In un mondo della moda spesso dominato dalla produzione veloce e dagli standard estetici rigidi, esistono ancora creativi che scelgono una strada diversa. Tra questi c’è l’agrigentina Simona Agnello, stilista e artista che ha costruito il progetto “Ivy Groovy” passo dopo passo, lontano dalle logiche della produzione di massa.
Dal 2023, Simona lavora stabilmente nel suo laboratorio di moda, con pazienza e attenzione, dove realizza abiti su misura, collage artistici per t-shirt in tiratura limitata e abiti da sposa, trasformando ogni creazione in un pezzo unico. Il tessuto viene scelto con cura, i dettagli sono studiati uno ad uno, e il processo creativo diventa quasi un dialogo tra la stilista e la donna per cui l’abito è pensato.
E se in questa società molte donne si trovano ad affrontare il fenomeno del body shaming, giudizi e pressioni legati al proprio corpo, la filosofia di Simona va nella direzione opposta. Le sue creazioni non cercano di cambiare il corpo delle donne, ma di valorizzarlo così com’è. L’abito si adatta alla persona, non il contrario. Indossare uno dei suoi capi significa sentirsi viste, rappresentate e libere di esprimere la propria identità.
Il cuore del brand è proprio questo: un approccio sartoriale e narrativo, in cui il capo non è solo abbigliamento ma atto creativo, racconto visivo, gesto identitario. Le t-shirt IvyGroovy, in particolare, diventano superfici d’arte: parole in dialetto siciliano, frammenti culturali e collage dialogano con il corpo e con chi li indossa, rendendo ogni cliente irripetibile, proprio come l’opera che porta. T-shirt che dalla Sicilia sono approdate negli Stati Uniti e saranno infatti vendute all’interno del Saint Louis Art Museum, uno dei più grandi e prestigiosi musei d’arte.
Un traguardo straordinario che segna un momento chiave per il brand e per la moda artigianale italiana, capace di dialogare con il linguaggio dell’arte e di attraversare l’oceano portando con sé identità, memoria e visione contemporanea.
Chi è Simona Agnello?
"Simona Agnello è uno stilista e il mio brand nasce nel 2019 ufficialmente, ma l'attività poi la avvio negli anni successivi. Nel 2019 registro il nome Ivy Groovy, IVY (edera in inglese) si inerpica ovunque per raggiungere la luce rivelando così la sua forza, GROOVY termine legato all’ambiente musicale del vinile degli anni ’60 rappresenta la sintonia che si crea tra un artista e il suo pubblico. Questa cosa, io cerco di ottenerla con i miei clienti, questo rapporto di empatia, di amicizia, di legame che poi alla fine in effetti si viene a creare".
Come nasce la passione per la moda?

"Sembrerebbe banale, però in effetti io questa passione l'ho sempre avuta poi è questione di prendere delle strade nella vita fino a quando poi sono arrivata al punto di dover seguire questa passione e trasformarla in un lavoro, perché da piccola avevo questa indole, questa tendenza a disegnare abiti per le bambole. Ma in realtà, poi ho seguito strade diverse ho studiato al liceo scientifico, poi lingue. Dopo questo periodo è successo un cambiamento, una rivoluzione nella mia vita per cui sono riuscita ad iscrivermi in accademia, ho studiato moda e da lì poi ho fatto dei corsi, delle esperienze che mi hanno portato a imparare quello che so oggi."
Tutti gli abiti sono su misura?
"Nel mio laboratorio si producono abiti che sono realizzati esclusivamente per le clienti che raggiungono il mio laboratorio. Quindi tutto l'anno si lavora essenzialmente con questo. Adesso sto lavorando ad una collezione da sposa; un punto di partenza, perché il mio obiettivo è lavorare essenzialmente con una sposa, con un abito unico realizzato esclusivamente per lei. Io lancio le prime note per catturare la loro attenzione e spiegar loro che da me possono ottenere qualcosa di veramente unico, personalizzabile al 100% e perchè no anche di riutilizzabile. Mi piace l'idea di modificare un abito che verrà indossato una volta sola e trasformarlo in qualcosa che comunque può essere utilizzato in altri contesti e diverse volte. Una una proposta assolutamente sostenibile e inoltre, quando posso utilizzo utilizzo tessuti sostenibili, quindi fibra riciclata organica".
Il primo abito che hai disegnato?
"Il primo abito in assoluto è stato un abito per un matrimonio, il mio matrimonio. Non era il massimo ma era meraviglioso e ancora adesso lo ricordo con un certo affetto, ma perché rappresentava al 100% la mia storia d'amore con dei ricami personalizzati, con delle frasi che mio marito mi diceva spesso e poi avevo dei ricami che rappresentavano le costellazioni ed era un colore particolare. Quello è stato il mio primo vero abito."
Progetti futuri?

"Tra i progetti c'è l'idea di valorizzare quei tessuti inutilizzabili dal punto di vista per la destinazione d'uso iniziale e riutilizzarli per realizzare dei capi innovativi in fibre organiche con magari dei ricami pregiatissimi e riutilizzarli in altri contesti e di presentarmi dappertutto e conquistare tutte le fiere e raggiungere le boutique, e arrivare finalmente al cliente in maniera semplice, senza bisogno di una chiamata e quindi avere un corner in una boutique."









Ivy Groovy, la moda sartoriale di Simona Agnello