Il Camaleonte: quando il restauro diventa arte

Articolo di Antonella Boccasile

Uno dei binomi perfetti tra arte, contemporaneità e restauro si trova proprio nella città di Bari, in Puglia, e non ha davvero eguali: stiamo parlando de Il Camaleonte, una realtà davvero interessante con tanti punti di riflessione su quello che può significare avere dedizione per quello che si fa e unire passione, manualità e sensibilità artistica.

Insieme al suo team, Mimmo Sangirardi ha deciso di parlare del suo lavoro, della rivisitazione di pezzi di arredo ormai superati e della nuova vita che ognuno di loro può avere tra presente, passato e futuro.

A raccontarci la storia insieme a Mimmo, ci saranno anche Patrizia D’Auria e Alessia Angiolelli, architetto e progettista d’interni. Dalla storia ai prodotti, fino a un approfondimento di come ci si muove all’interno di questa realtà, ecco l’intervista che Italian Bees ha deciso di presentarvi: un viaggio in un mondo che attraversa autenticità, rivisitazione, arte e contemporaneità.

Molto spesso, entrando nel mondo de Il Camaleonte, si ha la sensazione di attraversare una sorta di viaggio nel tempo, in cui ogni pezzo racconta una storia già vissuta ma ancora pronta a continuare il suo percorso. L’idea alla base del progetto è proprio quella di non abbandonare ciò che può ancora essere amato, ma di riconoscerne il valore e accompagnarlo verso una nuova forma di bellezza. Ogni mobile, infatti, non viene semplicemente restaurato, ma reinterpretato, mantenendo traccia della sua identità originaria e delle sue imperfezioni, che diventano parte integrante del risultato finale. È un approccio che unisce sensibilità artigianale e visione contemporanea, dove il passato non viene cancellato ma valorizzato attraverso colori, dettagli e scelte estetiche capaci di renderlo attuale, unico e profondamente personale.


Come nasce Il Camaleonte e quali sono i valori e la missione che guidano il vostro lavoro?

Il Camaleonte è un progetto che nasce una ventina di anni fa, scaturisce dal forte desiderio di non buttare ciò che ancora può avere una vita, ciò che ancora può essere amato. In questo caso, si tratta di mobilio, di elementi d’arredo che spesso arrivano in condizioni abbastanza disastrose e che riportiamo a nuova vita, dando loro un aspetto più piacevole, più contemporaneo, per inserirli negli appartamenti del giorno d’oggi.

Nei vostri progetti, passato e presente sembrano dialogare: come riuscite a rispettare l'anima originale di un mobile trasformandolo in qualcosa di contemporaneo?

I nostri restyling partono sempre da un presupposto: non denaturare mai l’essenza vera di un mobile che arriva dal passato, proprio perché ci piace pensare a un vero e proprio ponte ideale tra ciò che è stato e ciò che ancora deve essere. Questo avviene tramite una rivisitazione dosata, nulla di invasivo; anzi, molto spesso questi pezzi viaggiano nel presente portandosi dietro dei segni distintivi. Noi siamo quelli che li esaltano volutamente; se una poltrona arriva con un bracciolo lesionato, è anche possibile che questo diventi un punto di forza. Noi andiamo a esaltarlo con delle tecniche che lo mettano in evidenza anziché cercare di nasconderlo.

Quando iniziate a lavorare su un pezzo, cosa guida maggiormente le vostre scelte: la storia, l'intuizione creativa o la tecnica?

Nel momento in cui ci viene affidato un pezzo, noi ne valutiamo le caratteristiche, quelli che possono essere i punti di forza e quelli di debolezza a cui porre rimedio. Spesso si tratta di coniugare e mettere insieme sia quelle tecniche che vengono da certe epoche. Alle volte interveniamo con delle trasformazioni e dei cambiamenti nell’utilizzo e nella funzione, sempre cercando di valorizzare i valori di quell’epoca. L’operazione è simile a quella di un’adozione di un animale che, anziché essere abbandonato, viene introdotto in un nuovo ambiente e può avere una nuova vita. La creatività è importante perché non sta nell’eccesso, ma nel saper dosare gli interventi che possono portare al migliore risultato possibile.

Di recente avete avviato una collaborazione con Alessia Angiolelli, architetto e progettista d'interni: com'è nato questo incontro e in che modo ha arricchito il vostro processo creativo?

In realtà ci conosciamo da una ventina d’anni, abbiamo avuto occasioni lavorative e, essendoci sintonia, abbiamo proseguito in questo viaggio. Dopodiché, si è presentata l’occasione di condividere uno spazio e abbiamo deciso di coniugare insieme quella che è la nostra filosofia e quella che è la politica di Alessia, curando l’home decor e la progettazione degli ambienti.

Il nostro lavoro si è sempre potenziato, non si è mai accavallato, questo perché parlare di arredamento è un concetto davvero ampio e può variare nelle declinazioni. Ho sempre pensato che una casa avesse un’anima se si fosse riusciti a creare una coniugazione stilistica tra un elemento nuovo di design e il pezzo tramandato dalla bisnonna, con una storia da continuare a tramandare.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi e progetti futuri?

Il nostro obiettivo è stato realizzato: avevamo il desiderio di unire le nostre competenze in questo spazio molto strategico che racchiude tante altre personalità, un posto contenitore di idee e arte. Si avvicenderanno eventi con altre persone che, pur trattando diversi temi, riescono a rientrare in tutto ciò che fa parte della bellezza dell’arredamento di una casa. Non ci fermiamo all’arredamento. L’obiettivo è continuare a lavorare facendo quello che facciamo: siamo innamorati del nostro lavoro e penso sia la cosa più gratificante che possa succedere.



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