Un raduno tra emozione e discendenza
L'appuntamento pomeridiano in via Cittadella ha visto confluire una folla eterogenea, composta non solo da chi tra quei reparti ha speso decenni della propria vita, ma anche dai loro discendenti. È stato un popolo fatto di cittadini e autorità. Tra i presenti Maurizio Rasero, sindaco di Asti, e Gianandrea Rizzo, vicepresidente nazionale FISMI, entrambi accorsi per testimoniare l'appartenenza a una storia che ha superato i confini delle mura di cinta. Molti partecipanti sono arrivati con la fierezza di chi ha costruito il proprio futuro grazie al lavoro in fabbrica, partecipando a un raduno caratterizzato da una grande intensità emotiva e dal valore del ricordo condiviso.
La forza dell'evento è stata proprio nella sua capacità di riunire le famiglie. I figli e i nipoti degli ex operai hanno risposto all'invito per onorare la memoria dei propri cari, portando con sé un’eredità che si tramanda di generazione in generazione. Il piazzale interno, riaperto appositamente per l'occasione, è diventato per poche ore un luogo di incontro dove i ricordi sono tornati a circolare tra i vecchi compagni di reparto, dando nuova vita a un sito che oggi è un importante esempio di archeologia industriale.
La storia dei "Bulun": dal 1906 all'espansione del 1935

La storia della Way Assauto inizia nel 1906 a Torino, dalla fusione delle aziende di Luigi Way e Alberto Assauto. Nel 1908 l'attività si trasferì ad Asti, attirata dai finanziamenti della Cassa di Risparmio locale e dalle agevolazioni comunali che inclusero la cessione di 30.000 metri quadrati di terreno in zona Cittadella. Fin da subito l'azienda si distinse per la produzione di bulloneria di alta precisione, portando la modernità industriale in un territorio ancora prevalentemente agricolo. Il soprannome dialettale "bulun" divenne presto un marchio di riconoscimento della maestria meccanica locale.
L'anno 1935 rappresentò un momento cardine per l'espansione della produzione. Lo stabilimento, che era stato progettato originariamente tra il 1906 e il 1908 su progetto del celebre architetto Liberty Piero Fenoglio, si trasformò in quegli anni in una vera cittadella produttiva all'avanguardia. Durante le guerre mondiali, la fabbrica operò come stabilimento ausiliario per la produzione bellica, arrivando a impiegare fino a 4.000 persone nel primo conflitto, in maggioranza donne. Fu nel primo dopoguerra che la produzione si indirizzò verso i componenti per biciclette e, grazie a un accordo con la FIAT, verso il prodotto che sarebbe diventato il simbolo dell'azienda, ovvero gli ammortizzatori per automobili.
L'eccellenza degli ammortizzatori e la comunità di fabbrica
Nella seconda metà del Novecento la Way Assauto è diventata sinonimo di eccellenza tecnologica. Negli anni '50 l'organico contava circa 2.000 operai e la produzione era principalmente volta a ricambi per cicli, motocicli e ammortizzatori per auto, mentre era stata abbandonata l'originaria produzione di dadi e bulloni. La fabbrica non era però solo un luogo di profitto, ma una comunità sociale che offriva servizi, dopolavoro e un senso di appartenenza unico che scandiva i ritmi dell'intera città.
Nonostante i decenni di successo, la fine del secolo ha portato sfide durissime legate a vari cambi di proprietà e crisi occupazionali. Tuttavia l'ingresso nel gruppo cinese Cijan Group nel 2011 ha segnato l'inizio di una nuova fase che, dopo anni complessi, ha portato al rilancio definitivo del marchio attraverso lo spostamento delle attività produttive.
La realtà di oggi: l'azienda attiva in località Valgera
Oltre il valore simbolico e affettivo del vecchio stabilimento, è fondamentale sottolineare che la Way Assauto è oggi una realtà industriale attiva e proiettata verso il futuro. Come evidenziato dalla stessa azienda attraverso i propri canali ufficiali, d'altronde, una storia industriale è fatta di persone prima ancora che di prodotti, e le radici nel territorio rappresentano la base essenziale per un approccio pragmatico alle sfide del domani.
Attualmente la Way Assauto opera con successo nella sede moderna situata in Località Valgera, dove si è trasferita nel 2017. In questo nuovo polo produttivo l'azienda continua a produrre ammortizzatori per settori strategici come quello ferroviario, i veicoli industriali e il mercato dell'aftermarket, garantendo la continuità di un marchio che ha saputo adattarsi ai tempi moderni pur mantenendo intatta la propria identità. Il trasferimento è stato il passaggio necessario per salvare il marchio e il lavoro, dimostrando che l'anima dei "bulun" può rigenerarsi e continuare a competere sui mercati globali.
Un legame che supera le mura
Le fotografie scattate alle ore 15:00 del 28 febbraio 2026 sono la testimonianza tangibile che una fabbrica non è soltanto un insieme di macchinari o di capannoni, ma un pezzo vivo di cultura e di storia sociale. L'iniziativa ha permesso di rimettere al centro il tema del lavoro e della memoria attraverso un gesto semplice ma carico di significato. Ovvero trovarsi nello stesso luogo dei propri predecessori per riaffermare l'esistenza di un filo rosso che lega il 1906 al futuro di questa eccellenza territoriale.
Mentre il destino dello stabilimento di via Cittadella resta un tema centrale per lo sviluppo e la riqualificazione della città come sito di archeologia industriale, la comunità ha già dato la sua risposta attraverso la propria presenza fisica. La storia della Way Assauto sembra continuare a camminare su due binari paralleli: quello del ricordo, custodito con orgoglio davanti alle vecchie mura, e quello del futuro produttivo, che si costruisce ogni giorno con competenza e innovazione nel nuovo stabilimento di Valgera.



