Il mestiere dell’organaro è una delle espressioni più affascinanti, complesse ma anche rappresentative del vero artigianato italiano. L’arte organaria è custodire il suono del tempo, progettarlo, modellarlo e restituirlo agli spazi: è un’arte antica, fatta di tecnica, orecchio e sensibilità, che vive ancora oggi grazie a realtà come Organi Pinchi, laboratorio organaro nel cuore dell’Umbria specializzato nella costruzione e nel restauro di organi a canne. Qui ogni strumento è un unicum pensato per dialogare con l’architettura e con l’acustica del luogo che lo ospiterà, frutto di un lavoro lungo e minuzioso che unisce progettazione, manualità e conoscenza profonda dei materiali. Claudio Pinchi è erede di una storia che attraversa tre generazioni ed è testimone diretto di un sapere tramandato in bottega. “Diventare organari è quasi una missione, richiede molti anni di dedizione e apprendistato fatto soprattutto in bottega. In Italia non esiste una scuola che ti prepari a pensare, disegnare e costruire un organo a canne: noi abbiamo imparato in bottega al fianco dei nostri genitori o di altri organari già affermati mentre all'estero, in Germania o in Ungheria, ci sono dei percorsi formativi preposti.” Un racconto, quello di Claudio, che mette in luce il valore dell’esperienza diretta e della trasmissione del sapere, elementi imprescindibili per dare vita a strumenti complessi e al tempo stesso irripetibili, veri gioielli dell’artigianato italiano e del Made in Italy.
Ciao Claudio, dove ci troviamo?
Siamo all’interno del laboratorio Organi Pinchi, azienda che ho ereditato da mio padre e da mio nonno. Costruiamo e restauriamo organi a canne per chiese, auditorium ma anche, talvolta, per abitazioni private.
Come arriva questo mestiere nella tua famiglia?

L'azienda nasce nel 1930. Mio nonno, Libero Lino, era stato apprendista dell'organaro Zeno Fedeli di Foligno. Alla morte di Zeno, nel ’29, mio nonno, che ormai lavorava con lui da tempo, decide di proseguire questo percorso poiché aveva già tutte le competenze maturate negli anni in bottega. Nel ‘43 nasce suo figlio Guido, mio papà, che a 14 anni inizia a fare questo mestiere imparandolo da suo papà e io, a mia volta, ho seguito le sue orme; ho fatto circa dieci anni di apprendistato per poi iniziare a lavorare anche autonomamente e oggi porto avanti la tradizione di famiglia. L'arte organaria si è evoluta nei secoli in diversi modi e in diverse zone. In Italia abbiamo avuto mediamente sempre strumenti di piccole dimensioni con rarissime eccezioni. In epoca moderna si sono costruiti organi a canne anche molto grandi come, per esempio, quello della chiesa di San Giovanni Rotondo, uno strumento di più di 5000 canne e alto 12 metri, che abbiamo realizzato nel 2000. Oggi tendenzialmente si fanno organi più piccoli e soprattutto ci occupiamo di restauro di organi storici, una cosa tanto importante proprio perché l'Italia ha uno dei patrimoni organari più vasti al mondo e c'è bisogno di mantenere in vita strumenti che hanno duecento, trecento, anche cinquecento anni, testimoni autentici della nostra tradizione.
Come si costruisce e come si mantiene un organo?

La costruzione di un organo a canne è un procedimento lungo. Si parte dal luogo: visito la chiesa o l'auditorium, mi faccio un'idea delle volumetrie e degli spazi e decido che impronta dare allo strumento; quindi, inizio a disegnarlo sia da un punto di vista estetico che tecnico. Il disegno della parte esterna deve essere armonico con il luogo, ma anche tutto quello che c'è dentro l’organo deve essere pensato nei minimi dettagli, perché un organo non è soltanto quello che si vede fuori e la maggior parte delle canne si trovano dentro. La progettazione è fondamentale per un buon risultato, un organo che non è progettato bene darà sicuramente problemi. A questo punto si iniziano a produrre le componenti, quelle in legno, le strutture, i somieri che sono i banconi sopra a cui vengono messe le canne e poi le parti meccaniche che fanno funzionare l'organo. Infine, ci sono le canne, costruite una ad una e pur essendo un lavoro estremamente ripetitivo non è mai un lavoro industriale: l'organo a canne è ancora oggi un prodotto realmente artigianale, ogni singolo pezzo viene fatto apposta per quello strumento e non esistono due strumenti uguali.
Altra parte importante del nostro lavoro è la manutenzione degli organi a canne perché una volta costruito l'organo è un macchinario estremamente complesso: suonando e lavorando si usura, si stara, per così dire e va regolato periodicamente, pulito e riaccordato. Le canne rispondono all'ambiente e nel tempo si modificano anche da un punto di vista chimico. È uno strumento che ha bisogno di essere seguito nel corso della sua vita un po’ come un figlio, non lo hai soltanto messo al mondo, devi aiutarlo a crescere e a fare sempre il meglio di quello che è nel suo DNA. Periodicamente facciamo manutenzione ordinaria, regoliamo tutti i meccanismi e controlliamo che il motore abbia l'olio per funzionare, riaccordiamo le canne ad ancia se sono presenti e facciamo tutto ciò che serve per tenere in efficienza uno strumento che, oltretutto, ha costi importanti, quindi, sarebbe un peccato mandarlo in rovina. Succede poi una cosa singolare che è stata anche oggetto di studio: l'accordatura è un evento meccanico ripetuto più volte nel tempo. Però, ad un certo punto, il metallo delle canne viene influenzato dalle vibrazioni stesse e si modifica da un punto di vista molecolare e, come dimostrano gli studi compiuti, i cristalli che compongono la lega di stagno e piombo, col tempo, si dispongono nella direzione del suono. Un po’ come un violino che invecchiando acquista il suono più bello anche l'organo diventa più bello ogni anno che passa e più suona più diventa bello, fino a un momento in cui tiene anche molto meglio l'accordatura. È un processo di maturazione lungo che sorprende sempre rivedendo quello stesso strumento a distanza di anni.
Come suona un organo?
La canna d'organo è composta principalmente di tre pezzi, uno è il piede, uno è il corpo e poi nel mezzo viene saldata un'anima, un disco. Ha un corpo tendenzialmente cilindrico ma che può avere anche dalle forme più particolari (coniche, doppio coniche, tappate) e un piede da cui arriva l'aria che entra e va a scontrarsi con l'anima da cui esce una lamina d'aria che inizia a vibrare nel corpo. La lunghezza, il diametro, il materiale, la forma della bocca della canna sono tutti elementi che incidono sul suono. Esistono migliaia di registri di organi a canne, è una tavolozza di colori infinita nelle mani di un pittore e cambia a seconda della “famiglia di appartenenza” perché le canne d'organo possono essere di principale, di flauto, di viola, le canne ad ancia imitano le trombe, esistono i registri di concerto, i ripieni con tante piccole canne che si ripetono e danno brillantezza.
Cosa c'è nel futuro di Organi Pinchi?

Stiamo ricostruendo l'organo a canne della basilica di San Benedetto a Norcia che verrà ultimato entro settembre e costruendo un piccolo strumento per una chiesa di Assisi. In passato abbiamo realizzato organi a canne anche fuori dai confini nazionali, in Australia, in Giappone e in Europa. Nel futuro ci sono progetti che ci riportano anche all'estero per la realizzazione di organi a canne per luoghi prestigiosi e ne siamo veramente contenti!





Organi Pinchi, artigiani del suono da tre generazioni