Maurizio D’Ottavio, orafo per vocazione
Articolo di Maria Orlandi

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Estimatore dell’artigianato tradizionale abruzzese, custode di tecniche uniche e preziose, espressione del talento artistico nativo di Guardiagrele, città in cui è nato, cresciuto e ha a lungo lavorato. L’orafo Maurizio D’Ottavio è partito da tutto questo, ma poi ha saputo anche reinventarsi e completarsi per seguire i tempi e andare incontro ai suoi clienti, giovani e meno giovani, oggi orientati verso un’idea di gioiello personalizzato e su misura.

Come diventa orafo Maurizio D’Ottavio?

Sono Maurizio D’Ottavio, ho quasi 53 anni e faccio l’orafo da 28 anni. Come ho iniziato? Probabilmente per vocazione, io la chiamo così. 

Alle medie, quando ci si interrogava sul futuro, io già immaginavo di fare questo lavoro. Così ho completato il mio percorso di studi con le scuole superiori e prima ancora di sostenere gli esami di maturità, ho avuto la fortuna di trovare un laboratorio che aveva bisogno di un ragazzo a cui insegnare il mestiere di orafo. 

Ho iniziato così dal banchetto, facendo più che altro riparazioni veloci, carteggiature, lucidature e poi, pian piano, col passare degli anni, ho deciso di specializzarmi nell’artigianato tipico come filigrane, presentose, sciacquarej e tutto ciò che è tradizione abruzzese. 

Quindi ho lavorato un anno e mezzo a Lanciano poi altri tre o quattro anni a Ortona presso un grandissimo maestro argentino, Antonio Cannellas, al quale devo molto sia dal punto di vista umano che tecnico. Poi, nel ‘95 ho deciso di aprire la mia bottega a Guardiagrele.

C’è stata un’esperienza che più di altre ha segnato il tuo percorso?

Una delle esperienze più belle e che ricordo con affetto ancora oggi è quella con Antonio Cannellas a Ortona, un orafo di origine argentina con cui ho avuto la fortuna di lavorare per tre o quattro anni. 

Non scorderò mai, durante la prima settimana, i suoi sforzi per parlare in italiano fino a quando, un bel giorno, sbottò e mi disse “Adesso basta: io parlo in argentino; se mi vuoi capire bene, altrimenti peggio per te!”. Da quel momento in poi parlammo solo nella sua lingua, che alla fine ho anche imparato bene. 

Dal punto di vista tecnico devo dire che aveva una conoscenza della costruzione orafa impressionante. Nulla che avesse a che fare con la filigrana, che è molto più armoniosa; lui era più tecnico, più schematico nella costruzione orafa in generale e poi era di una squisitezza unica. A lui devo davvero molto. 


Quando hai deciso di aprire una tua bottega?

Dopo queste esperienze, ho capito che era giunto il tempo di decidere cosa fare del mio futuro e, visto che non ero portato per la vita da dipendente, ho deciso di aprire una mia bottega Guardiagrele, perché io sono originario di lì. 

Guardiagrele è conosciuta in tutta Italia per le sue botteghe artigiane e così nel ‘95 ho aperto in via Roma 42, dove sono rimasto per otto anni e poi sono stato altri dieci anni in via Roma 47. 

Com’era lavorare a Guardiagrele?

La cosa più bella che ricordo di Guardiagrele è la qualità del lavoro. Guardiagrele è una città d’arte, con lavorazioni di ferro battuto, ceramica, tombolo, pietra della Majella e per questo lì arrivava un tipo di clientela, di turista, volto alla ricerca di cose davvero particolari. Lì il 90% della mia produzione verteva su oggetti della tradizione come sciacquarej, presentose, filigrana e tutto ciò che concerneva questo tipo di lavorazione. 

Poi sono arrivati i figli, la crisi, l’euro e, dopo due anni di estrema sofferenza, ho deciso di fare questo salto nel buio trasferendo l’attività a Chieti, dove comunque già vivevo. Nel 2013 ho aperto il negozio in Piazza Matteotti 12 e devo ammettere che non ho faticato molto a farmi conoscere, perché si è subito sparsa la voce che ero di Guardiagrele e questo ha giocato a mio vantaggio. 

Negli ultimi dieci anni il mio lavoro si è molto diversificato, quindi lavoro meno sul gioiello artistico e più sulla riparazione e sulla creazione su richiesta da parte del cliente, personalizzazioni e via dicendo.

Chi sono oggi i tuoi clienti?

Essere originario di Guardiagrele mi ha aiutato molto nell’attività e ha portato nella mia bottega sia clienti provenienti da lì che clienti di Chieti interessati a gioielli particolari. Poi, avendo due figli adolescenti, ci sono molti loro amici che si rivolgono a me per oggetti personalizzati e su richiesta. 

In generale, la mia clientela è molto ampia e non ho clienti di un’età piuttosto che un’altra, ma funziona molto il passaparola: chi rimane contento del mio lavoro ne parla bene ed è la migliore pubblicità.