Miele Selvaggi, qualità made in Puglia dall’alveare d’Italia

Articolo di Giuseppe P. Dimagli

Per la particolare vocazione alla produzione di miele, potrebbe essere ribattezzato L’alveare d’Italia. Tanto più che già Orazio nel I secolo a.C. ne paragonava lo stillato dei favi a quello rinomato del monte Imetto. Da tempo immemore il territorio tarantino coltiva un’affinità elettiva con l’ambrosia dei mortali. Anche perché il suo versante settentrionale sembra essere un habitat ideale per le api mellifere, a tal punto che gli apicoltori di tutta la penisola ci depongono le loro arnie.

Chi qui invece ha origini ben salde è l’azienda Miele Selvaggi, nata nel 1950 a Manduria, sempre in provincia di Taranto, ma ormai da anni con sede a Lecce e stabilimento nella vicina Trepuzzi. Una realtà fondata sulla storia di famiglia, intrisa di terra e blasone: cuore e impresa nelle campagne, notabili e mecenati nell’albero genealogico.

Ma il feeling con le api nasce solo a metà del secolo scorso, con l’allora diciottenne Lucio Selvaggi, iniziato al fascino del ronzio operoso da un frate della comunità manduriana dei Passionisti. Con la congregazione i Selvaggi avevano infatti un rapporto privilegiato, per aver finanziato la costruzione di qualche loro convento e mantenuto agli studi alcuni frati. Siamo nell’immediato dopoguerra e i primi alveari di Lucio, acquistati a Napoli, giungono in Puglia su un treno, all’interno di casse di munizioni dell'Esercito Italiano, riconvertite ad usi decisamente più bucolici. È l’inizio di un hobby che negli anni è diventato azienda, con i figli Ettore e Alberico subentrati nella conduzione a papà Lucio, a cui ancora oggi tutti riconoscono la funzione di nume tutelare, esercitata attraverso una passione indomita e senza tempo.

Alberico Selvaggi ha il polso della filiera, dagli alveari agli scaffali. È lui che si occupa della produzione e del marketing, mentre Ettore presiede ai compiti di amministrazione. Con il fratello condivide tanto, a cominciare dal momento in cui il miele è entrato nel loro sangue. Risponde alle domande di ItalianBees proprio iniziando a raccontare gli anni dell’avvicendamento generazionale.


Papà Lucio avvia l’azienda, poi che succede?

«Succede che si trasferisce da Manduria a Lecce. L’apicoltura diventa il suo impegno esclusivo, ma l’attività imprenditoriale si limita alla produzione e alla vendita all’ingrosso: a quei tempi ancora non era nata la grande distribuzione e gli scenari commerciali erano completamente differenti dagli attuali.

Successivamente, terminate le scuole superiori, io e mio fratello abbiamo scelto di entrare attivamente nell’azienda di famiglia, anche se contemporaneamente abbiamo portato avanti gli studi universitari, fino alla laurea. Intorno alla fine degli anni Ottanta, abbiamo così dato impulso a una nuova fase, puntando sulla gestione dell'intera filiera, dall'attività in campo con le api alla lavorazione e al confezionamento, fino alla commercializzazione. Con tutti i passaggi, anche epocali, che ciò ha comportato: tecnologie, mercati, strutturazione interna. 

Grazie al lavoro quotidiano, negli anni l’azienda è cresciuta, ma senza compromessi: abbiamo mantenuto la nostra identità, nel senso che non ci siamo fatti trascinare dalle tendenze del mercato. Abbiamo continuato a lavorare solo con il miele prodotto qui in Puglia, puntando sempre sulla qualità. Tutte scelte che fortunatamente hanno ottenuto riscontri positivi. Nelle sei annate in cui abbiamo partecipato, ai nostri prodotti sono state attribuite una o due gocce d’oro al Premio Grandi Mieli d’Italia intitolato a Giulio Piana, il concorso più importante nel settore. L’ultima volta nel 2025, con il nostro Millefiori. Anche se devo ammettere che non siamo troppo assidui nel proporci ai contest: cerchiamo di indirizzare maggiormente il nostro impegno alla soddisfazione diretta del consumatore».

Tre marchi e tante referenze. Con quali prodotti e su quali mercati Miele Selvaggi si propone?

«Con trentasette referenze copriamo l'intero mercato del miele: retail, grande distribuzione, horeca, specialità dolciarie, pasticcerie. Seguendo la vocazione della Puglia, produciamo prevalentemente Millefiori, che nel nostro caso si caratterizza per la forte presenza del trifoglio. Poi Miele di Agrumi e Miele di Eucaliptus. Tutti mieli cosiddetti primaverili, perché prodotti nella stagione più mite dell’anno. Per produrre, le api hanno infatti bisogno delle condizioni climatiche a loro più confacenti. Non fanno niente a caso. Senza contare le variabili ambientali. Per esempio, da anni abbiamo problemi con la produzione del Miele di Eucaliptus, perché le piante sono in gran parte malate. Oppure capita che, nel periodo della fioritura, temporali violentissimi e vento facciano cadere i fiori o indeboliscano le piante, compromettendo la produzione di nettare. 

Man mano che arriva l'estate finisce tutto, perché il nostro sole brucia e non rimane più nulla, pertanto la produzione è solo in quel periodo. Capita che le api producano miele anche in altri periodi, ma lo lasciamo loro come scorte per l'inverno, per la salute della famiglia. 

Tutti i nostri prodotti viaggiano sotto il main brand Miele Selvaggi, a cui affianchiamo i marchi Mieli Rari e Gran Selezione Italiana. Con il primo marchiamo piccole produzioni di alcuni particolari mieli, che per vari motivi non è sempre possibile produrre. Ad esempio, siamo tra i pochissimi ad avere il Miele di Melograno e il Miele di Rosmarino, anche se negli ultimi due anni quest’ultimo non è andato bene. Poi il Miele di Ciliegio e il Miele di Timo. Tutti in quantitativi limitati, per mercati di nicchia. Con la Selezione, invece, identifichiamo i mieli non pugliesi, come il Miele di Acacia e il Miele di Castagno, che nascono in Basilicata.

Produciamo diverse centinaia di quintali di miele all’anno, con l’impiego di quasi mille famiglie di api. I nostri alveari sono posizionati qui vicino e nel basso Salento, a Casarano e Acquarica del Capo, ma il grosso è nel nord Tarantino, dove ci sono le grandi coltivazioni di agrumi e gli eucalipti, le fioriture su cui puntiamo di più. Restiamo molto territoriali, per una scelta che non è solo di cuore, considerato che siamo in una zona di elezione per l’apicoltura e che, per questo, da noi arrivano apicoltori da tutta l'Italia. In alcuni periodi si crea addirittura affollamento: nel Tarantino scendono colleghi dal Piemonte, dall'Emilia, dall'Abruzzo, dalla Lombardia. Ci sono momenti in cui non c'è spazio per lavorare con tranquillità, perché sono in centinaia gli apicoltori che vengono a produrre qui da noi.

Per quanto riguarda la geografia dei nostri mercati di sbocco, devo dire ancora una volta Puglia: il miele è pugliese, l'azienda pure, e diverse indagini di mercato ci attestano in una posizione prioritaria nella regione, anche rispetto ai grandi marchi nazionali. Inoltre, distribuiamo in almeno metà delle altre regioni italiane, con volumi che complessivamente ci collocano nel segmento medio-alto dei circa 20mila produttori italiani. All'estero, invece, non siamo presenti con la stessa ramificazione che abbiamo in Italia, anche se esportiamo in Albania, Francia, Spagna, Belgio e Polonia».

Provi a sintetizzare tutte le fasi che portano ai prodotti Miele Selvaggi.

«Partiamo dalle api. Considerato che, per varie ragioni, periodicamente un certo numero di famiglie si estingue, il reintegro avviene sia sulla base della riproduzione delle famiglie che restano sia con l’acquisto di sciami certificati, che poi facciamo sviluppare. In questo sono importanti la genetica e le caratteristiche di produzione. È fondamentale soprattutto la genetica delle regine, che sono il cuore della famiglia. Noi lavoriamo con un tipo di ape che si chiama ligustica. Pertanto, l’insieme che porta alla qualità passa dalla scelta delle api, dalle regine, dalle tecniche apistiche che si usano sul campo, fino alla lavorazione qui in azienda.

Il nostro è un ciclo abbastanza semplice. Dal campo, i telaini pieni di miele arrivano qui in azienda e vengono smielati. Il miele viene poi lasciato riposare, facendo sedimentare le impurità, affinché termini la sua fase di maturazione. Poi prendiamo il miele filtrato e lo trasferiamo nei vasetti. Non ci sono miscelazioni, lavorazioni industriali, aggiunte. In sostanza, trattiamo il miele tal quale, così come lo producono le api. Anche per lotti piccolissimi. In un mondo governato dalla standardizzazione industriale, ciò può apparire strano, ma è così che si realizza quella qualità che dà valore al prodotto».

Tutto naturale e sostenibile, insomma.

«Le api sono un mondo perfetto. Quando sei davanti a una famiglia lo senti: è qualcosa che si può comprendere vivendolo più che spiegandolo. Quando le vedi al lavoro, le vedi in movimento, capisci tante cose che reputo intrasmissibili a parole. Per cui è importante far funzionare tutto bene, nel rispetto della natura. Le api sono degli animali e noi apicoltori non facciamo plastica, riproducibile in serie. Le api producono il miele quando le condizioni sono quelle giuste per loro: un certo tipo di vento, determinate temperature. Non tutti lo sanno, ma anche le api hanno i loro gusti: magari a un certo punto possono preferire un nettare rispetto a un altro. Inoltre, il miele prodotto dagli stessi fiori può avere un colore leggermente diverso, un sapore leggermente diverso, perché va considerato che ci sono anche piante a fioritura contemporanea e che una può essere prevalente sull’altra o viceversa. Infatti, il nostro miele non ha sempre lo stesso sapore o lo stesso colore. Ma questo è indice di qualità. 

Ci sono mieli in commercio che sono standardizzati, ma è anormale: sono prodotti di laboratorio. Molti anche pastorizzati, ma la pastorizzazione nel miele, come in quasi tutti i prodotti alimentari, porta a un decadimento delle proprietà nutrizionali. Il nostro miele si trova fluido sullo scaffale, ma entro un mese e mezzo circa si cristallizza e deve essere così per tutti i mieli di qualità, non pastorizzati. Sotto certi aspetti, anche questa caratteristica può dirsi naturale. In natura non c'è niente di certo, di sicuro, di calcolato. Non è tutto programmabile. Noi seguiamo la natura

Pur non essendo certificati come biologici, i nostri prodotti di fatto lo sono, perché sul campo siamo attenti a rispettare determinate tecniche, sia nell'allevamento delle api sia nella loro localizzazione. Per quanto riguarda tutto il resto che non sia il campo, pratichiamo la sostenibilità servendoci di energia elettrica proveniente al 100% da fonti rinnovabili. Inoltre, non rilasciamo sostanze inquinanti, pertanto per noi è semplice differenziare i rifiuti e mantenere il controllo ambientale dei prodotti utilizzati».

Presente solido e futuro tutto da scrivere. Che cosa bolle nella pentola di Miele Selvaggi?

«Bolle molto, nel senso che io e mio fratello Ettore abbiamo sempre la mente rivolta al futuro. L’anno scorso abbiamo aderito a Salento Food Experience, un nuovo progetto nato in seno a Confindustria Lecce, che nei prossimi cinque anni dovrebbe iniziare a dare frutti importanti. Si tratta di una rete di imprese di aziende del settore agroalimentare, tra loro complementari: noi con il miele, poi l’olio, il vino, i prodotti di panificazione, i prodotti del mare, la birra. L’intento è quello di abbandonare le iniziative disordinate, proponendoci insieme con un paniere completo, in grado di conquistare nuovi spazi di mercato, sia in Italia sia all'estero.


Come singola azienda, invece, stiamo lavorando a nuovi progetti per continuare a crescere e soprattutto per adeguarci ai tempi, alle esigenze dei consumatori, ai mercati. Lo abbiamo fatto sempre, tant’è che posso affermare con orgoglio che l'azienda attuale non è la stessa di cinque o dieci anni fa. Ha mantenuto la coerenza dei valori e dei principi fondanti, ma si è evoluta in relazione ai prodotti, alle tecniche e alle azioni commerciali. 

Per esempio con l’e-commerce, un ramo su cui continuiamo a lavorare e che, rispetto al totale delle nostre vendite, rappresenta già il nostro quarto miglior cliente. Ma, come gli altri, è un ambito che richiede una struttura organizzativa all'altezza. Noi non eravamo bravissimi in questo: stiamo ancora imparando, però le soddisfazioni pian piano stanno arrivando».


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