siete più orgogliosi e qual è quello di maggior successo?

È difficile trovare un prodotto a cui siamo più legati, ma io personalmente ho un legame fortissimo con la “Calabrifornia”, che è anche una delle birre più particolari e fuori dagli schemi. Si tratta di una California Common, uno stile tipico di San Francisco, a cui noi aggiungiamo due ingredienti inattesi: il bergamotto e l’arancia amara. Ne sono molto legato perché è stata pensata per il mio matrimonio: io e mia moglie abbiamo origini calabresi e il nostro viaggio di nozze è stato in California; questo connubio tra le due terre ci è piaciuto moltissimo e il nome Calabrifornia lo rappresenta al meglio.

Ci sono sicuramente altre birre nate dalla nostra passione che ci affascinano: ne abbiamo una al peperoncino e una American Wheat (birra di frumento), ma decisamente luppolata. C’è poi una birra che prende il nome di mia figlia, la Night in Sofia: è molto strutturata e ho un legame di cuore con lei.

La birra più richiesta è l’Alley Hop, una birra da 8 gradi e mezzo, molto luppolata, che è stata anche uno dei nostri primi progetti. Vanno molto bene anche birre più semplici come l’Alma Bologna, un prodotto "giovane" completamente dedicato a Bologna e all’Emilia-Romagna; viene prodotta con un luppolo emiliano che si chiama appunto “Aemilia” ed è una tipologia German Ale, ovvero una birra tedesca chiara ad alta fermentazione.

Qual è il prodotto di cui siete più orgogliosi e qual è quello di maggior successo?

"È difficile individuare un prodotto a cui siamo più legati, ma personalmente nutro un sentimento profondo per la Calabrifornia. È una delle nostre creazioni più particolari e anticonvenzionali: si tratta di una California Common, uno stile originario di San Francisco, a cui abbiamo aggiunto due ingredienti inattesi, il bergamotto e l’arancia amara

Mi sento molto legato a questa birra perché è stata creata appositamente per il mio matrimonio; io e mia moglie abbiamo origini calabresi e il nostro viaggio di nozze si è svolto in California. Questo "match" tra le due terre ci ha entusiasmati e il nome Calabrifornia lo rappresenta alla perfezione.

Esistono sicuramente altre birre nate dalla nostra passione che ci affascinano. Tra queste, ne produciamo una al peperoncino e una American Wheat (birra di frumento), caratterizzata però da una decisa luppolatura. C’è poi una birra molto strutturata che porta il nome di mia figlia, la Night in Sofia, con la quale ho un fortissimo legame affettivo.

Dal punto di vista commerciale, la birra più apprezzata è l'Alley Hop: una birra da 8,5 gradi, molto luppolata, che ha rappresentato uno dei nostri primi progetti. Ottengono ottimi risultati anche birre più beverine come l'Alma Bologna, un prodotto giovane interamente dedicato a Bologna e all’Emilia-Romagna. Questa birra utilizza un luppolo emiliano denominato Aemilia ed è una German Ale, ovvero una birra chiara ad alta fermentazione di ispirazione tedesca".

C’è un particolare metodo di produzione delle vostre birre? Come selezionate i prodotti da utilizzare?

Le nostre birre nascono spesso in modi differenti; non esiste un metodo esatto. A volte tutto parte da una suggestione o da un'idea ancora in divenire; altre volte, assaggiamo qualcosa che ci affascina e, a distanza di mesi, decidiamo di inserirlo in un nuovo progetto. Alcune creazioni nascono da collaborazioni, portando nel nome l'identità di chi ha lavorato con noi: è il caso della Rutti Mostruosi, nata insieme agli Atroci, una band metal demenziale bolognese.

Altre ricette prendono vita dalla volontà di sperimentare con un ingrediente specifico, come la Red Hot Hops Chili Peppers con il peperoncino. Ci sono poi birre nate per completare la nostra gamma con caratteristiche precise, come la Cico IPA: dedicata al nostro quartiere, la Cicogna di San Lazzaro, è una Modern IPA di nuova generazione, caratterizzata da un luppolo accattivante ma non estremo, che la rende estremamente beverina.

La nascita delle nostre birre è frutto della nostra sregolatezza: non seguiamo parametri fissi, ma lasciamo che siano le emozioni a guidarci. Anche i metodi di produzione sono una conseguenza di questo approccio sperimentale. Negli anni abbiamo testato l'acidificazione del mosto durante la fase produttiva (anziché in fermentazione), creando così due birre specifiche.

Effettuiamo continui test sulla materia prima, variando le tipologie di luppolo per esplorare nuove sfumature.Attualmente, stiamo lanciando una birra al fico d’india: ci piace costantemente inserire elementi capaci di regalarci un'emozione nuova".

È difficile competere con grandi produzioni o l’artigianalità dei vostri prodotti ha la meglio sulla realtà di massa?

"L’idea di competere con l’industria non è un parametro che seguiamo, e non dovrebbe esserlo per nessun produttore artigianale. Le ragioni sono due: innanzitutto, se volessimo lottare sul loro stesso terreno, avremmo già perso in partenza; in secondo luogo, non ci troviamo nello stesso campo. Produciamo un prodotto diverso per definizione, e questa è la vera forza della birra artigianale: la capacità di distaccarsi dal preesistente e superare determinati standard, aggiungendo nuove peculiarità.

La forza dell’industria risiede nella costanza, nell’omologazione e nei bassi costi produttivi. Lo svantaggio — e l'aspetto che meno ci convince — è proprio l'omologazione: tutte le birre industriali tendono a somigliarsi. In quel contesto, la qualità è strettamente legata al risparmio sui costi, rendendo il prodotto poco interessante dal punto di vista creativo. È fondamentale differenziare il prodotto per il consumatore, affinché comprenda questa diversità. Sebbene la birra artigianale sia accessibile a tutti, non è detto che il suo gusto sia adatto a chiunque: è un'esperienza che richiede scoperta.

Con gli altri birrifici artigianali manteniamo generalmente un ottimo rapporto; con alcuni, in particolare, esiste una vera sintonia. Ho sempre cercato di creare aggregazione attorno alla birra, anche tra professionisti. Recentemente sono diventato referente di categoria per la regione Emilia-Romagna, un ruolo attraverso il quale sto cercando attivamente di unire i produttori locali.

Su Bologna il lavoro è evidente: da poco è partita una sfida goliardica, la West Coast vs East Coast, che coinvolge i birrifici situati a ovest e a est della città. Lo scopo principale è creare comunità. È il secondo anno che portiamo avanti questo progetto basato sul concetto di aggregazione; fare guerra aperta tra birrifici, senza un pizzico di ironia, significherebbe fare un dispetto alla cultura della birra stessa".

Cosa ha in serbo il futuro per un ragazzo e il suo team che sembrano aver trovato la loro strada ma che sono sempre alla ricerca di qualità e innovazione?

"Il settore della birra artigianale, come molti altri mercati attuali, è in costante movimento. Dalla pandemia in poi abbiamo assistito a profondi cambiamenti nei gusti e nelle abitudini delle persone, elementi a cui il nostro prodotto è strettamente legato.

Abbiamo attraversato diverse fasi: nel periodo pre-pandemia il nostro canale principale erano i pub; durante l'emergenza ci siamo strutturati con le spedizioni e le consegne a domicilio sul territorio; subito dopo, abbiamo riaperto il nostro spaccio aziendale per la vendita diretta. Attualmente il mercato dei pub ha dinamiche diverse rispetto al passato: se prima vendevamo principalmente all’esterno, oggi gran parte del nostro lavoro si concentra nel locale di proprietà. Tuttavia, il futuro è certamente legato al territorio, con l’obiettivo di tornare capillarmente nei pub di tutta Italia, in Europa e, perché no, nel resto del mondo.

Ogni ottobre festeggiamo l'anniversario del nostro locale a San Lazzaro. L’idea è quella di ampliare lo spazio, che al momento è attivo solo in fascia serale. Grazie anche alla recente Legge Regionale dell’Emilia-Romagna sulla birra artigianale — che punta al potenziamento della filiera — speriamo di realizzare progetti legati al turismo brassicolo nella nostra area. Puntiamo molto anche sulla formazione, sia con le scuole superiori che con i corsi di specializzazione; abbiamo già attive diverse collaborazioni con l’Istituto Agrario e l’Università di Bologna.

Per quanto riguarda il futuro del progetto Birra Bellazzi, continueremo ad ampliare la nostra gamma e a far crescere il nostro locale. Il segreto è nell'equilibrio: amiamo proporre novità sperimentali senza mai trascurare i nostri grandi classici, aggiornandoli costantemente per mantenerli contemporanei".

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