Cooperativa Sociale Noè: L’agricoltura dove il riscatto coltiva il futuro

Articolo di Vassily Sortino

Esistono luoghi il cui senso profondo emerge già dal nome, come la Cooperativa Sociale Noè a Borgo Parrini, in provincia di Palermo, dove l'acronimo significa significativamente "No Emarginazione". Questa realtà si occupa della commercializzazione diretta di prodotti agricoli biologici certificati, coltivati per la maggior parte su terreni confiscati alle mafie, ed è inoltre impegnata nell’ambito del turismo responsabile e delle eco vacanze per far conoscere lo spirito autentico del territorio e delle sue comunità. 

Nata nel 1993 per creare percorsi di socializzazione e professionalizzazione per persone con disabilità, nel tempo la cooperativa ha ampliato il suo raggio d’azione dedicandosi alla salute mentale, all'ippoterapia e al recupero dalle dipendenze con importanti progetti di inserimento lavorativo che spaziano dall'agricoltura biologica alla logistica, fino alla formazione per l’impresa sociale.

Collaborando attivamente con le istituzioni per favorire l'integrazione urbana dei migranti attraverso la progettazione interculturale, l’obiettivo primario resta quello di rigenerare la terra sottratta alla criminalità promuovendo l’accesso al lavoro di persone con fragilità che hanno alle spalle percorsi di vita difficili, trasformando così il disagio in una nuova dignità sociale attraverso il lavoro agricolo.

Carla Monteleone, come responsabile della Cooperativa Noè, ci racconta il suo percorso e la sua visione?

"Fondata nel 1993, la Cooperativa Noè nasce con la missione di favorire l'inserimento lavorativo di persone in condizione di fragilità, inizialmente attraverso l'artigianato. La svolta avviene nel 1998, quando alla cooperativa viene assegnato un bene confiscato alla mafia a Borgo Parrini. Questo evento ha dato il via a una nuova storia indissolubilmente legata all'agricoltura sociale.

Le nostre linee d'azione sono da sempre incentrate sul contrasto al disagio sociale: dai percorsi per persone con problemi di tossicodipendenza e alcolismo, fino alla collaborazione con case famiglia e scuole. Negli ultimi anni, abbiamo risposto con forza all'emergenza umanitaria dei migranti, lavorando con ragazzi eritrei e minori stranieri non accompagnati.

A questo impegno sociale si affianca una sfida agricola costante. Gestire 5 ettari di terreno ha richiesto una vera e propria reinvenzione professionale: siamo diventati agricoltori affrontando ostacoli complessi, in primis la cronica scarsità idrica. La mancanza di un pozzo e dell'erogazione estiva dell'acqua ci ha spinti a lottare con tenacia e a trasformare radicalmente il volto dell’azienda per adattarci al territorio e continuare a produrre valore".

Quali sono le eccellenze agricole prodotte in cooperativa?

"In passato la nostra produzione si concentrava su una vasta gamma di ortaggi; oggi, invece, l'azienda ha assunto una vocazione prevalentemente arboricola. Il cuore dell'irrigazione è dedicato esclusivamente a una piantagione di avocado, mentre le altre colture, come gli agrumi e gli ulivi, crescono senza apporto idrico esterno, adattandosi alle condizioni del terreno.

Il fiore all’occhiello della nostra realtà è la Food Forest (o foresta commestibile): un vero e proprio sito scientifico dedicato all'agroecologia. In quest'area, piante arboree, arbustive ed erbacee non seguono un ordine tradizionale, ma crescono in una sinergia che imita i sistemi naturali. Passeggiando per la foresta, si possono incontrare a pochi metri di distanza varietà diverse come corbezzoli, albicocchi, fichi, sorbi, susini e peschi.

Questa scelta di "mischiare" le specie non è casuale, ma risponde a un preciso obiettivo scientifico: studiare le interazioni tra le piante e testare la loro capacità di attecchimento al terreno in un ambiente biodiverso. Attraverso questa sperimentazione, la Cooperativa Noè non produce solo cibo, ma genera conoscenza su modelli di agricoltura sostenibile e resiliente".

C'è una varietà specifica che rappresenta il simbolo o l'orgoglio della vostra produzione?

"Tra le numerose colture messe a dimora negli ultimi quattro anni, quella che si è rivelata il nostro maggiore orgoglio, nonché la più richiesta, è l’avocado. Sebbene sia una pianta originaria dell’America Latina, in particolare del Perù e del Cile, la scelta di coltivarla localmente permette di offrire un prodotto a chilometro zero. Questa strategia abbatte drasticamente l’impatto dei trasporti, garantendo un duplice vantaggio: economico per il consumatore ed ecologico per l'ambiente.

Accanto a questa scommessa vinta, la nostra Food Forest ospita specie che hanno sorpreso per la loro capacità di adattamento. Un esempio emblematico è il corbezzolo: una pianta proveniente dalle Madonie, abituata a climi decisamente più freschi e ombreggiati. Nonostante la differenza di habitat, il corbezzolo ha risposto con un eccellente attecchimento naturale e oggi vanta un’ottima produzione, confermando il valore scientifico del nostro progetto di agroecologia".

Qual è il ritmo quotidiano della vita in cooperativa

"La nostra giornata comincia molto presto, già alle 6 del mattino, per anticipare le temperature in campo che possono toccare i 40 gradi. La gestione delle risorse è fondamentale: la poca acqua a disposizione, raccolta con cura in un laghetto artificiale, viene destinata prioritariamente alle piante più bisognose attraverso un’attenta irrigazione di soccorso.

Durante la mattinata ci dedichiamo alla cura delle colture stagionali, come le zucchine, che richiedono una semina periodica a causa del loro breve ciclo vitale. Al contrario, a causa della scarsità idrica estiva, i prodotti da orto vengono coltivati prevalentemente durante il periodo invernale. Nel pomeriggio, il lavoro prosegue con la zappatura, il controllo delle erbe spontanee e la concimazione naturale del terreno, protraendosi fino alle 20:30, quando cala il sole.

Questo impegno quotidiano nell'agricoltura biologica non è però isolato: la nostra giornata è arricchita costantemente dalle attività sociali e dagli incontri con i visitatori. Accogliamo con piacere i gruppi di turismo responsabile che scelgono di passare da qui per conoscere da vicino il nostro progetto di inclusione sociale e la storia di riscatto che ogni pianta custodisce"

Quali sono i prossimi traguardi della cooperativa?

"Attualmente la cooperativa gestisce alcuni gruppi d'acquisto solidale, una dimensione che riteniamo ideale per la nostra scala produttiva. Nonostante le limitazioni fisiche del terreno e la cronica scarsità idrica, la nostra produzione è equilibrata e risponde perfettamente ai nostri obiettivi. 

La nostra priorità, infatti, non è l'espansione commerciale intensiva, ma il perseguimento di scopi scientifico-ecologici e sociali. Essendo orgogliosamente parte dei circuiti antimafia, consideriamo le attività collaterali all'agricoltura come il cuore pulsante del progetto: il nostro fine ultimo è ampliare le reti di scambio e i legami di comunità.

Un esempio concreto di questa apertura è l'accoglienza di studenti e visitatori. Di recente, un gruppo di venti studenti stranieri ha visitato la cooperativa: Carla Monteleone ha illustrato loro la nostra missione durante un tour guidato tra i campi. 

Nonostante il caldo intenso del solleone siciliano abbia messo alla prova i ragazzi, il rientro al casale è stato celebrato con un premio speciale: acqua fresca e una merenda a base di pane e zucchine della cooperativa. Una vera eccellenza stagionale che ha permesso loro di assaporare il frutto del nostro lavoro e il valore della biodiversità".

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Articolo di Vassily Sortino