Daniele Giombi, titolare dell’azienda Terrecotte Giombi, è uno dei maestri ceramisti più autorevoli del territorio, una figura chiave che porta avanti con orgoglio e dedizione la tradizione degli storici "cocci" di Fratte Rosa.
La storia del borgo marchigiano coincide, di fatto, con l'evoluzione di questa attività manifatturiera. Il legame tra la comunità e l'arte ceramica trae origine dalle specifiche proprietà geologiche del territorio di Fratte Rosa, caratterizzato da depositi di argilla notevolmente densi e pesanti.
Questa particolare conformazione del suolo ha storicamente indirizzato l'economia locale verso la specializzazione nella lavorazione della terracotta, inizialmente legata alla produzione di utensili d'uso quotidiano e rurale.
Un repertorio di oggetti che rispondeva a precise esigenze pratiche, tradotto in forme tradizionali giunte fino a noi. Tra queste si distingue la pigna, realizzata in varie dimensioni e impiegata per le lunghe cotture dei legumi e del brodo. Di matrice più aristocratica era invece la terrina, nota anche come zuppiera, caratterizzata da una tipica sagoma ad "asso di coppe" nella quale i ceti più abbienti erano soliti servire le minestre.
Per il trasporto e la conservazione dei liquidi si utilizzavano contenitori specifici: la truffa, la cui base ampia e stabile era studiata appositamente per prevenire il ribaltamento delle bevande durante i tragitti, accanto alle classiche brocche destinate all'olio e al vino, fino all'orcio, indispensabile per attingere l'acqua alle fonti e preservarne la freschezza.
La sapienza dei maestri di Fratte Rosa si declinava infine negli strumenti per la cottura delle carni: la stufarola, impiegata per gli arrosti al forno o sulla brace, e il maialino, un manufatto concepito esclusivamente per la cottura in forno.
Curiosità e dettagli preziosi della tradizione locale, che lo stesso Daniele Giombi ha condiviso con ItalianBees.
Qual è la storia della sua azienda e quando ha deciso di dedicarsi alla lavorazione della terracotta?
“Tutto è iniziato sui banchi di scuola, quando scoprii l’arte della terracotta. Proprio in quel periodo capii che quella era la passione di una vita. Decisi così di muovere i primi passi come apprendista in una bottega di Fratte Rosa, un piccolo borgo di 900 abitanti, a venticinque chilometri dal mare, che ogni anno accoglie tantissimi turisti incuriositi dai nostri cocci e dalla professione del vasaio.
Dopo circa dieci anni, ormai padrone dei segreti del mestiere e forte di una solida esperienza sul campo, mi sentii pronto a mettermi in proprio. Se mi guardo indietro, mi emoziona pensare che quello che era nato come un passatempo adolescenziale sia diventato oggi il mio lavoro.”
Come nasce storicamente la tradizione delle terrecotte a Fratte Rosa, fino a diventare l’elemento identitario del borgo?
“La storia di Castrum Fractarum – l’antico nome di Fratte Rosa – è legata a una suggestiva leggenda medievale, ma la realtà dei fatti, per quanto meno poetica, racconta un'epopea di rinascita. Le origini del borgo sembrano infatti risalire al 450 d.C., quando i superstiti della vicina città romana di Suasa, distrutta dalle orde visigote di Ataulfo, cercarono rifugio sulle colline circostanti.
Disperdendosi nel territorio, quei profughi trovarono proprio qui, a Fratte Rosa, un terreno unico nel suo genere: un’argilla pesante, densa, straordinariamente malleabile. Fu l'incontro tra la resilienza di una comunità e la ricchezza del sottosuolo a dare vita alla tradizione delle terrecotte. Un'arte antica che da allora, di generazione in generazione, non si è mai interrotta, diventando l'anima stessa del nostro borgo.”
Ci spiega da cosa deriva la particolarità cromatica delle terrecotte di Fratte Rosa?
“Il vero marchio di fabbrica di Fratte Rosa è l'inconfondibile color nero melanzana. Questa tonalità nasce dall'uso del manganese, un minerale che viene finemente macinato e miscelato secondo proporzioni precise, i cui dosaggi perfetti custodiscono i segreti più intimi delle nostre botteghe. Durante la cottura, questo amalgama sprigiona riflessi unici, regalando alla superficie una lucentezza quasi specchiante.
Accanto al nero, l'altra sfumatura classica della nostra tradizione è il marrone, caldo e avvolgente. Entrambe le colorazioni vengono ottenute attraverso processi interamente artigianali.”
Quali sono le tipologie di argilla utilizzate?

“A Fratte Rosa la tradizione distingue da sempre due diversi tipi di sedimenti: l'argilla propriamente detta e la creta. La prima, dal caratteristico colore rossastro, è ideale per gli utensili da cucina. Grazie alla sua straordinaria resistenza al fuoco, infatti, viene utilizzata per forgiare pentole e tegami, con il pregio assoluto di non alterare i sapori dei cibi.
La creta, invece, è una terra particolare e virante al grigio, che in dialetto locale chiamiamo lubaco. Per le sue proprietà strutturali viene impiegata nella creazione di anfore da esterno e vasi da contenimento capaci di sfidare le intemperie e resistere tenacemente al gelo.”
Quali sono i suoi obiettivi per il futuro?

“La speranza più grande è che questo patrimonio non vada perduto. Il nostro impegno quotidiano è intercettare giovani curiosi, ragazzi che sentano il richiamo di quest’arte antica e abbiano la pazienza di apprenderla. Non è un percorso che si fa sui libri: custodiamo il futuro della terracotta attraverso una formazione costante e un affiancamento quotidiano sul campo, dove il sapere si trasmette direttamente dalle mani del maestro a quelle dell'allievo.”
Il destino di un piccolo borgo come Fratte Rosa dipende, in fondo, dalla scelta di pochissime persone. Se la mappa culturale delle Marche conserva ancora l'impronta dei suoi storici vasai, il merito non è di una memoria astratta, ma della scelta quotidiana di artigiani come Daniele Giombi, che continuano a legare la propria vita a un pezzo di argilla.
C’è un valore quasi civile nel lavoro di queste botteghe. Mentre il resto del mondo corre verso la standardizzazione, qui si protegge un sapere antico che non si può automatizzare. Ogni volta che il tornio si mette in moto, l'artigiano svela, racconta e tramanda usanze del passato che in molti altri luoghi ormai non si conoscono neanche più, ma che qui, grazie alla passione di chi non si arrende, sono rimaste vive. È la prova che l'identità di un popolo non si conserva nei musei, ma continua a esistere finché ci sono mani disposte a modellarla.

Terrecotte Giombi: l'arte della ceramica popolare di Fratte Rosa