A Palermo lei per tanta gente è “La regina delle stole”. Già, perché lei, Ricchezza Falcone, con il suo laboratorio in via Porta Carini, in pieno mercato del Capo a Palermo, non vuole chiamarle sciarpe ma, appunto, stole. Lei, nata in Calabria, ad Acri, laureata in Scenografia e Costume a Perugia e cittadina romana per oltre vent’anni, ha deciso di trasferirsi a Palermo dopo essersi innamorata della sua luce, che considera come un grande set a cielo aperto.
Il progetto delle sciarpe è nato come un gesto d’amore. Attraverso una miscela di tessuti dalle trame e consistenze diverse, per trasmettere una pluralità di sensazioni tattili e visive. Un lavoro esclusivamente su pezzi unici, perché unico, per Ricchezza, è ogni essere umano.
Ricchezza Falcone, come nasce il suo laboratorio?
«Il brand Ricchezza Falcone nasce intorno agli anni 2000 a Roma, dove ho vissuto per quasi 24 anni e si sviluppa da una passione per i tessuti. Devo questa passione a mia madre e alle tate che mi hanno cresciuta e mi hanno insegnato a cucire. Grazie anche a loro sono diventata una scenografa e costumista. Ho sempre avuto la grandissima passione di mettere insieme materiali diversi e di unire le stoffe, per creare un'unità. Questo è sempre stato il mio pallino e lo faccio un po' con tutte le cose. Le mie stole e i miei accessori nascono dall'unione di tessuti diversi, che sono tessuti nobili, con l'obiettivo di raggiungere una un'unità, di unire insieme il maschile e il femminile e di creare un'armonia. Di solito uso i colori e le stoffe come se fossero una tavolozza e li uso in modo molto prepotente e sfacciato, unendo insieme seta e lana, viscose e lini. Questo è un po' quello che caratterizza il mio brand. E poi soprattutto sono tutti pezzi unici, perché credo, così come credo nell'unicità dell'essere umano. che ognuno trovi la propria sciarpa. Quindi un mio slogan è: non si indossa un accessorio, ma si indossa un pezzo, Un pezzo della di anima».
Come mai lei da Roma si è trasferita a Palermo?

«Per sbaglio. O, meglio, per un appuntamento di lavoro sbagliato. Però, come sono arrivata a Palermo, mi sono innamorata della luce. E stavo un po' cercando questo. Ero andata a vedere Parigi per capire se potevo trasferirmi o lì o in Spagna. Però, quando sono arrivata a Palermo, mi sono innamorata della luce e della sua gente. Così, nel giro di due mesi, dopo 25 anni di Roma, mi sono trasferita a Palermo senza nessun problema. Qui ho trovato casa, studio, gente meravigliosa e tutt'ora per me la città è il mio studio all’aperto con i suoi colori».
Nello specifico lei cosa produce nel suo laboratorio?
«Io produco stole. Sono dei pezzi unici. Lavoro sull'unicità del progetto. In questo momento sono concentrata solo su questo. Ho altri progetti in cantiere, però in questo momento della mia vita produco stole, che hanno una certa lunghezza, hanno una certa larghezza e non le chiamo sciarpe perché non lo sono e non le si può chiamare altro che stole. Uso comunque materiali che vanno dal lino alla seta, alla viscosa, al cashmere, al misto cashmere».
Tra tutte le stole uniche da lei prodotte, quale le è rimasta nel cuore?
«In bottega ne ho una molto importante per me, in quanto è dedicata a mia madre e ci sono un po' tutti i colori che mia madre amava usare. È una delle stole che mi è più cara perché c'è un po' della mia infanzia insieme a lei. Di solito io non faccio lavori all'uncinetto per le mie stole, ma per quella dedicata a mia madre sì. Ci sono i suoi colori, c'è il suo rigore, quindi c'è questo rosa che lei amava molto. Mia madre aveva un forte senso della tenerezza un po' nascosto. Quindi questa questo è uno dei pezzi che io devo dire amo di più. La trovo molto sontuosa. Sono molto affezionato a questo a questo pezzo».
Che passaggi bisogna seguire per fare una stola?
«Il mio processo creativo non ha una regola. Di solito. vengo attratta da colori, da stoffe, da suoni e mi basta anche un piccolo pezzettino di stoffa che magari vedo per strada, oppure vedo in un negozio, e da lì, ricordando quello che ho in studio, costruisco praticamente tutto, anche da un piccolo pezzo. Già so come devo abbinare le lane per fare le frange, che sono fatte rigorosamente a mano. Sono capace di stare giornate intere anche la notte a lavorare su una stola, che ha dei tempi di lavoro un po' lunghi. Si tratta di svariate ore, perché poi se non mi piace la rifaccio la rigiro. Quello che faccio è che mi contraddistingue nell'intimo è unire insieme cose che apparentemente non potrebbero stare insieme. In questo caso i tessuti. Tessuti che apparentemente non potrebbero stare insieme sia per consistenza che per colori. La mia sfida è metterli insieme e renderli belli. Di solito ci riesco».
Adesso è tempo di risedersi davanti alla macchina da cucire. Ricchezza Falcone, col suo nome e cognome importanti, prende tra le mani un tessuto colore turchese e comincia a lavorarlo. Verrà fuori una nuova stola per abbracciare qualcuno che lo meriterà.