Lab 25 Creativity Space: le leggende di Napoli tradotte in ceramica

Articolo di Sergio Cimmino

La città partenopea, nei suoi 2500 di storia, arte e cultura, è pregna di leggende misteriose e meravigliosamente affascinanti. Dal culto della Sirena Partenopea al magico uovo del mago Virgilio, sino ad arrivare agli esperimenti alchemici del principe Raimondo Di Sangro, conte di Sansevero, inventore, sperimentatore e anatomista, celebre per le tenebrose e occulte macchine anatomiche. 

A pochi passi dal capolavoro mondiale del “ Cristo Velato” di Sammartino, nasce il percorso di Laura Mazzella, artista e ceramista, figlia d'arte del celebre Luigi Mazzella, scultore molto noto in città, che decide di fare della propria passione e dedizione uno spazio creativo, libero e fantastico il Lab 25 Creativity Space. Un'isola della creatività, dove tra smalti e argilla, prendono vita le sue creature fantastiche a cavallo, ceramiche napoletane, tra sirene e pulcinella, corni e uova magiche. 

L'arte di Luisa Mazzella si mescola ai simbolismi di un'intera città, che vive da millenni su un suolo esoterico, magico, condito dall'animo popolano dipinto tra i suoi animos vicoli. L'argilla, materia semplice, ma incredibilmente malleabile, si trasforma incredibilmente in

forme immaginifiche e fantasmagoriche, tra donne -uccello, elefanti e pulcinella

messaggeri. Un'anima intensa, d'artista pura, che usa le colorazioni come tinte per la

sua innata espressione emozionale, e la fisicità delle sue mani per definirsi una

“ceramista sopra le righe”. Una donna, una creatrice e un'interprete, che usa unicamente la sua arte come viatico comunicativo, e ogni giorno incarna la memoria e lo spirito di suo padre Luigi, anche attraverso lo spirito delle sue piccole ma grandi opere.


Come nasce Lab 25 Creativity Space? 

Sono Laura Mazzella, una ceramista, e il laboratorio Lab 25 Creativity Space è in via Raimondo De Sangro di Sansevero nel cuore del centro storico partenopeo. Provengo da una famiglia di artisti. Mio padre Luigi, scultore, oggi purtroppo scomparso, vive nel mio ricordo personale e ho il pregio e l'orgoglio di ospitare nel mio laboratorio una sua scultura a cui sono legata. Questo legame artistico è stato alimentato dai consigli preziosi, come quello di custodire le mie capacità come un qualcosa di prezioso, riconducibili nel famoso proverbio “metti l'arte e mettila da parte”. Il mio approccio scolastico mi ha portato a frequentare il Liceo Scientifico e successivamente a conseguire la Laurea in Conservazione dei Beni Culturali. La mia passione mi ha spinto a “mettere le mani in pasta”. Il fascino dell'argilla è la sua naturalezza e il tempo di lavorazione lento, proprio come la mia anima, che arriva a realizzare i propri sogni, ma in maniera del tutto armoniosa ed equilibrata.

Ci può parlare della nascita delle sue opere?

Mi piace definirmi una “ceramista fuori dalle righe”. Non avendo avuto una vera e propria scuola, la mia arte si è plasmata nello studio di mio padre, vera e propria fucina creativa. L'argilla ha un suo incredibile fascino, è una materiale quasi astratto, che poi se lavorato, con tecniche precise, assume una conformità spettacolare. La ricetta di quando ho iniziato, è stata tanta fantasia, mescolata a tecnica, ma quest'ultima, è soltanto un processo con un tempo definito, a me piace principalmente variare, fantasticare e creare. Il mio space è ricco e sopratutto popolato dalle mie creature fantastiche, come i cavalli simbolici. Come per il “Pulcinella acquaiolo”, simbolo e icona di una Napoli famosa per le sue acque“suffregne”, ovvero le sorgenti dove i “luciani” andavano a raccogliere l'acqua all'interno delle mummare e mummarelle. Questa maschera, così conosciuta, diventa collante tra arte e storia, ma anche messaggero (infatti è a cavallo), tra la ceramica e la città più popolare. Le tecniche di realizzazione utilizzate possiamo ritrovarle nella trafila, per il basamento dei piedi, mentre per il corpo viene creato manualmente. Altra creatura che illumina il mio laboratorio , è la sirena partenopea. Animale leggendario metà donna e metà uccello, a cui la città è particolarmente legata, connesso anche alla magicità dell' uovo di Virgilio, che la stessa sirena abbandonò sulle coste partenopee. La sua custodia ha incarnato qualcosa di fantastico per il popolo napoletano, pensiamo al Castel dell'Ovo, su cui si dice si regga l'intera città. Realizzata al tornio nelle parti del corpo, mentre la testa, il volto e le ali, ed anche l'uovo, vengono annessi successivamente. Le mie piccole opere sono pregne delle mie emozioni, colori e smalti, che si equiparano alla mia anima black, ma dalla fantasia multicolore.

Come ceramista cosa rappresenta per lei, l'argilla?

La base della ceramica è l'argilla. Sostanza naturale, che alcuni ceramisti amano

raccogliere, metodo che io personalmente non ho mai seguito. Ci sono tante varietà di

argilla, da quelle maggiormente morbide, meglio modellabili, oppure rigide o frettarie, ideali per realizzare pentolame. Personalmente amo quella rossa, la prediligo per l'utilizzo di quasi tutti i miei lavori. Dopo averla lavorata a mano, c'è la fase del forno, in cui si crea il famoso “biscotto”. Gli smalti, serviranno poi, a invetriare la successiva ceramica. Il forno per me rappresenta l'alchimia più grande per un ceramista. Rappresenta un momento di

tensione ed emozione, tra ricerca dei colori, e il “giudizio” del fuoco. Nel mio spazio ho omaggiato la figura cardine della sacralità partenopea, ovvero San Gennaro, realizzato in terracotta, senza alcuna smaltatura, con un colore riconducibile al cuoio, grazie alla cera, e terminato con l'applicazione di una foglia d'oro. Adoro utilizzare anche smalti metallizzanti, tecnica molto usata anche nelle opere di mio padre Luigi Mazzella.

Che rapporto ha con la sua clientela? 

La clientela è sicuramente molto cambiata, ma grazie a lei ho preso contezza di aver

fatto la scelta giusta. Questo mio spazio nasce da un mio hobby diventato poi realtà.

La curiosità delle persone è stata certamente stimolante, entrando nella mia attività,

erano affascinate dalle mie opere e mi chiedevano di acquistarle. Semplicemente ho

deciso di lasciare la mia vecchia strada lavorativa, per la via dell'autonomia della libertà creatività. Essendo accanto ad un capolavoro come la Cappella di Sansevero, si mescolano milioni di turisti e curiosi, ma in tempi recenti si è tutto modificato. Le dinamiche, purtroppo, e sono amareggiata nel dirlo, sono cambiate nei gusti e nella cultura. La qualità è quasi scomparsa e andrebbe salvaguardato il vero artigianato, in ogni canale, anche comunicativo. La nostra città dovrebbe offrire una vetrina per le numerose realtà di artigianato puro e trasparente.

Quali sono i suoi progetti futuri? 

Per me e la mia arte, il laboratorio rappresenterà sempre qualcosa di fondante, il

punto principale della mia vita. In ottica futura, ho in mente di aprire lo studio di mio

padre Luigi Mazzella nella meravigliosa location vomerese. Una villa del Seicento, suo luogo dell'anima e artistico, dove venivano realizzati vini, in cantine storiche, impreziosite dai suoi meravigliosi lavori. Nel 2021 purtroppo è scomparso, e sino ad ora è rimasto tutto intatto, però a breve insieme a mio fratello, recupereremo la sua memoria e la sua cultura attraverso l'inaugurazione di una fondazione a lui dedicata, passaggio che servirà ad avvicinare tanti giovani alla bellezza della sua indimenticata vena artistica.



Il tornio, le colorazioni e l'argilla, sono l'essenza espressiva di Laura Mazzella. Il suo

laboratorio, incarna tra le sue opere, qualcosa di magico e sognante, come le stesse

leggende napoletane, che inserisce meravigliosamente nelle sue opere. La sua storia,

fatta di passione, dedizione e consapevolezza, è tinta di importanti riferimenti, a

partire dall'arte trasmessa dal suo padre Luigi sino all'amore per la storia della città

partenopea. La bellezza, la maestria, talvolta non ha parole, e la sua creatività, di

donna e autrice, lascia parlare le sue fantasmagoriche creature, messaggeri di un

popolo, di un racconto o semplicemente di magia.


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